Pavoletti sbarca a Cagliari. Cronaca di un arrivo “travolgente”

Una folla ad attenderlo, una bella follia averlo. Ora tocca a lui.

“Che c’è frega di Borriello noi c’abbiamo #PavoGol”. Alle 23 di ieri, il settore arrivi dell’aeroporto di Elmas è diventato improvvisamente la curva della Sardegna Arena. C’erano le bandiere rossoblù che sventolavano verso il soffitto e i quattro mori, oltre le transenne, che spuntavano ovunque: nelle magliette, nelle sciarpe, nei cappellini. Persino, più difficili da vedere, negli occhi e nella voce. Tutto mentre le porte automatiche si aprivano e si richiudevano lasciando passare passeggeri e turisti. Qualcuno sorpreso, qualcuno sorridente. Qualcuno, probabilmente, che aveva già capito tutto e che lo aveva visto scendere dall’aereo, ritirare il bagaglio, parlare con le forze dell’ordine, pronte a comunicare che cosa c’era oltre quel muro. Difficile raccontare l’impetuoso mare di tifosi rimasti lì, pazienti, ad attendere l’arrivo di Leonardo Pavoletti, 29 anni, nuovo attaccante del Cagliari. Uno di quei tanti nomi capaci di riempire le pagine dei giornali durante il calciomercato ma che, in fondo, sono destinati a rimanere utopie e a sfumare a causa dei “costi” troppo alti. Anche per una società in salute come il Cagliari. E invece no. Pavoletti, sognando la nazionale e la piazza rossa di Mosca, ha deciso di tagliarsi lo stipendio e rilanciarsi in provincia; il presidente Giulini ha deciso di completare “la follia” acquistando il giocatore a titolo definitivo. Mai il Cagliari aveva speso tanto per un giocatore. Si parla di 10 milioni più bonus. Sì, che follia. Ma che bella follia.

Un fiume inarrestabile

Il tempo di fare due, e dico due, passi verso l’uscita che l’entusiasmo è divampato senza alcuna possibilità di essere arginato. Il collo dell’ex attaccante di Napoli e Genoa è stato immediatamente avvolto da una sciarpa e mille mani, rapide, si sono precipitate a stringere ogni centimetro di pelle libera. E poi canti e selfie, sorrisi e abbracci. Un fiume in piena che per troppo tempo ha trattenuto il suo impeto e che ieri si è riversato in quella hall. Chissà cos’ha pensato Pavoletti mentre sorrideva e prometteva il massimo impegno; chissà cosa avrà pensato Borriello, nella “sua” (chissà per quanto) Ferrara.

È stato emozionante osservare il tutto da lontano ma senza sentire alcuna “lontananza”. Davanti al pc o alla televisione, eravamo tutti lì, in aeroporto, a saltare e cantare. Perché l’unica cosa certa è che quando si sbarca su questa meravigliosa terra non è una tifoseria, non è una città, non è una provincia ad accoglierti ma è un’intera, affamatissima, regione. Borriello, forse, non è riuscito ad accorgersene; Pavoletti ne ha avuto, ieri, una prima dimostrazione. Ora tocca a lui, con i suoi gol, trasformare questa gioia incredibile in un legame che speriamo possa essere incedibile. Almeno per i prossimi 5 anni.