Pensare con i piedi

Come e perchè sta cambiando il ruolo di portiere

Gli Europei del 1992 hanno segnato la storia non solo per la vittoria della ripescata Danimarca ma per essere stati anche gli ultimi in cui i portieri hanno potuto raccogliere con le mani un retropassaggio.

«Ci trovammo spiazzati, capimmo subito la portata del cambiamento e abituarsi non fu semplice. Oggi i ragazzi imparano a usare bene i piedi fin da piccoli» Marchegiani intervistato da Rivista Undici

Nessun’altra regola ha avuto un impatto più rivoluzionario sul gioco del calcio, nel suo studio, nel suo sviluppo. Ha forzato un cambiamento radicale nella preparazione, tecnica e tattica. È stata la prima scintilla che ha portato all’era moderna, a portieri capaci di gestire il pallone come centrocampisti. 
Da sempre contraddistinto da miti, storie, ideologie, il ruolo di estremo difensore è stato costantemente dipinto come una figura distante dal contesto, a sè stante, quasi estraneo agli altri venti uomini in campo. La solitudine dei numeri uno ha contribuito alla fantasia nel definirne il profilo e nel ricercarne similarità. Ma il ruolo del portiere è cambiato, sta cambiando. Nel calcio moderno gli allenatori chiedono una sempre maggiore qualità nelle prime fasi di costruzione della manovra, per uscire palla al piede ed evitare di concedere agli avversari un immediato recupero nel pallone. Le prime forme di “Sweeper-keeper” — o portiere-libero — vanno ricercate negli anni ’50 tra Russia ed Ungheria. Lev Yashin nella Dinamo Mosca e Gyula Grosics nella nazionale magiara di Gusztáv Sebes, hanno rappresentato la prima forma di evoluzione del ruolo, portieri alti dietro alla linea difensiva per contrastare con prontezza le ripartenze avversarie e migliorare la qualità dell’impostazione. Una rivoluzione che arriva all’età moderna grazie alla scuola olandese, grazie al genio di Rinus Michels che nel Mondiale del ’74 all’abilità tra i pali di Jan van Beveren preferì la qualità in impostazione di Jan Jongbloed. Nei giorni nostri sono Valdes prima, e Neuer poi, a tracciare un solco rispetto al passato, alla norma.

Gol di Stankovic in Inter-Schalke 04 dopo l’uscita alta di Neuer

Lo stesso Neuer, sin dai suoi anni a Gelsenkirchen, si differenziava per la straordinaria avversione al rischio mostrata dal suo stazionamento in campo in fase di possesso dei suoi. Una sfrontatezza costatagli qualche gol nel corso degli anni ma che gli ha permesso di essere il primo esemplare di una nuova specie di portieri. 
È una rivoluzione che ormai non è più tale, si sta definendo e distribuendo con normalità tra le squadre che cercano di dettare i ritmi della partita. 
I numeri uno sono ormai i primi registi del calcio moderno.

Trendsetters

Siamo entrati in un’era in cui portieri esperti devono fronteggiare l’ingresso di giovani ormai capaci di gestire maestralmente il pallone con i piedi, ed adattarsi, evolvere. Ederson a Manchester e ter Stegen a Barcellona sono i migliori interpreti del ruolo di portiere-regista. Abilissimi con i piedi, la loro unicità è dettata dall’ altissima qualità con cui gestiscono le fasi iniziali della manovra.

Posizione ed abilità con i piedi sono le caratteristiche principali di Ederson

Per entrambe, Manchester City e Barcellona, saltare la prima fase di pressing sui 20 metri è il fondamento su cui impostare l’azione offensiva con qualità. Il portiere del City sta viaggiando con una media dell’82.7% di precisione nei passaggi in Premier League e del 93.8% in Champions League — 100% contro lo Shakthar all’Etihad Stadium — nessuno come lui in Europa. Ederson viene coinvolto principalmente nelle prime fasi della manovra skyblues, dove il dialogo con i centrali permette la ricerca di linee di passaggio più profonde e capaci di aumentare la pericolosità della manovra stessa. Anche quando costretto al lancio lungo dal pressing avversario, Ederson sa sfruttare i movimenti offensivi del City per trovare un compagno — vedi assist per Aguero in Manchester City-Huddersfield— nella metà campo avversaria.

Lancio perfetto di Ederson per Aguero, International Champions Cup

Le vite di Ederson e ter Stegen si sono incrociate solo virtualmente durante l’estate dell’approdo di Guardiola a Manchester. La conquista del posto a discapito del partente Bravo — trasferitosi proprio a Manchester — permise al tedesco di restare in Catalogna da protagonista e diventare lui il portiere titolare del nuovo Barcellona. Con Ederson ter Stegen condivide la interpretazione olistica del ruolo. Sa esularsi dalla individualità del portiere e diventare parte integrante dello sviluppo tecnico e tattico della propria squadra.

“Ci sono squadre che pressano in un certo modo soltanto contro il Barça. Devi sempre stare concentrato su te stesso, però con un’idea comune di come giochiamo contro ogni squadra”, ter Stegen intervistato da Rivista Undici

Da sempre considerato come l’erede di Neuer per interpretazione ed abilità tecniche, Marc-André aveva bisogno di esperienza in un top club per completare la sua formazione e ridurre il numero di errori commessi. Se le sue abilità tra i pali lo hanno reso decisivo sin dalle prime fasi dell’era Valverde, quando distanze e coperture preventive erano ancora lontane dall’ottimale, la sua capacità di impostazione lo rende imprescindibile per un club i cui principi di gioco richiedono superiore qualità tecnica in tutti i ruoli del campo. Con l’84.4% di passaggi riusciti in Liga e l’87.1% in Champions League, ter Stegen si conferma come uno dei numeri uno più abili con il pallone tra i piedi. Della scuola tedesca ha fatto suo l’accorciare lo spazio dietro la linea difensiva, il rappresentare il primo regista. Caratteristica diventata principio fondamentale nella scuola blaugrana in seguito alla rivoluzione olandese del Barcellona di Cruijff. Ter Stegen ha saputo nel tempo smussare gli angoli delle sue attitudini, sviluppando conoscenze sempre più complete relativamente allo sviluppo tattico del gioco blaugrana così come alla lettura della sua giocata in relazione alle situazioni in campo. La sua superiore abilità tecnica gli pemette di coprire angoli di passaggio altamente rischiosi per la maggior parte dei portieri, offrendo così al Barcellona di Valverde l’opportunità di saltare la prima linea di pressing con estrema facilità. Ter Stegen sa ormai gestire il pallone con confidenza, fiducia, forte delle esperienze e degli sbagli del passato. Un’eccessiva tranquillità nella gestione del pallone gli era costata cara nella passata stagione — errore in Celta Vigo-Barcellona, ndr — così come ai tempi del Borussia Mönchengladbach — controllo mancato su retropassaggio nel derby dei nomi impronunciabili, Eintracht Braunschweig-Borussia Mönchengladbach — errori che tuttavia gli hanno permesso di migliorare la gestione del rischio e di rivendicare il ruolo di titolare nella nazionale tedesca.

Evoluzione

Quello di portiere-regista è un fenomeno che ha lentamente preso il largo nei maggiori campionati europei e che sta cambiando il calcio anche nel nostro paese. Nel campionato di Serie A 16/17 i portieri viaggiavano su una percentuale di passaggi riusciti del 60.5%. Quest’anno, dopo le prime due giornate, la percentuale è salita al 67.9% (64.9% nel 17/18). Una maggiore qualità in fase di impostazione figlia non soltanto della maggior attenzione dedicata dai portieri alla tecnica fondamentale, ma anche del forte aumento dei passaggi corti rispetto ai lanci lunghi, statisticamente meno precisi dei primi. Non è infatti aumentato il coinvolgimento del portiere di per sè — da 27 appoggi in media a partita ai 26 di oggi — quanto il modo con cui i portieri servono i compagni. Dei 27 passaggi completati in media a partita nella Serie A 16/17 soltanto il 34.5% erano corti, percentuale salita al 37.4% nella passata stagione e schizzata al 42.1% in questo inizio di campionato.

Sono statistiche che suggeriscono un cambiamento nell’approccio alla costruzione della manovra tra gli allenatori della Serie A ma che si differenziano a livello di singolo club. Tra i casi più interessanti troviamo la controtendenza del Napoli di Ancelotti. I dati segnalano infatti i partenopei come l’unica tra le prime 7 di A ad essere in trend negativo sia per quanto riguarda la precisione nei passaggi — dall’84.4% al 62.7% — che per numero di appoggi corti effettuati a partita, da 13.9 a 10.1. Un cambiamento legato alla fine dell’era Sarriana tanto quanto alla partenza di Pepe Reina, secondo miglior portiere in A per passaggi precisi nella passata stagione (80.5%). Se è vero che il Napoli di Ancelotti ricerca con minor frequenza la costruzione dal basso, l’alternanza di due portieri come Ospina e Karnezis, meno abili dello spagnolo nel fraseggio con i piedi, sta avendo un forte impatto sulla costruzione della manovra stessa.

Trend opposto per la Roma che, nonostante la partenza di Alisson, ha trovato in Olsen l’uomo perfetto per continuare il progetto Di Francesco. Dall’arrivo del tecnico ex-Sassuolo, i giallorossi hanno significamente aumentato la partecipazione dell’estremo difensore nella costruzione della manovra, passando da una media di 10.5 passaggi corti riusciti a partita a 15.7.

Allo stesso modo l’Inter ha trovato in Spalletti il tecnico capace di rivoluzionare le prime fasi del gioco nerazzurro. Un cambiamento figlio della maggior attitudine al palleggio e del rinforzo qualitativo nel reparto difensivo. Gli arrivi di Skriniar prima, e De Vrij poi, hanno allargato la possibilità di regia dell’Inter, trovando nei due centrali una fonte di gioco alternativa ai piedi di Brozovic. I numeri di questa stagione, seppur in leggera flessione rispetto al 17/18, segnalano un forte cambio di rotta nella costruzione della manovra. Dai 10.8 passaggi corti nei 90' del pre-Spalletti ai 13.7 di questo inizio di stagione, l’Inter si affida ormai con continuità al suo portiere per aumentare la qualità della manovra e raggiungere con maggior rapidità gli uomini offensivi.

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I perchè della rivoluzione

La maggior abilità tecnica dei portieri della Serie A ha origine in diversi fattori tutti risultanti dalla necessità, da parte degli allenatori, di avere nel portiere una fonte di gioco capace di saltare la prima linea di pressing avversaria. È il risultato di una reazione al trend guidato da Guardiola e Klopp, una forma di sopravvivenza dettata dalla rivoluzione del non possesso. Dopo decadi passate a porre attenzione sul cosa si dovesse fare con la palla ai piedi, siamo entrati nell’era del cosa fare quando il pallone è gestito dagli avversari. Lo stesso Klopp ha trovato in Alisson il completamento perfetto della sua idea calcistica, l’ingrediente mancante che gli ha permesso di sfruttare al massimo il pressing del suo tridente e mantenere la squadra corta grazie a uno “sweeeper-keeper” che da sicurezza alla squadra intera. Anche il nostro calcio è omai influenzato da un trend che permette alle squadre di snaturare la struttura avversaria. Avere un portiere capace di dialogare abilmente nelle prime fasi di costruzione costringe gli avversari ad una scelta. Portare una linea alta di pressing sul pallone diventa controproducente per una squadra non abituata ad una linea difensiva alta. Una mancata compattezza aprirebbe spazi pericolosamente critici al centro del campo facilitando l’efficacia delle azioni avversarie una volta saltata quella prima linea. Dotarsi di un portiere abile con i piedi o insistere su questo tipo di soluzione è una scelta fortemente integrata con le caratteristiche della rosa ed i principi di gioco dettati dall’allenatore. Difesa alta, coperture preventive, linea alta del primo pressing sono tutti principi che richiedono abilità tecnica, capacità di lettura ed impostazione del portiere. È un trend che va a spiegato ricercandone i perchè, qui divisi in tre diverse categorie.

1. Lotta per la sopravvivenza

Il primo perchè va ricercato nell’istinto di sopravvivenza e nella capacità di portieri maturi di andare oltre i propri limiti ed abbracciare il nuovo, rimettendosi in discussione. Perfetto esempio di questa categoria è Samir Handanovic. Portiere con la più alta percentuale di passaggi corti realizzati nella Serie A 17/18 — 63.3%, contro il 49.8% dell’anno prima — Handanovic ha saputo sfruttare l’arrivo di Luciano Spalletti per evolvere, è stato il segnale di un portiere che non si è rassegnato ad una carriera in scemando, lasciando il posto ad un giovane abile con i piedi, ma che ha saputo calarsi in una nuova realtà di gioco per crescere e migliorare. Napoli-Inter della passata stagione aveva per prima dato l’ impressione di un cambiamento nella costruzione della manovra nerazzurra, con Handanovic protagonista principale. Contro i feroci Mertens, Insigne e Callejon, lo sloveno mostrava una confidenza inusuale, quasi esagerata, nel cercare continuamente l’appoggio corto, dando prova di essere diventato un portiere diverso, di essersi saputo calare nell’era moderna senza paure od ostracismi. Da allora Handanovic è cresciuto per precisione e coinvolgimento, affermandosi come imprescindibile protagonista della manovra nerazzurra.

2. Nuove leve

La seconda categoria è legata alle tempistiche del cambiamento ed al vantaggio di essere cresciuti in un’era in cui l’abilità con i piedi, per i portieri, è valutata tanto quanto la capacità tra i pali. La nuova generazione sta crescendo già dotata dell’abilità tecnica necessaria per rappresentare i primi registi della manovra offensiva.

Ranking Serie A 18/19 per percentuale di passaggi riusciti

Si tratta di portieri cresciuti con la concezione integrale del ruolo, di un portiere non più esule, estraneo al contesto di gioco ma attivamente protagonista nel dettare posizione ed atteggiamento della propria squadra. L’ingresso delle nuove leve nel campionato italiano è sicuramente uno dei fattori da considerare nell’interpretazione del cambiamento che stiamo osservando. Protagonista assoluto di questa categoria, Gianluigi Donnarumma. Primo portiere in A per passaggi riusciti (l’80,5%) e per percentuale di appoggi corti (59.7%), “Gigio” è l’esempio più lampante del portiere moderno. A soli 19 anni, possiede già la fiducia e l’autorità per gestire con continuità il pallone rendendosi parte integrante della costruzione rossonera. È la prova del diverso trend caratterizzante la costruzione del ruolo di portiere nelle accademie, lungo il percorso di crescita attraverso le giovanili. La cura verso lo sviluppo dell’abilità con i piedi è il più forte segnale di come il ruolo del portiere si stia evolvendo e di quanto questa novità diverrà principio comune tra i giovani portieri che si affermeranno nei prossimi anni nei massimi campionati europei.

3. Principi di gioco

Ranking Serie A 18/19 per percentuale di passaggi corti

Il caso Empoli rappresenta l’esempio perfetto dell’impatto dei principi di gioco sulle statistiche relative al coinvolgimento del portiere nelle prime fasi di gioco. L’Empoli di Andreazzoli era stato capace di portare entrambi i portieri tra i primi 5 della Serie A per passaggi accurati — 81% per Provedel ( 2º), 77% per Terraciano (5º) — e percentuale di passaggi corti realizzati — 64.2% per Provedel (1º), 59.5% per Terraciano (3º) — l’ingresso di Iachini, allenatore più pragmatico e i cui dogmi calcistici si allontanano fortemente da quelli del suo predecessore, ha fatto scivolare Provedel, portiere schierato in queste due prime partite, fuori la top 10 per quanto riguarda i passaggi precisi — 11º — e alla decima posizione per passaggi corti riusciti. L’era Andreazzoli aveva dato prova di come i principi di gioco possono accumunare l’attitudine di due portiere diversi per caratteristiche ed età. Principi di gioco che avevano permesso all’Empoli di risalire in fretta dalla Serie B e che davano continuità al lavoro su cui Sarri prima, e Giampaolo poi, avevano costruito la propria eredità calcistica.

Stiamo vivendo una rivoluzione nella definizione di limiti e caratteristiche del portiere. Una trasformazione del ruolo da passivo ad attivo che non è più soltanto legata alle idee innovative di maestri come Michels o Sebes ma che si sta trovando un’espansione costante e che trova riscontro in diversi campionati sotto diverse ideologie calcistiche. Il rinnovamento del ruolo di portiere è una cura a problemi irrisolti di tecnici alla ricerca di una maggiore pulizia tecnica all’interno di un gioco sempre più intenso. Statistiche, attenzione dei settori giovanili e adattamento dei portieri “senior” confermano come il ruolo stia subendo una mutazione integrale, completa, che va a forzare la definizione stessa di portiere. Riscontrare lo stesso trend anche nel campionato di Serie A può essere motivo di curiosità, speranza. Stiamo andando oltre i vincoli della nostra tradizione. I nostri allenatori, da sempre modello di adattamento nel mondo calcistico, stanno facendo loro anche questa rivoluzione, sfuttando i frutti del nuovo che cresce (vedi Donnarumma) o le motivazioni dettate dall’orgoglio del campione (vedi Handanovic). È un’era di cambiamento e il calcio italiano, questa volta, non ne vuole rimanere fuori.