11 metri all’inferno.

Con questi “brevi e fittizi racconti di sport” voglio immaginare quello che campioni più o meno affermati hanno pensato nei momenti cruciali delle loro carriere.

Come primo esperimento, non posso che iniziare dall’episodio sportivo che probabilmente mi ha segnato di più e mi ha segnato per primo. La finale persa dall’Italia ai mondiali del 1994, il rigore sbagliato da Roberto Baggio, di cui ho già scritto qualcosina qui.

“Alto. Il Campionato del Mondo è finito”. (cit. B. Pizzul)

Roberto Baggio racconta quel rigore.*

Ho rivisto quella scena almeno un milione di volte. Ogni giorno della mia vita, prima o poi, mi viene in mente e la rivivo. Fa caldissimo. “Tocca a me”, penso, cercando di farmi coraggio da solo.
Che stanchezza. “Forza Roby”, mi dico.
Ho caldo e siamo nella merda. 3 a 2 per loro.
La faccenda è semplice: se segno andiamo avanti. Poi saranno affari degli altri. Se sbaglio è finita. Ma io questo lo segno, sono sicuro. Devo farlo.
“Fa sempre la stessa cosa”, mi suggerisce il mio lato razionale mentre mi avvicino lentamente all’area di rigore. Mentre metto a fuoco quella figura di cui non riesco quasi a distinguere i contorni, tale è il caldo. “Un saltino in avanti e si butta un po’ sulla destra. Tranne con Daniele. Lì dopo il saltino è andato a sinistra.
“Eccolo qua. La incrocio forte nel sette lì in alto a sinistra”.
Sono deciso. L’ho provato almeno mille volte in allenamento. E in fondo è Taffarel, il portiere del Brasile. E i portieri del Brasile non parano i rigori a me.
Sono pronto. Aspetto il fischio dell’arbitro. Prendo la ricorsa.
Tiro.
E quel cazzo di pallone va alto.
“Merda”, ho pensato. “Merda”. Io non so perché. Me lo sono chiesto spesso. Forse semplicemente doveva andare così. Mi giro e vedo i miei amici disperati, Franco Baresi in lacrime. E penso a tutta la gente a casa che starà facendo lo stesso: piangendo. E non ho parole.
Cláudio Taffarel (portiere del Brasile a USA94) consola Roberto Baggio dopo il rigore fallito.
Sono diventato tristemente ancor più famoso per quel rigore. Una sorta di campione incompiuto. Chiunque mi incontri me lo rinfaccia. Non con cattiveria eh, ma comunque me lo chiedono sempre.
Nessuno si ricorda mai che anche se lo avessi segnato poi stava al Brasile. E con un gol avrebbero vinto comunque…
Ma doveva andare così. Un maledetto tiro che ha cambiato per sempre la mia vita. Ma sono convito che in qualche modo l’abbia cambiata in meglio.

Per chi volesse farsi del male, il video con la sintesi della partita è disponibile qui sotto. Non è assolutamente adatto ai nostalgici e alle persone che si emozionano facilmente.


  • NB: Questa intervista è inventata. Per non rovinarmi il gusto della fiction non ho riletto interviste o racconti a Roberto Baggio sull’episodio, che dunque potrebbe aver dichiarato cose sicuramente diverse, nella realtà.
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