Caffeina Insight: Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità

Sanità e digitale: uno spazio per innovare

Qualche settimana fa, per placare la nostra insaziabile sete di aggiornamenti, siamo tornati al Politecnico per partecipare all’Osservatorio sulla Sanità Digitale.

Il comparto sanitario è infatti un settore complicato e a volte poco conosciuto, ma per noi cruciale.

É quindi fondamentale ampliare il nostro know-how sul tema, non solo per supportare al meglio i clienti del settore, ma anche per tenerci al passo delle logiche che caratterizzano la Sanità e si riversano su settori affini (come ad esempio le assicurazioni), oltre ad avere effetti non indifferenti sulla vita quotidiana di tutti.

Nonostante sia un ambito fondamentale per ogni società civile, la sanità italiana si basa su fondamenta che da anni hanno iniziato a scricchiolare. Una delle poche leve -o forse addirittura l’unica a sentire gli esperti- sulle quali intervenire per garantire la sostenibilità del sistema sanitario italiano è, rullo di tamburi, il digitale.

Attraverso una recente ricerca, il Politecnico di Milano ha indagato i motivi che stanno aumentando il gap tra le risorse disponibili e i bisogni del cittadino, individuando in particolare 3 fattori di cui tenere conto:

  1. Risorse pubbliche limitate;
  2. Invecchiamento demografico e aumento dell’aspettativa di vita faranno lievitare la domanda di cura;
  3. Qualità dei servizi sanitari in declino.

Per accorciare questa distanza la risposta è da ricercarsi nell’innovazione, che dovrà agire su tre livelli:

  • innovazione organizzativa e tecnologica,
  • empowerment del cittadino paziente,
  • competenze degli operatori del settore.
Per approfondire, qui potete scaricare l’infografica gratuita dell’Osservatorio

La ricerca ha visti coinvolti istituzioni (Regioni e Ministero della Salute), figure del settore sanitario (amministrazioni, medici e infermieri) e cittadini.

Partendo dall’innovazione organizzativa-tecnologica, si è analizzato l’aspetto economico-finanziario, per capire quanto si investe in Italia per la digitalizzazione della sanità: ne è emerso che nel 2017 sono stati investiti 1,3 miliardi di euro (il 68% dei quali dalle strutture sanitarie, contro un timido 1,3% da parte del Ministero della Salute) che rappresentano il 2% in più rispetto al 2016. In sostanza, è presto per parlare di una vera e propria ripresa, ma quantomeno è sintomo di una maggiore attenzione da parte degli attori del settore.

Gli aspetti di innovazione digitale a cui le Direzioni Strategiche delle strutture sanitarie chiamate a partecipare alla ricerca hanno dichiarato di voler dedicare maggiore effort nel futuro prossimo sono la Cartella Clinica Elettronica, servizi digitali al cittadino, la gestione e conservazione della documentazione clinica, e l’integrazione tra sistemi regionali e nazionali.

Allo stesso tempo, se si indaga lo stato dell’arte attuale, le maggiori barriere all’innovazione rimangono ancora numerose. Tra esse, si annoverano la scarsità di risorse economiche, la difficoltà nel valutare gli investimenti e conseguentemente nel giustificarne (e quantificarne) l’entità; mentre tra gli impedimenti vi sono una cultura digitale superficiale e la mancanza di competenze digitali e nell’utilizzo delle strumentazioni nonché, infine, una percezione di scarsa sicurezza sulla protezione di dati sensibili.

Tra gli ambiti digitali ritenuti più intriganti e a maggior impatto nei prossimi 5 anni, in testa alla classifica troviamo Big Data Analytics per la medicina di precisione, real time analytics, Cognitive Computing & Machine Learning, Robotica, Wearable & Realtà Aumentata e Stampa 3D.

Passando al tema dell’empowerment del cittadino/paziente, il Politecnico ha suddiviso il patient journey in 6 fasi, indagando quali sono i touchpoint impiegati dai pazienti in ognuna di esse. É interessante -anche se un po’ sconfortante- vedere che il digitale ha un ruolo davvero rilevante solo nella ricerca delle informazioni (il 40% degli intervistati si rivolge al web in questa fase) mentre nelle fasi di prenotazione, pagamento, consulto, ritiro referti e second opinion il ruolo del web, e soprattutto delle App, è ancora marginale.

In particolare è emerso che, nonostante le App di tipo sanitario non siano ancora molto diffuse -spesso a causa di un’offerta immatura o di una scarsa capacità di comunicazione della stessa- App di tipo consumer (ossia non direttamente legate ad enti istituzionali o aziende) stanno rapidamente prendendo piede.

Queste ultime si distinguono tra App Informative, che permettono ad esempio di monitorare la fila al Pronto Soccorso o di verificare la disponibilità di un farmaco in farmacia, e App di Coaching, tramite le quali si tiene traccia delle funzioni vitali, dello stile di vita e si ricevono avvisi su controlli ed esami periodici (come ad esempio Diabete — Diario Glucosio che aiuta a monitorare il livelli di glucosio nel sangue, o Blood Pressure Log — MyDiary che consente di rilevare e tracciare la pressione sanguigna).

Al fine di favorire l’empowerment del paziente attraverso l’adozione di soluzioni digitali occorre quindi aumentare l’offerta dei servizi digitali al cittadino, incentivare l’utilizzo dei servizi digitali soprattutto per gli individui tra i 35 e i 54 anni e infine certificare le App di coaching, che risultano utili soprattutto per i pazienti cronici, rendendole anche prescrivibili.

L’attenzione si è quindi spostata su come avviene la comunicazione medico-paziente nell’era digitale: nello specifico, trattandosi di un rapporto che il più delle volte non può prescindere dal rapporto personale, si sono individuate delle fattispecie che permettano di comprendere come sulla scelta del mezzo influiscano l’urgenza e la criticità della situazione. Ad esempio, se nel caso di una condizione medica grave i pazienti si rivolgono esclusivamente ai medici (generalisti 56%, specialisti 37%), nel caso si stiano ricercando informazioni sulle vaccinazioni o su sintomi influenzali persistenti, rispettivamente il 9% e il 6% degli intervistati si rivolge a Portali Web Istituzionali.

Quando sono i pazienti a comunicare con i medici, la maggioranza dei cittadini coinvolti nella survey (in media il 67%) afferma di non essere interessata ad utilizzare mezzi digitali come e-mail e WhatsApp, il 19% non li utilizza attualmente ma sarebbe aperto a farlo, mentre solo il 13% ne fa già uso. Le e-mail vengono impiegate principalmente per scambiare referti o avere un riscontro sugli stessi dal medico curante, mentre si ricorre a WhatsApp ed SMS per comunicare il proprio stato di salute o per motivi organizzativi.

É interessante notare che fra coloro che utilizzano mezzi digitali per comunicare informazioni private e sensibili ai propri medici non vi è la percezione che vi siano problemi di privacy o sicurezza nella trasmissione degli stessi.

Guardando la scena dall’altra parte del palco, la situazione è in realtà abbastanza speculare: i medici utilizzano la mail per scambiare referti non solo con i pazienti ma anche con altri operatori del comparto mentre SMS e WhatsApp rimangono opzioni attivabili per motivi organizzativi. La principale barriera da parte dei medici nell’adottare mezzi più smart è dunque il timore che così facendo il carico di lavoro aumenti eccessivamente, mettendosi nella condizione di essere reperibili 24/7. La maggioranza di loro sarebbe comunque ben disposta all’utilizzo di un’App o di uno strumento simile a Whatsapp certificato e concepito per fini sanitari.

Infine, si è affrontato il tema di quali competenze digitali debbano sviluppare gli addetti ai lavori per far evolvere la Sanità. Le risorse economiche limitate sembrano appunto essere la principale barriera all’evoluzione e diventano spesso il capro espiatorio per non agire. Al di là dell’impegno economico, ciò che in realtà serve è l’introduzione di strumenti digitali che richiedono nuove competenze e, conseguentemente, il superamento di inerzie e resistenze al cambiamento da parte di tutti i profili professionali della Sanità coinvolti, dai medici alle Direzioni Strategiche.

Tirando le somme, ciò che risulta chiaro dopo la giornata trascorsa al Politecnico è che il settore della Sanità italiana deve ri-acquisire la dignità che merita e tornare ad essere sempre più strategico per il nostro Paese, per la tenuta dei conti pubblici, per lo sviluppo economico, per l’occupazione e per mantenere quella universalità ed equità sancite dalla Costituzione.

Affinché ciò sia fattibile, è necessario dare spazio all’innovazione, affrontandola con un approccio multidisciplinare e interpretandola non solo come apporto di nuovi strumenti e tecnologie ma come vero e proprio ripensamento di processi, modelli organizzativi e ruoli.