Ambroise Bierce, l’uomo più cattivo di San Francisco

Storia di uno dei più grandi misteri della letteratura americana

Uomo: (s, m) Animale così rapito dalla contemplazione di ciò che pensa d’essere da perdere di vista ciò che essere dovrebbe. La sua principale occupazione è lo sterminio degli altri animali della sua specie, che tuttavia si moltiplicano con tanta insistenza e rapidità da infestare l’intero mondo abilità, con esso il Canada.
(Dizionario del Diavolo)

Vita: (s, f) Salamoia spirituale che preserva il corpo dalla corruzione. Viviamo nel costante timore di perdere la vita, eppure una volta perduta non ne sentiamo la mancanza.
(Dizionario del Diavolo)

Cinico spietato, testardo, implacabile, misantropo. Tutti questi aggettivi e altri ancora rappresentano appieno la persona di Bierce, scrittore e giornalista a cavallo tra il IX e il XX secolo.
Hemingway disse di essergli debitore per la sua attività di giornalista e corrispondente di guerra, ed effettivamente è grazie a lui se esiste un genere giornalistico, quello di guerra appunto, che tanta espressione ed utilizzo avrebbe avuto dopo pochi anni dalla scomparsa dello scrittore.
Ma andiamo per gradi.

Chi è Ambroise Bierce?

Ai più non dirà molto, eppure questo affascinante gentiluomo è stato una figura chiave nella letteratura e nel giornalismo americano. Lavorò in molti giornali di San Francisco, in un’epoca i cui condividevano la scena personaggi come William Randolph Hearst, Mark Twain (di cui fu amico) e altri. Fu redattore della colonna satirica “The Town Crier” nella celebre testata Newsletter, collaborò in altri giornali famosi quali “The Argonaut”, “The Wasp” e il più celebre “The Examiner” proprio di proprietà di Hearst. 
Su queste pagine Bierce fece fortuna, ricevendo, per i suoi strali pungenti e i suoi articoli cinici e spietati che non risparmiavano nessuno, l’epiteto de “l’uomo più cattivo di San Francisco”, o “Bitter Bierce”. Sotto la sua penna cadevano politici, artisti, scrittori, sindacalisti e anche gente comune. Prendendosi in giro, lo stesso Bierce disse di sé di essere un “venditore di insulti”. Ma prima di giungere al successo compì diversi lavori: tra le altre cose fu funzionario della Zecca, compito ingrato che lo mandava in giro per l’America a riscuotere i debiti per la ferrovia, proprio nel momento storico in cui le varie compagnie si facevano la guerra sulle rotaie.
Nono figlio di una famiglia di agricoltori dell’Ohio, Ambroise nacque nel 1842.

Delle figure genitoriali, lui ricorda povertà, indifferenza e insofferenza, tanto da distaccarsene a quindici anni, quando va a lavorare in un’altra città come apprendista cartografo e tipografo, salvo venire licenziato per essere accusato ingiustamente di furto.
A questo punto arriva, come in uno dei migliori romanzi dickensiani, lo zio.
Lucius Verus Bierce, fratello del padre, era un noto avvocato liberale, cultore delle filosofie illuministe e abolizionista, che lo prese sotto la sua ala e gli pagò gli studi in un prestigioso college militare, terminato il quale (aveva 19 anni) decise di arruolarsi nell’esercito dell’Unione.
Grazie alla sua abilità di cartografo arrivò fino al grado di maggiore e combatté nella sanguinosa Guerra Civile, che lasciò in lui tracce indelebili..
L’opera che maggiorente risentì del conflitto fu Tales of Soldiers and Civilians (1891) dove vi sono raccolte storie di guerra narrate con lo stile inconfondibile tra il macabro e l’ironico, che mostrano l’orrore e l’irrealtà del conflitto.
Non mancano i particolari sanguinolenti e terribili, Chickamagua su tutti, che narra l’epilogo della storica battaglia, tra le più cruente di tutta la Guerra Civile, vista dagli occhi di un bambino.
Dopo il conflitto, Bierce si dedicò completamente alla carriera giornalistica, con successo, tanto che la sua forma e il suo stile ben presto divennero sinonimo non solo di cinismo e ironia, ma anche di buongusto e insindacabile giudizio letterario. Tuttavia la misantropia e il cinismo verso il genere umano non vennero mai meno, anzi la guerra li acuì, tanto da arrivare a disprezzare i rapporti umani e la società in generale, pur facendone parte in maniera trasversale.
Un matrimonio felice parve arginare quei sentimenti, ma la morte di due dei tre figli (uno morto a seguito di una rissa e un altro ironicamente di incidente ferroviario) lo fecero piombare in un cupo pessimismo che lo trascinarono nella Guerra Civile Messicana.

Sulle tracce della guerra

Bierce inseguiva la guerra, per lui la vita militare era ricca di fascino, ordine e solidarietà tra i commilitoni ed era l’unica che potesse scuoterlo dal torpore e dalla depressione che lo aveva attanagliato.
L’ultimo suo documento è una sorta di strano testamento che appare più come un presagio di morte, lasciato pare sulla sua scrivania, nel quale dichiara di non voler essere seppellito, le due ossa devono andare disperse.
Da lì a pochi mesi di lui si persero completamente le tracce, era il 1913.
Suicidio? Assassinato per aver partecipato, come dicono alcune fonti alla rivoluzione accanto a Zapata?
Nessuno lo sa, Bierce lasciò San Francisco diretto in Messico, da allora nessuno seppe più nulla di lui, non furono trovate ossa o resti che potessero aiutare la storia ad avere una fine, sembrava che fosse scomparso come uno dei protagonisti dei suoi racconti, nel mistero e nel buio più totale.
Ambroise Bierce può essere definito a buon grado, come l’inventore delle short stories, racconti brevi ad effetto.
Il suo stile è descrittivo, in tema con la letteratura del periodo così detto “rinascimento americano”, che vede accanto a lui esponenti quali Stephen Crane, Mark Twain ed Herman Melville e altri ancora. Allo stesso tempo se ne discosta, per la brevità e l’incisività della sua penna, di matrice chiaramente giornalista.
L’effetto è volutamente forte, con scene crudeli e a volte disturbanti. Come nel caso della raccolta “Il Club dei Parenticidi” dove assistiamo ad un campionario di omicidi compiuti verso padri, madri e zii, ma sempre con il solito umorismo che fa ridere, ma a denti stretti.

Il dizionario del Diavolo

A differenza di un Edgar Allan Poe, ad esempio, o di molti altri scrittori americani, Bierce tratta la morte e il soprannaturale in generale, di qualunque tipo esso sia, con ironia e acume, tanto da suscitare sempre un sorriso al termine di ogni narrazione, per esorcizzare il disagio della vicenda.
Forse l’opera che al meglio descrive e rappresenta il cinismo e la misantropia dell’autore è il geniale “Dizionario del Diavolo”(1906), un irriverente glossario ricco di definizioni condite da umorismo nero e spietato cinismo che gli valsero il successo oltre ogni sua aspettativa e per cui viene ancora ricordato.
Ma tutta l’opera va letta e gustata, come un vecchio liquore stagionato, scoprendo un sapore che non si credeva esistesse.