“Meglio arrivare secondo” — Lewis Hamilton

Il podio del GP d’Australia 2018

Essendo italiano – abbastanza ovviamente – tifo Ferrari. O almeno da quando non c’è più la Benetton, che tifavo – abbastanza ovviamente – essendo bambino trevigiano.

Domenica mi sono svegliato per vedere il Gran Premio. Negli ultimi 10 anni l’ho fatto 1 sola volta, l’anno scorso, ma è stata più che altro una scelta dell’allora mia 0enne figlioletta Sofia. Questa volta l’ho scelto io.

Mi sono divertito, anche perché ha vinto la rossa con un sorpasso ai box, con virtual safety car. Insomma diciamo che ha vinto la rossa per culo. E negli ultimi giri pensavo al secondo arrivato, Lewis Hamilton: qualifiche perfette, tutto perfetto fino al sorpasso subito ai box da Sebastian Vettel.

Ma dopo il sorpasso Lewis è lì, recupera, poi fa un errore. Poi recupera di nuovo. È uno squalo che sente il rosso del sangue. Poi, improvvisamente, si stacca. I telecronisti ipotizzano un problema tecnico, si agitano. Invece no, a fine gara Hamilton dichiara che ha risparmiato i componenti per la prossima gara.

Mi immagino lui lì, che vuole provarci, a 300 km/h, record man di pole position in F1, 4 volte campione del mondo, con davanti un altro 4 volte campione del mondo. Costretto a mollare.

«Troppo difficile sorpassare, meglio accontentarsi e arrivare secondo».

No, questo non può averlo pensato Lewis. Non dovrebbe pensarlo mai nessuno, tanto meno in una corsa automobilistica.

E sono sicuro che a fine gara, chiuso nel suo abitacolo, il buon Hamilton stava imprecando nel suo silenzio, imprecando proprio a questo.