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Monogami

essere condannati alla monogamia in tempi di provvisorietà, nella coppia, con i figli, sul lavoro, nei valori di una vita… è un hybris prometeica che, in quanto tale è una malattia, specialmente quando non riesci a esprimere e a ricevere quello che senti come un tuo bisogno profondo — e capita spesso; ma è al contempo quel che mi dà dignità e mi fa sentire libero di vivere il resto delle esperienze senza legami né la maledizione di… doverne cercare un altro.

poi, alla lunga, ti fa scoprire che anche quei bisogni inespressi che ti regalano ancora frequenti vuoti d’aria e qualche girone infernale, non sono così necessari né importanti.

come un vecchio cowboy, sei riuscito a stare in groppa al tuo toro abbastanza a lungo da meritare quella sigaretta al tramonto sotto la tettoia: il ragazzo gli chiede: «Che importa al mondo di una stupida ostinazione o di uno che ha domato uno stupido toro? Che c’è di importante in tutto ciò? Che cosa hai cambiato del mondo?»

il vecchio cowboy sorride e risponde: «Hai ragione! Hai ragione soprattutto se pensi che tu sei qui per cambiare il mondo! Forse questa è la tua via, oggi. Per me, oggi, è capire che cosa non sapevo di stare cercando di comprendere ieri. Per questo so che il mondo non ha bisogno di essere cambiato: è lui ad essere stato un’occasione per cambiare me stesso comprendendo chi sono nella mia levigata monogamia consunta fino all’essenziale, artigianale, imperfettissima definizione di un voto: diventare chi ero, vita dopo vita».