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Le forme del sentire

Ogni organismo, perfino quello monocellulare, ha una sua qualche espressione di intelligenza e di emozioni.

Perfino i capelli, le unghie o la barba che si siamo appena tagliati o i batteri che abbiamo espulso con le feci. Noi tuttavia non li percepiamo come esseri senzienti e questo prima di tutto a causa del fatto che ci appaiono come delle parti di un intero, un intero che per di più identifico come un me stesso che di quelle parti non ha alcun sentire, né consapevolezza.

Per loro non soffriamo come per la nostra persona o quella dei nostri cari, per il nostro animale di compagnia e perfino per l’automobile o per la casa che siamo stati costretti ad abbandonare.

Non voglio fare paragoni, ma solo affermare che soffriamo solo per il destino delle forme, tendiamo ad riconoscere l’attributo dell’identità solo ad eventi e soggetti dotati di forma. Perfino alla vacanza appena fatta che in fondo è come un pacchetto confezionato, il cofanetto di caramelle.

Se poi in queste riconosciamo il movimento e la volontà questa sarà più intensa, anche se il vaso della nonna è molto più importante del coniglio di cui abbiamo appena apprezzato le virtù culinarie.