In fondo al bosco — recensione

In fondo al bosco - locandina

In fondo al bosco è una pellicola italiana diretta da Stefano Lodovichi e scritta, oltre che da lui, da Davide Orsini e Isabella Aguilar. Prodotto da Sky, il film è arrivato in sala poche settimane fa e ha ottenuto un buon consenso di pubblico e critica.

Prima di parlarne però vorrei mettere un paio di punti in prospettiva. In fondo al bosco è opera di tre autori giovani impegnati a sfidare un genere vecchissimo. Loro sono preparati, competenti, appassionati; e non lo dico per mettere le mani avanti: trovo che il risultato finale sia encomiabile. E’ possibile, ovviamente, trovare dei difetti in In fondo al bosco, ma per farlo è necessario confrontare questo film con lavori di registi d’oltreoceano, decisamente più ricchi ed esperti.

Insomma, In fondo al bosco è tra i migliori film italiani che mi sia capitato di vedere ultimamente, un’ottima storia accompagnata da una fotografia curatissima e inquietante, e merita assolutamente la visione.

Trama

In fondo al bosco - famiglia

Non voglio fare spoiler, quindi mi limito a riassumere la premessa. Ci troviamo in un paese della Val di Fassa (Trentino) ed è in corso la festa dei Krampus. Persone travestite da demoni cornuti scorrazzano per le strade tra falò e birra, ed è in questa occasione che il piccolo Tommaso scompare. I genitori e la polizia lo cercano senza risultati e dopo un ragionevole lasso di tempo viene dato per morto. Stacco. Cinque anni dopo viene ritrovato un bambino che risulta positivo al test del DNA: è Tommaso. Il piccolo viene quindi riportato in famiglia, al suo paese, ma qui la situazione si complica. Alcuni non credono che sia davvero Tommaso, altri non lo mettono in dubbio, altri ancora pensano che qualcosa di inspiegabile si accaduto durante la mistica festa dei Krampus. Il film inanella una serie di rivelazioni, svolte e colpi di scena fino al suo finale rivelatore.

Genere

In fondo al bosco, da un punto di vista formale, è più un thriller che un horror. Nonostante non ci sia alcuna minaccia definita a gravare sulla vita dei protagonisti si ha la sensazione che chiunque possa diventare un pericolo per chiunque altro in qualsiasi momento. Inoltre la regia gioca con lo spettatore lasciando costantemente aperta la possibilità dell’elemento orrorifico.

In fondo al bosco, diciamo, non riesce ad essere un film di genere nel vero senso del termine. I generi i aggira, li simula e continua a ondeggiare tra dramma, thriller, horror e giallo. Tuttavia non è un difetto, anzi: la stessa condizione di incertezza è vissuta dai personaggi della storia così come dallo spettatore. E’ una delle caratteristiche più riuscite e avvincenti del film. Sia il pubblico che i protagonisti sono in ansiosa ricerca di capire cosa stia succedendo e se quello a cui stanno assistendo abbia cause sovrannaturali o umane.

Giacché ci siamo, direi che il modo migliore di valutare In fondo al bosco sia proprio parlarne in relazione a questi generi tra cui si muove.

Horror

In fondo al bosco - tommaso

Prendete il Trentino. Fatto? Bene. Ora avete una quantità notevole di alberi, montagne sullo sfondo, maglioni pesanti, baite. Spolverate di neve. Un altro po’. Ancora un po’. Ottimo. Ecco, vi ritroverete con un’ambientazione che non ha assolutamente nulla da invidiare a certi infiniti boschi americani già usati per innumerevoli horror.

L’ambiente isola i personaggi dal resto del mondo, acuisce il senso di lontananza dalla civiltà e avvicina l’uomo alla natura (e quindi alle tradizioni). Il risultato di tale ricetta è un terreno fertile per l’angoscia e l’inquietudine, oltre a una maggiore capacità di sospendere l’incredulità da parte del pubblico.

Nella storia la parte horror di In fondo al bosco si riflette nella psicologia dei personaggi. Tutti, nessuno escluso, vengono messi con le spalle al muro dalla semplice presenza di un bambino. Tutti devono confrontarsi con un demone peggiore di qualsiasi Krampus, il passato. Ci si muove tra sensi di colpa, di responsabilità, curiosità, vergogna, desiderio di rivalsa. La sceneggiatura è molto efficace nel far scontrare passioni e paure dei personaggi. E questo ci porta al thriller.

Thriller

In fondo al bosco - genitori

In fondo al bosco, come dicevo, è attraversato da quella minaccia impalpabile ma inquietante che le persone che hai di fronte non siano chi pensi. Questo sospetto è ancor più tremendo se quella gente dovresti conoscerla da una vita.

La sceneggiatura tra l’altro è molto abile nel decentrare le cause della minaccia. Mi spiego meglio. I vari personaggi si sentono minacciati a prescindere, percepiscono di vivere una situazione in cui tutto ciò che loro desiderano è a rischio. Però quasi mai questo pericolo lo si può riconoscere in un avversario. Non esistono antagonisti definiti. E’ un intreccio di segreti grandi e piccoli ma tutti comunque importanti nella testa di chi li nasconde. Questo crea un senso diffuso di disagio e frustrazione; e quando sono queste emozioni a muovere le persone, i risultati sono adattissimi ad un thriller.

Ovviamente i segreti lasciano sempre delle tracce, altrimenti detti indizi. Tracce provocate spesso da chi il segreto lo detiene e lo vorrebbe custodire gelosamente. Questo ci porta al giallo.

Giallo

In fondo al bosco - pub

In fondo al bosco presenta prima una serie di elementi disturbanti e poi una serie di rivelazioni. Il primo tempo del film è abbastanza diverso dal secondo, come tono. Questa è forse una delle poche note che potrei fare al film ma sempre ricordando il discorso iniziale. Diciamo che la prima parte del film chiede allo spettatore una pazienza a cui non siamo più molto abituati. I personaggi ci mostrano quali sono le loro reciproche relazioni, la loro visione del mondo e cosa temono e amano. Talvolta reagiscono in modo del tutto inatteso ed è chiaro che ci sia qualcosa sotto. Ci si aspetta che di lì a poco quelle stranezze si tramutino in indizi, in pezzi del puzzle. In fondo al bosco però chiede di aspettare ancora un po’ e rimanda quella parte.

Niente di male, anche qui, perché nella seconda parte è comunque gratificante vedere che quelle stranezze, quegli indizi, sono usati tutti e vanno a comporre un’immagine davvero difficile da prevedere. La regia ci mette del suo, con continue strizzate d’occhio alo spettatore per spingerlo prima verso una soluzione, poi verso l’altra. A dirla tutta ho trovato un paio di espedienti forse di troppo, ma nulla che disturbi la visione generale.

Non essendoci un vero e proprio delitto (in senso classico), la componente “gialla” di In fondo al bosco è suddivisa tra i vari personaggi, ognuno dei quali indaga a modo suo e armato di tutti i suoi sani pregiudizi del caso, non tanto per arrivare a una verità ma nella speranza di confermare le proprie convinzioni.

Questo ci porta all’ultima componente, il dramma.

Dramma

In fondo al bosco - madre

Un film drammatico di per sé non è niente. E’ un film che si basa sullo sviluppo psicologico dei personaggi e orientato a far percepire al pubblico certe sensazioni. I film drammatici “puri” di solito hanno un tema forte, magari di impatto sociale, al centro della trama e fortissimi conflitti tra le visioni dei protagonisti. Quindi qualsiasi genere può diventare drammatico, se ha il taglio giusto.

In fondo al bosco si inquadra perfettamente nel genere proprio perché spoglia ambientazione e situazioni della loro veste più fisica e materiale. Tutti i conflitti in campo sono interni, dei protagonisti con loro stessi o, al massimo, relazionali. Soltanto durante il crescendo finale alcune di queste dinamiche esplodono in gesti più plateali.

Conclusioni

In fondo al bosco è un gran bel film. Vi chiederà un po’ di pazienza all’inizio perché per fare il bagno in acque così particolari è bene bagnarsi poco a poco. Alla fine però avrete visto ogni ruolo rovesciarsi, magari più volte, e confermare comunque la propria coerenza. I misteri saranno svelati senza banalità e senza che questo abbatta la tensione costruita fino a pochi secondi prima delle rivelazioni.

In fondo al bosco è anche un bel discorso sul pregiudizio. I personaggi cercano la propria salvezza più di quanto cerchino la verità e alla fine sarà soltanto la loro percezione della responsabilità a stabilire se riusciranno o meno ad uscirne come persone decenti o no.

A titolo del tutto personale, spero sia solo l’inizio. Se esistono persone che meritano la possibilità di continuare, fare esperienza e perfezionarsi sono talenti come quelli di Lodovichi, Orsini e Aguilar, senz’altro più di tanti altri che con neanche un decimo delle loro capacità continuano a sfornare un film all’anno.

Concludo lasciando qui l’ottima intervista di screenweek.it.