
Zielinski si è preso la Serie A
Perchè il centrocampista del Napoli sta diventando la miglior mezzala del campionato italiano
Guidolin, Giampaolo, Sarri, Ancelotti. Oltre all’abilità tecnica, Zielinski ha avuto anche la fortuna di formarsi sotto la guida di quattro maestri del nostro calcio. Sin dal suo approdo a Udine il polacco ha saputo stupire un tecnico storicamente lontano da facili apprezzamenti e fortemente indirizzato al lavoro del campo.
“L’ho visto la prima volta che era poco più di un bambino, gracile e magro ma con due piedini… Mi sono detto: ‘Questo lo devo curare con attenzione, perché ci sono le stimmate del giocatore’” Guidolin post Udinese-Lazio 1–0, Aprile 2013
Guidolin aveva individuato in Zielinski il perfetto erede di Sanchez. Destro e sinistro, atleticamente dotato, tecnicamente superiore e con un grosso potenziale di gol. Ma se è Guidolin il primo a riconoscerne il talento, è l’esperienza di Empoli che lo vede consacrarsi come una delle stelline del calcio europeo. Solo sette presenze dal primo minuto con Sarri ma nel secondo anno in terra toscana Piotr si afferma come fulcro mediano dell’Empoli di Giampaolo.
“Zielinski è un fenomeno!” — “Mentalmente è un giocatore moderno. E’ molto forte, in Italia, nel suo ruolo, ce ne sono pochi come lui.” Giampaolo su Zielinski
5 gol, 4 assist, è il primo campionato da titolare per Zielinski e non spreca l’occasione. È la stagione che lo mette sui radar dei big club europei. Klopp stravede per lui, lo mette su un aereo per Liverpool, gli parla a quattrocchi. L’affare non va in porto, resta ad Empoli. È il Gennaio 2016. I reds busseranno alla porta dell’Udinese un’altra volta, nell’estate dello stesso anno, poco prima di prendere la via di Napoli. Quello che stupisce della sua scelta è la capacità di proiettarsi nel futuro, di vedere in anticipo il centrocampista che puó diventare sotto la guida di Sarri, senza fretta, con un chiaro percorso in testa.
“Guardando le mie caratteristiche non potevo fare scelta migliore di quella che ho fatto anche se ora sono una riserva. Col tempo potrò diventare anche io un titolare.”
Gli anni di Napoli
21 presenze da titolare alla prima stagione, 14 alla seconda. Non è un elemento fisso degli undici di Sarri, ma la sua crescita è impressionante. Crescono la percentuale di dribbling riusciti (64% nel 16/17, 67% nel 17/18), l’accuratezza dei suoi passaggi (da 82.5% dell’ultimo anno ad Empoli all’88% dell’ultima stagione) e il suo peso nella rosa azzurra. La stessa timidezza, — recentemente individuata da Ancelotti come uno dei suoi pochi difetti — sta pian piano scomparendo. Zielinski sta diventando centrocampista capace di spezzare la manovra avversaria ancor prima di offendere e creare gioco. Lo scorso campionato lo ha infatti visto come il centrocampista del Napoli con la percentuale più alta di duelli vinti (52%, davanti ad Allan ed Hamsik).
L’anno del Napoli da record lo ha costretto ad un ruolo difficile per un talento assoluto di 23 anni. Ha risposto con 4 gol, 2 assist e 5 occasioni da gol create partendo dalla panchina per 22 volte sulle 36 presenze totali. Zielinski ha impressionato per la sapienza di calarsi nel contesto di squadra, dando il massimo nei 46 minuti in media concessigli da Sarri ed eccellendo nel palcoscenico più pericoloso, la Champions League. 4 presenze da titolare su 5, 2 gol e statistiche ancora migliori che in campionato, sia per dribbling riusciti (71%) che per duelli vinti (57%).

Versatilità
Mezza punta, trequartista, mezzala destra, mezzala sinistra. Piotr puó giocare ovunque. Per Sarri era il vice Hamsik cosí come il primo cambio offensivo del tridente Insigne-Mertens-Callejon. L’abilità di saper concludere indifferentemente con destro e sinistro, oltre alla facilità con cui salta l’uomo (2.3 dribbling riusciti in media sui 90 minuti nella scorsa stagione, nessuno come lui nel Napoli) lo descrivono come il jolly ideale in un calcio in cui versatilità e velocità intepretativa rappresentano l’essenza del giocatore moderno. Ancelotti lo vede anche capace di interpretare al meglio il ruolo di metodista in un centrocampo a due — “ Può giocare ovunque, anche come esterno sinistro e destro” — nel frattempo si gode i due gol che hanno raddrizzato il match con il Milan. Due gol che si sommano al 92% di precisione passaggi, al 100% di dribbling riusciti ed al 55% di duelli vinti registrati in queste prime due giornate di campionato.
L’evoluzione di Zielinski, da Sarri ad Ancelotti, si nota confrontando la prestazione di Piotr contro il Milan con l’ultima partita giocata da titolare nel Napoli di Sarri. Il ruolo è lo stesso, la zona di campo occupata è la stessa. Cambia l’intensita e l’intepretazione del ruolo stesso. 65 passaggi completati contro il Sassuolo, 42 nel big match contro il Milan. Il cambiamento viaggia di pari passo con il diverso approccio dei due vate della panchina. Se Sarri vedeva nella mezzala sinistra il connettore perfetto tra il principio (Mario Rui) e la conclusione (Insigne) della costruzione mancina, il calcio di Ancelotti, votato ad una più veloce transizione offensiva, premia maggiormente le doti di finalizzazione del centrocampista polacco, riducendo il numero di tocchi e cercando di aumentarne la pericolosità.


Prospettive
Affermarsi da top nel campionato italiano. Diventare grande anche in un centrocampo a due. Segnare 10 o 12 gol a stagione. Gli step evolutivi di Zielinski sembrano scolpiti nelle caratteristiche del suo gioco e nella sua capacità di lettura delle situazioni in campo. È la mezzala attorno alla quale costruire i triangoli in movimento, il box-to-box di fiato, tecnica e senso del gol che puó giocare il cinque/sei posizioni del campo senza dover sacrificare nessuna delle sue qualità. Sembra nato per diventare, un giorno, il nuovo gioiello del centrocampo di Guardiola. Nel frattempo si gode Napoli. È soltanto la prima stagione da titolare all’ombra del Vesuvio. Eppure la sua presenza già si sente. Zielinski determina e Zielinski migliora.




