L’amatriciana candidata a Patrimonio dell’Umanità

Mentre si attende il verdetto Unesco per la pizza, il Ministro Martina ha annunciato di voler candidare per l’anno prossimo la pasta simbolo di Amatrice e della cucina italiana tutta, dove i prodotti sono inevitabilmente legati al territorio, alla tradizione e alla cultura.

È uno dei piatti simbolo della cucina laziale (ma anche italiana), una pasta che non ci si può negare quando si visita la Capitale, una ricetta che viene da un piccolo borgo in provincia di Rieti, venuto tristemente alle cronache nell’agosto 2016 per essere stato colpito da un violento sisma. Avrete capito che stiamo parlando dell’Amatriciana e di Amatrice.

Proprio qualche giorno fa in occasione dell’inaugurazione del Polo della ristorazione del paese terremotato (progettato dall’architetto Stefano Boeri per ospitare otto ristoranti e far ripartire l’economia di Amatrice), il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha annunciato di voler candidare questo piatto tradizionale a Patrimonio Unesco. Mentre viene portato avanti il progetto per il riconoscimento dell’Amatriciana come Specialità tradizionale garantita (Stg), si pensa dunque alla grande candidatura Unesco per il 2018, anno che il governo ha dedicato al cibo italiano. Intanto, a dicembre di quest’anno, sapremo invece se “L’arte dei pizzaiuoli napoletani” sarà inserita nella prestigiosa lista: il comitato Unesco si riunirà a Seul e, in caso di verdetto positivo, sarebbe la prima volta che viene dichiarata Patrimonio dell’Umanità una tradizione connessa a una produzione alimentare.

Nel 2010 era stata la dieta mediterranea ad essere riconosciuta dall’Unesco, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La motivazione? “La Dieta Mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo”. Pane, pasta, verdure, legumi, frutta fresca e secca, ma anche carni bianche, pesce, latticini, uova, olio d’oliva e vino: la dieta mediterranea consiste in abitudini alimentari consolidate in Italia, Spagna, Grecia, Marocco, Portogallo, Croazia e Cipro che non sono solo però un insieme di alimenti, ma che riguardano la cultura di vita, le pratiche sociali, tradizionali e agricole.

È davvero così se si pensa anche al grande patrimonio italiano di prodotti tutelati dai marchi Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione Geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita) attribuiti dall’Unione Europea, una dimostrazione di come le eccellenze agroalimentari sono fortemente legate al territorio di origine. L’Italia è il Paese europeo che ne conta di più: per la precisione, secondo i dati del Mipaaf, si tratta di 291 alimenti tra Dop, Igp e Stg, senza contare i 523 vini Docg, Doc e Igt, per un valore di produzione di circa 14 miliardi di euro e un fatturato che rappresenta il 10% del totale dell’industria agroalimentare nazionale.

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