La Maremma alla riscoperta della canapa

Canapa Mundi
Dec 18, 2017 · 3 min read

GROSSETO. Suscita grande interesse e innesca un sistema di aspettative quasi imprevedibile quella che potrebbe essere una nuova chance per il settore primario maremmano: parliamo della coltivazione autoctona della canapa. Era stracolma di spettatori — e molti erano giovani, trentenni o poco più — la sala del Museo di Storia naturale dove ieri mattina si è svolto un convegno dedicato a questa opportunità.

L’imprenditrice. Il rinnovato interesse intorno alla pianta dalle foglie lanceolate — gli anziani ricordano campi coltivati a canapa in Maremma e qualche traccia si può ancora scoprire sulle sponde dell’Ombrone — è merito di Irene Silvestri. Trentadue anni, grossetana, designer di abbigliamento, la giovane lavora da mesi alla progettazione di una filiera autoctona per la produzione di canapa ad uso industriale. Con il riconoscimento conferitole dal Soroptimist Club di Grosseto, a giugno ha proposto la sua idea al presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda. A fianco dell’imprenditrice c’è AssoCanapa, le cui rappresentanze ieri sedevano al tavolo dei relatori del convegno coorganizzato da “White Mouths”, il brand delle creazioni di Irene Silvestri, e da AssoCanapa, appunto, con il patrocinio del Comune di Grosseto. La domanda è: un distretto agroindustriale maremmano basato sulla canapicoltura è un sogno o può diventare realtà? Per rispondere a questa domanda si è partiti dal conoscere ciò che AssoCanapa ha realizzato in Piemonte e in Umbria.

Chance e ostacoli. Si dice che la canapa sia come il maiale: di essa non si butta via nulla; può essere impiegata nell’agroalimentare, nella cosmesi, nella futuribile bio-edilizia, e persino nella bonifica dei terreni. Il mercato — in teoria — c’è, ma il portafoglio-clienti nasce vuoto e deve essere riempito, dettaglio che non sfugge agli agricoltori in sala: «Noi possiamo anche coltivarla — si sente dalla platea — ma poi a chi la vendiamo? ». «È inutile farsi delle illusioni — risponde Walter Perisello, responsabile del settore edilizia di Assocanapa — È necessario creare un mercato di acquirenti. Servono gli agricoltori e serve un centro di raccolta e di trasformazione. Per la Maremma possono esserci evoluzioni interessanti grazie al centro che sta nascendo in Umbria». Cioè a 180–200 km. «Abbiamo l’esperienza e abbiamo i terreni — interviene Enrico Rabazzi, presidente della Ciaggrossetana — ci mancano però delle certezze: ad esempio, temiamo che il costo dei trasporti possa avere un’incidenza troppo alta». Non solo: «È anche necessario — aggiunge Rabazzi — siglare dei contratti di filiera perché non si può dire: “si fa tutti canapa”».

Il pioniere. Era l’inizio degli anni Novanta quanto a Capalbio un gruppo di agricoltori visionari si mise a coltivare canapa. Al convegno uno di loro prende la parola: è Carlo Veronesi, 78 anni. «Spero solo — dice — che non si sia al punto delle chiacchiere di 25 anni fa. Io nel’92-’94 ho rischiato di andare in galera. Mi hanno sequestrato i campi, ho rischiato grosso. E io nella coltivazione della canapa ho messo anima e cuore. Dico solo che per un progetto come questo i politici locali devono sedere al primo posto: non lasciatelo all’industria, che fa i suoi interessi. I politici che, come si dice in Maremma, dell’agricoltura se ne stanno battendo gli zibbidei, devono farsi avanti».

Il politico. Oggi c’è qualche certezza in più rispetto agli anni in cui i pionieri capalbiesi si misero a fare canapa. C’è la norma e c’è l’opportunità di beneficiare di risorse pubbliche. A che punto siamo, alla platea, lo dice Luca Sani, deputato Pd e presidente della commissione agricoltura della Camera: «La legge 242 del 2016 — dettaglia — per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa fa chiarezza sui controlli e ammette un contenuto superiore di Thc (il principio attivo della cannabis, ndr) che assicura una maggiore tranquillità

ai coltivatori» che non rischiano ciò che Veronesi rischiò». E ancora: «Sono stati stanziati 700mila euro all’anno — dettaglia Sani — a cui aggiungere altre risorse del ministero» per finanziare progetti ad hoc. L’augurio è che qualcuno si candidi per usufruire del beneficio.

Articolo tratto da Il Tirreno

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