Employee Experience, come migliorarla

Da remoto cambia tutto

Camilla Bottin
Nov 20 · 4 min read
www.catobi.it

Cos’è l’Employee Experience?

È il prodotto delle interazioni tra l’individuo e l’impresa per cui lavora durante il ciclo di vita del dipendente. Sono diversi gli elementi che influenzano la qualità di questa esperienza, dagli spazi di lavoro al work-life balance, dagli obiettivi assegnati ai valori dell’azienda, dalle tecnologie in dotazione fino alla remunerazione e ai benefit concessi.

Le aziende che promuovono politiche che mettono al centro le persone e la loro Employee Experience hanno visto un aumento della loro produttività, delle performance finanziarie e del valore del titolo in Borsa. Lo attestano diverse ricerche, tra cui “L’Eccellenza nella Employee Experience” di KPMG.

Una delle richieste avanzate con più forza dai dipendenti è la flessibilità, ovvero la possibilità di poter lavorare in orari e in luoghi diversi dall’ufficio. Se non gestita, può portare il dipendente a dimettersi o a cambiare lavoro. Solo nel nostro Paese, tra aprile e giugno, quasi mezzo milione di persone ha dato le dimissioni e tra i motivi figura proprio il fatto di non essere stati soddisfatti nella loro richiesta di gestione autonoma delle proprie giornate di lavoro.

Considerando che già più della metà dei dipendenti (il 60%, secondo Il Sole 24ore) delle aziende private sta lavorando in modalità ibrida, cosa possono fare le aziende per migliorare la loro Employee Experience al di fuori dall’ufficio?

Gli ostacoli dell’Employee Experience

Ma quali sono gli elementi per un’esperienza positiva da remoto? La fruibilità delle interfacce utente con cui i dipendenti si trovano a lavorare? Il loro design? La loro intuibilità?

Il look&feel delle interfacce in realtà è un aspetto secondario: non importa, infatti, quanto sia facile o intuitivo o attraente il software, se il sistema non fornisce i risultati desiderati. Ovvero deve essere funzionante e affidabile e non ci si deve nemmeno accorgere della sua esistenza.

Vi spiego meglio, quello che interessa davvero al dipendente che lavora da remoto è non avere nulla che gli impedisca di fare quello che deve fare. Niente deve interromperlo nella sua produttività. Tutto quello che succede nel back-end del sistema e nell’infrastruttura di fornitura di applicativi e servizi non gli interessa e non deve interessargli, perché se succede qualcosa e lui si accorge vuol dire che si sta verificando un disservizio.

Ma c’è un’altra dimensione dell’esperienza che è la coerenza su più dispositivi. Lavorando in ufficio e a casa, ci si collega alle risorse e agli applicativi aziendali da strumenti diversi (anche di proprietà del dipendente), che possono essere configurati in maniera differente.

Se accedendo da dispositivi diversi, ci si ferma a pensare “Oh, non posso eseguire questa particolare attività dal mio desktop a casa” oppure “Non vedo tutti i programmi che mi servono” o “Perché è tutto così diverso? Dove devo cercarli?”, vuol dire che l’esperienza vissuta non è buona, non importa quanto attraente o capace possa essere il sistema.

Quindi, quando ci si prefigge di rendere possibile il Work From Anywhere, si accetta la sfida di fornire ai dipendenti un’esperienza che non dovrebbero nemmeno rendersi conto di vivere.

Blocchi alla produttività

Per far sì che il dipendente possa lavorare senza mai subire interruzioni, bisogna quindi rimuovere in maniera efficace e preventiva i blocchi alla produttività. Ma cosa li causano?

· come già accennato, le esperienze utente incoerenti tra i vari dispositivi. Gli utenti perdono tempo in logon lenti e in recupero di informazioni, che creano carichi di lavoro superiori e continue richieste al supporto

· CPU, memoria e disco non monitorati possono causare problemi di performance. Si lavora più lentamente e in modo inefficace, basta uno spazio disco esaurito per bloccare il dipendente

· assegnazione impropria e non uniforme di privilegi amministrativi per accedere alle risorse aziendali. Ciò potrebbe portare a problemi più complessi (che richiedono tempi di risoluzione più lunghi) e gravi rischi per la sicurezza.

· aggiornamenti di OS/applicativi in carico all’utente. Percepiti come una perdita di tempo, sappiamo che non sempre la forza lavoro prende la sicurezza seriamente come dovrebbe e basta una vulnerabilità non gestita per aprire le porte agli hacker. In caso di attacchi informatici, l’intera azienda potrebbe subire blocchi e danni per miliardi di euro.

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Employee Experience: cosa può fare l’azienda

Solitamente il compito di monitorare i fattori che influenzano la cosiddetta “felicità” del dipendente, che a sua volta si riversa sul suo operato e sulla sua predisposizione al lavoro, è assegnato ai team che si occupano di gestione delle risorse umane.

Ma con la remotizzazione della forza lavoro, l’IT assume un ruolo di importanza vitale nell’assicurare un’Employee Experience di qualità. La produttività e la redditività del business sono nelle sue mani.

Il fatto che la forza lavoro sia però così distribuita e ci sia un numero sempre maggiore di dispositivi da gestire, deve portare l’IT ad avere un maggior controllo sul parco mezzi che fanno parte dell’infrastruttura aziendale. Deve quindi disporre di:

· inventari automatici evoluti per sapere tutto quello che è presente nell’ecosistema, che offrano anche visibilità sul contesto di ogni singolo device (stato di salute, prestazioni, sicurezza ecc.)

· strumenti centralizzati per configurare in modo uniforme tutti i dispositivi, in modo da creare postazioni di lavoro standardizzate e sicure, con la possibilità di personalizzarle allo stesso tempo in base alle esigenze dell’utente (geolocalizzazioni, assegnazione di policy specifiche ecc.)

· sistemi che rilevano in maniera proattiva le anomalie di sistema e le risolvono prima che l’utente se ne accorga. L’AI può essere determinante per automatizzare questi processi.

L’IT deve quindi creare l’Employee Experience che l’utente non si accorge nemmeno di avere.

Ma quante aziende hanno realmente preso in considerazione il coinvolgimento dell’IT, quando è ora di pianificarla? Da remoto cambia tutto.

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Giornalista e copy, mi occupo di Marketing in Netcom, un’azienda ICT che rende l’IT il miglior alleato del business… Meno costi, più performance!

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