#Gallerieditalia - La dimensione social di una esposizione nell’esposizione

(a cura di Tommaso Bovio, Giorgia Grossi, John Nicolas Wren)

Le gallerie d’Italia a Milano rappresentano uno dei principali musei della città, non solo per le opere che contengono, ma anche per la particolarità di possedere una delle gallerie social tra le più nutrite e visitate dagli utenti. Utilizzando Instagram — forse la più nota piattaforma social tramite immagine a livello globale — con l’hashtag #gallerieditalia è possibile scoprire una sorta di mostra nella mostra.

I visitatori hanno creato, nel tempo e tramite le loro pubblicazioni sui social, una esposizione tutta loro che ha ad oggetto le Gallerie come esperienza social condivisa con il resto del mondo. e che nel suo piccolo conta qualcosa come oltre 11.800 contenuti tra immagini e video.

Gli scatti online, direttamente postati dai visitatori, danno vita a collezioni alternative, in qualche modo connesse da elementi comuni: come se il social network diventasse lo spazio di lavoro degli utenti che si improvvisano curatori al tempo della fruizione dell’arte 2.0.


Uno dei fili conduttori è il cambiamento ritratto nelle opere, tra ieri e oggi. La galleria social è popolata da foto di quadri ritraenti città come Milano e Venezia, quadri che assumono una dimensione surreale se paragonati non solo con le due città, oggi, ma anche rispetto alla loro collocazione virtuale. Le città come non le possiamo più vedere oggi catturano, anzi rapiscono, l’attenzione degli utenti diventando oggetto di condivisione e interazione. Ad esempio nelle immagini qui di seguito i quadri diventano protagonisti indiscussi e al massimo integrati con la presenza degli stessi utenti, a loro volta parte dell’esposizione virtuale.

(Immagine 1/credits Elisabetta_mara)

Nella prima immagine di Elisabetta_mara abbiamo una vista della Galleria Vittorio Emanuele II e di Piazza della Scala in una Milano imbiancata.

(Immagine 2/credits Fedegiudic, vista su una piazza Vetra ottocentesca imbiancata)
(Immagine 3/credits Elisabetta_mara, Porta Orientale sui navigli dipinta da Angelo Inganni nel 1850)

Anche i pittori, in questa dimensione social, diventano oggetto di interazione: tra i vari hashtag, oltre a Gallerie d’Italia, troviamo anche l’autore del dipinto dell’immagine n.3, ovvero Angelo Inganni.

(Immagine 4/credits Nanivale)

La quarta foto qui sopra è un scorcio del Duomo mostratoci da Nanivale e riporta palazzi che ora nella nostra Milano non vi sono più.

(Immagine 5/credits Alezenucchi)

Nella foto scattata dal profilo di Alezenucchi, ad esempio, i navigli imbiancati sembrano inglobare le due visitatrici: il risultato è un’opera nell’opera a uso e consumo dell’utente social.

(immagine 6/credits Nanivale — Duomo e Corso Vittorio Emanuele in un quadro di Van Elven)

Il confine tra opera, visita e visitatore quasi sparisce lasciando spazio a un percorso museale alternativo e a misura di smartphone. Oggi l’interazione tra il visitatore e il museo è molto cambiata rispetto al passato, anche grazie alla tecnologia.

Ce lo spiegano bene le parole di Pietro Tosco, cofondatore di Heritage, startup italiana che promuove la digitalizzazione dell’arte.

“Il visitatore non è più un oggetto da riempire di contenuti — spiega — ma un soggetto attivo che interagisce. L’integrazione produce man mano nuova conoscenza, rendendola personale. I due concetti qui sono integrazione e personalizzazione”.

Guardare le foto sui social non sarà mai come andare a vedere una mostra, ma la loro esistenza è un modo per condividere, non solo a parole, le proprie esperienze e, perché no, fornire anche al più consumato curatore un punto di vista caotico e popolare di cos’è e cosa può diventare un percorso espositivo.

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