(credits collater.al/Gallerie d’Italia)

Se il digitale diventa arte

L’arte a Milano: visitare la storia attraverso le gallerie dei social network

(a cura di Eleonora Bianchini, Alyssa Sermidi, Juan Leonardo Spreafico)

Gli utenti social sono le prime persone che ci avvicinano ad una visita delle Gallerie d’Italia. Quest’anno le Gallerie hanno proposto a tutti i visitatori una nuova visione del mondo grazie all’introduzione all’interno delle sale espositive di opere paesaggistiche di Bellotto e Canaletto: un’occasione per capire come dimensione social e dimensione artistica possono mescolarsi.

Da questi artisti e dalle loro affascinanti opere, infatti, possiamo cogliere il dualismo che caratterizza la loro visione del mondo: da una un panorama reale, ossia la veduta. Dall’altra il capriccio o veduta ideata, che ha lo scopo di comporre il paesaggio attraverso la libera combinazione di elementi architettonici reali o fantastici.

Partiamo dal presupposto che la percentuale di persone che all’interno di una mostra possiedono uno smartphone sia abbastanza elevata.

Questo permette una maggiore diffusione delle opere sui social e anche un maggior interessamento da parte degli utenti. Grazie a queste pubblicazioni le persone vengono indotte a visitare una mostra, nel nostro caso quelle allestite nel polo milanese, ad avvicinarsi sempre di più all’arte e alla cultura e a scoprire le potenzialità della tecnologia digitale applicata alle visite museali.

Fino a pochi anni fa questi mezzi di comunicazione non erano così diffusi ed efficienti da permettere una continua pubblicità delle bellezze artistiche, e non solo in Italia ma in tutto il mondo (dai teatri fino ai grandi siti archeologici passando per i musei). Solo un visitatore curioso e motivato era quindi spinto a provare un vero interesse verso quei luoghi per poterli visitare . Oggi invece attraverso i new media l’interesse del pubblico verso il mondo artistico è aumentato, permettendo ai luoghi di cultura di arricchirsi anzitutto per via dell’abbassamento dell’età media del visitatore/utente che attraverso le piattaforme — social su cui i contenuti di mostre e musei circolano — possono immedesimarsi nelle opere come vogliono, dove vogliono e spesso anche in tempo reale rispetto a una esposizione.

In un certo senso possiamo dire che oggi lo sfondo del telefonino sia per le esposizioni quello che il capriccio è stato per il quadro: una versione “virtuale” dell’idea rappresentata, una alternativa alla visione classica di un punto di vista sul mondo.