Quando è nato il Pride, com’è cambiato negli anni e cosa significa oggi, per arrivare preparati alla manifestazione di Milano

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Jun 27 · 4 min read

Quest’anno le celebrazioni del mese del Gay Pride segnano un anniversario molto importante: sono infatti passati cinquant’anni dai moti di Stonewall, le violente proteste scoppiate a New York il 28 giugno del 1969 che hanno dato il via, de facto, a quello che oggi chiamiamo Pride.

A mezzo secolo di distanza, sempre più Paesi nel mondo riconoscono i diritti e i doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso: se i primi sono stati i Paesi Bassi nel 2001, tra gli ultimi ci sono Taiwan (a maggio) e l’Ecuador (agli inizi di giugno), mentre l’Italia ha raggiunto il riconoscimento delle cosiddette unioni civili nel 2016 grazie alla legge Cirinnà. Eppure sono ancora molti gli Stati in cui l’omosessualità è considerato un crimine, come il Brunei, o altri in cui le comunità Lgbt+ sono vittime di attacchi omofobi — è il caso della Russia ad esempio.

Anche per questo, durante il mese di giugno si tengono in tutto il mondo eventi, rassegne culturali e manifestazioni legate ai temi del Pride. È il cosidetto Pride Month e in Italia i principali centri in cui è già stato celebrato sono Roma, con la consueta parata svoltasi lo scorso 8 giugno, e Bologna, dove sabato 21 si è sfilato per le vie del centro sotto una fitta pioggia che non ha scoraggiato i manifestanti; a Milano sarà sabato 29 a conclusione della Pride Week iniziata il 21 giugno.

Ma qual è il significato e l’eredità di Stonewall? Quali sono poi le questioni e le sfide dell’attivismo Lgbt+ di oggi?

Innanzitutto è importante ricordare che la sei giorni di proteste scoppiata intorno al Stonewall Inn, il bar gay del Greenwich Village di New York, dopo che la proprietaria transgender si ribellò alla polizia, fu molto coperta dai media statunitensi, mainstream e non. All’epoca, però, l’omosessualità era considerata un crimine in quasi tutta l’America, fatta eccezione per l’Illinois, e molti giornalisti che raccontarono le proteste non si resero conto che fotografando e riportando i nomi delle persone coinvolte li misero in grave pericolo. A farci caso, questa precisazione aiuta a contestualizzare meglio il Pride e il suo significato.

Al centro del Pride, e al centro della trasgressione che da sempre ha caratterizzato quella che oggi è una parata festosa e allegra, c’è infatti la questione del corpo e della differenza sessuale. È importante, inoltre, non dimenticare quanto successo prima del 28 giugno 1969: limitarsi a collegare la nascita dei movimenti per la liberazione sessuale con i moti di Stonewall restituisce, per certi aspetti, un’immagine parziale delle lotte in questione; la storia è stata molto più complessa, e gli eventi di Stonewall vanno inseriti nel più ampio movimento omofilo iniziato dalla Seconda Guerra Mondiale in avanti.

A partire dalla seconda metà del Novecento fino a oggi il Pride è per l’appunto cambiato molto e cresciuto, fino quasi a diventare di moda; è il caso del cosiddetto “marketing arcobaleno”, per cui sempre più aziende e personaggi pubblici rilasciano prodotti in edizione limitata e organizzano eventi a tema Pride. Insieme a questo, anche la rappresentazione Lgbt+ nelle industrie audiovisive mainstream, come Hollywood, è un aspetto importante per delineare il futuro e l’identità delle comunità vicine al Pride.

E nel frattempo che il Pride diventa sempre più grande, fa tappa per l’appunto anche a Milano, dove la tradizionale parata viene preceduta da una settimana di iniziative organizzate dalla comunità Lgbt+ della città e non solo, tutte nel cuore di Porta Venezia — quartiere di riferimento per le comunità vicine al Pride.

Un contesto, questo, che si caratterizza da sempre per la sua doppia anima commerciale e multiculturale, e la cui ricchezza può essere ben rappresentata dai colori dell’Arcobaleno, non a caso, che si fanno avanti fin dalla stazione della metro grazie all’installazione permanente di Netflix.

«Questi colori sono i colori di Milano», aveva detto Beppe Sala all’ultima edizione del Pride milanese, che parte da piazza Duca d’Aosta e raggiunge Porta Venezia; anche per l’edizione 2019 il sindaco ha sostenuto la manifestazione, tra le altre cose attraverso una foto su Instagram (diventata presto virale) che lo ritrae indossando calzini con i colori dell’arcobaleno.

Anche buddybank sarà alla parata del Milano Pride, sfilando insieme a Parks — Liberi e Uguali, associazione senza scopo di lucro che aiuta le aziende a favorire e a rispettare la diversità negli ambienti di lavoro, a cui UniCredit ha aderito a febbraio 2019. Se vuoi partecipare al Pride puoi registrarti qui.

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