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Come ci siamo ridotti a forza di ridurre a formule il creato!
Non è questione che le teorie scientifiche siano giuste o sbagliate: il problema è che scienziati e sapienti hanno l’ambizione di spiegare, anziché raccontare o far accadere qualcosa. Si misurano con la verità anziché con la rappresentazione, la messa in scena, con il territorio invece che con la mappa.
Sono come pesci che mangiando il più piccolo pensano di aver vinto fino a che non ne arriverà fatalmente uno di dimensioni maggiori; ma se anche non arriva essi muoiono e che la loro teoria sopravviva ancora a lungo per il pesce morto sarà completamente indifferente.
Ogni faccediere di una disciplina ha la spiegazione ultima per la teoria dell’altro faccendiere. La matematica spiega la la fisica e tutte e due spiegano la geografia, poi la psicologia spiega la matematica che però a sua volta ha una spiegazione per la psicologia (Comte lo chiamava “Positivismo” — maddechè?). Per non uccidersi l’un l’altro hanno fatto posto all’odio con un sapiente disprezzo. Si pongono in competizione invece di giocare e variare.
Il mondo non è stato fatto per loro e perfino la gente sana non lo è (quell’altra, la maggioranza, vive alla costante ricerca di modelli da imitare, seguire o adorare, come gli adepti di Brian di Nazareth). Solo le Istituzioni come la Storia (che nel caso non lo sappiate non è che una selezione arbitraria di fatti comunque aleatori), le Accademie (che hanno cerchiato di allori i più arroganti o lobbisti, e quasi mai i migliori che, conoscendole, generalmente le rifuggivano) o le Prigioni (come finiscono per essere le menti plasmate da un qualsiasi livello del corpo accademico) sono mondi in cui riescono a vivere: acquari dove coabitano mangiandosi fra loro pesci incompatibili a tutto vantaggio degli stercolari che si contentano di poco («Cagano, ergo sum!») ma in compenso sono pacifici, perché sanno che il suolo profondo è anch’esso un mondo e che il pesce più grande dell’Universo morirà ucciso da una colonia di batteri a lui invisibili, ma molto efficienti, senza neppure avere il tempo sufficiente ad accorgersene per proferire la solita idiota domanda, dalla sua presuntuosa e saccente religione tanto amata:
«Perché?»