(Un visitatore si fa ritrarre sui social di fronte a un’opera esposte presso Gallerie d’Italia, Milano — credits Totema)

Viste da noi/ Cosa vuol dire visitare le Gallerie d’Italia al tempo dei selfie

(a cura di di Giulia Marinello, Federica Calascione e Alice Vicino)

Le Gallerie d’Italia a Milano in piazza della Scala, 6 rappresentano uno dei principali poli museali della città, non solo per le opere che contengono, ma anche per la particolarità di possedere una delle Gallerie social tra le più nutrite e visitate dagli appassionati d’arte e dei turisti.

Attraverso #gallerieditalia, il Liceo artistico statale Umberto Boccioni di Milano ha scoperto una sorta di “mostra nella mostra”, una serie di contenuti multimediali prodotti dai visitatori che in questi anni hanno visitato e continuano a visitare il polo oppure le manifestazioni promosse da Gallerie d’Italia anche all’esterno della sua stessa struttura.

Usando Instagram è possibile scovare alcuni fili conduttori, tracce che inconsapevolmente i visitatori segnano scattando una fotografia, postando un commento dopo aver visto una delle sale del museo o interagendo con commenti a un’opera.
(credits Gallerie d’Italia)

Dalle sale, ai colori, passando ai materiali e alla struttura delle Gallerie fino alla storia delle famiglie che le hanno abitate, ecco le tracce social di uno dei più importanti centri di aggregazione e diffusione dell’arte in Italia e non solo.


#Noi nelle Gallerie

Come studenti in visita alle Gallerie nei primi mesi del 2017, abbiamo potuto ammirare opere contemporanee e storiche che rappresentano una Milano rurale ormai scomparsa. E’ normale concentrare la propria attenzione sulle opere quando si visita un luogo come questo. Eppure ciò che più ha colpito la nostra attenzione non sono state esclusivamente le opere d’arte in sé quanto i vari ambienti che le contengono: l’ampiezza degli spazi espositivi, infatti, è sbalorditivo. Il restauro, inoltre, ha reso le sale del Palazzo più vivaci facendo risaltare così il gusto neoclassico.

Impossibile non notare l’ampia cupola di vetrate che rende lo spazio principale delle sale dedicate al ‘900 luminose e di ampio respiro. Così come i pavimenti e i soffitti, ricchi di decorazioni che ci riportano indietro nel tempo. Le scalinate, i lampadari di cristallo e i mosaici diventano i veri protagonisti del percorso espositivo della mostra incuriosendo per le loro peculiarità decorative.

Ogni area, poi, ha un tema differente: dai colori delle pareti alle decorazioni dei marmi, degli stucchi e degli specchi incorniciati da motivi floreali dorati.


#Il visitatore diventa protagonista

Una volta arrivati al grande specchio che oltre a noi, riflette opere, pavimenti, soffitti e con sé le varie decorazioni, viene spontaneo dire “facciamoci un selfie”. Potrà sembrare un’eresia, un modo poco rispettoso di vivere questi spazi, ma è una domanda che non ci siamo fatti solo noi come studenti. Sono in tanti a scattare foto e selfie formando una catena di visitatori che diventano protagonisti dell’esposizione e interagiscono con le sale e gli ambienti delle Gallerie.

Ed è proprio l’interazione tra pubblico e arte, interazione al centro di una rivoluzione tecnologica, ad avere un ruolo cruciale nel modo in cui oggi il pubblico, specialmente quello più giovane, vive il museo, le opere, gli artisti.

Heritage, una startup italiana che applica tecnologie digitali per valorizzare i poli museali, sta accumulando molti dati su come i contenuti prodotti dai visitatori con telefonini e piattaforma social possano diventare utili per chi organizza e cura il patrimonio artistico in Italia. Ma la tecnologia può davvero migliorare l’esperienza di un visitatore in un Museo?

“Sì può davvero migliorarla!”, spiega Pietro Tosco, cofondatore di Heritage. “Noi lo definiamo come “smart CULTURAL Heritage” cioè far vedere i contenuti in maniera facile, intuitiva e veloce, ma non sminuendo la qualità del contenuto. “Smart” significa intelligente: prima devi capire i nessi tra le cose, poi approfondisci quello che vuoi.

Quanto e come è cambiata l’interazione tra visitatore/spettatore e arte attraverso la tecnologia?

Spiega Pietro Tosco: “L’ha cambiata rendendola interattiva. Il visitatore non è più oggetto da riempire di contenuti, ma un soggetto attivo che interagisce. L’integrazione produce man mano nuova conoscenza, rendendola personale. I due concetti fondamentali sono “interazione” e “personalizzazione”.

#Gallerieditalia, l’hashtag che raccoglie tutti i contenuti multimediali legati alle Gallerie e postati su Instagram dagli utenti, conta oltre 12.100 post tra immagini e video prodotti dai visitatori del polo museale.

I Social non potranno sostituire le visite dal vivo, ma possono creare una dimensione comunicativa che l’arte fino ad oggi non aveva conosciuto e in cui gli spettatori sono fruitori e produttori di contenuti multimediali che, forse, un giorno saranno esposti virtualmente al pubblico.

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