Nutro mia figlia

le chiedo dammi un nome e lei mi dice mamma tu sei mamma.

Valentina Parlato
Aug 11, 2018 · 5 min read
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Nutro mia figlia e spesso penso o ricordo cose

- tipo la fermata di porta maggiore e la pizzeria di passaggio verso casa e la porta in vetro rotto di pistole di amsterdam nord che anche se è nord anche lì i pizzaioli sono tutti egiziani e alcuni hanno i tatuaggi-

mentre lei beve e chissà se lei pensa pure oppure sa fare come gli animali che per bere meglio forse bevono pensando di bere e quando corrono forte corrono pensando così forte che è come non pensare e quindi corrono riposandosi.

per essere pure io forte riposata io pensavo che mi dovevo compattare tipo blush comunemente detto fard nello scatolino di plastica con la mezza luna trasparente che così gli altri da fuori mi possono ammirare stretta la forza senza deconcentrarmi

ma invece dopo la nascita capisco il contrario
molto chiaramente vedo che io sono potenza sbrandellata pelle viscere sola insieme divento latte divento sangue divento piscio divento organo e altro essere umano divento merda madre e ancora artista sempre.

Nascita terremoto e tempesta
nascita non ce la faccio
madonnuzza incastonata sul muro alla mia sinistra
coraggiosa compagna santa e madre madre e santa
ti cerco a tentoni nel cuore alla mia sinistra
mi afferro a questo nostro cuore come ad un albero
e chiedo aiuto alle donne vive nel mio cuore
impasto i loro nomi fra lingua e palato
dietro gli occhi trovo la parola antica
aiuto
ho paura
non mi lasciate
fatemi vita
fatemi spazio e silenzio
fatemi luce

Simone
appesa ai suoi occhi che non li guardo ma li so asciutti e sicuri maschi fermi come antichi romani di bronzo che io aperta molle piena di lamento e viscere non gli lascio altra possibilità se non la maschitudine certa e totale
che il travaglio ti dice cose molto vitali sulla vita

tipo quando vai a mare
e sta entrando il maestrale e tu sulle onde
che tu Cuore ti lasci trascinare e ti fai conscio di essere vita in balia della vita
e ti godi questa pace di abbandono giocoso all’ineluttabile
ma comunque stai all’erta
che l’onda gigante è sempre almeno due cose opposte
tipo onda prevedibile-sorprendente
che ti solleva e poi ti sfrange
e tu prevedi prima la direzione e anche un po’ la forza
ma non puoi davvero presentire l’ intensità
che si sente solo quando si sente

e così travagliando
noi ci apriamo e ci facciamo altra carne ma non sappiamo come
e non ce lo domandiamo perchè l’esperienza del tempo mentre partoriamo non concede riflessione sull’azione
non è più passato presente futuro prima durante e dopo
la vita nella nascita è tutta adesso in questo dolore prevedibile-sorprendente che è ora

ora lo voglio ora lo sento ora mi faccio incomprensibile a me stessa
e mi esplodo scorro sdoppio la sento passarmi attraverso fiorisco mia figlia
viva la fermo nelle mani spalanco forte gli occhi
la mia bambina la mia bambina schiudo il suo petto sul mio
di gioia di passione di terrore di amore di sovrastamento e di pace
piango di pace.

Che noi facciamo i figli e i figli fanno noi
che nasciamo di nuovo con loro e poi ogni giorno con paura o con amore io vado oltre me stessa per lei e così mi espando a rizoma e mi riconosco finalmente allo specchio moltiplicata e fiera che vorrei posare come Napoleone però alta e femmina con la barba dei giusti e un turbante e la nazione ai miei piedi.

che se tocchi la mia bambina divento belva feroce
e questa è la prima fra le mostruosità delle madri che devo incarnare e un po’ me ne vanto un po’ me ne vergogno come tutte le cose ferine che a noi femmine ci fanno femmine tipo il sangue o la vanità o le amiche branco di lupe che anche al bagno ci andiamo insieme e sotto il banco ci stringiamo le mani sudate.

faccio sacrificio faccio azione sacra
che Emma Dante se ne va da Palermo e anche Uwe
che magari se ne vanno insieme camminando sulle acque dello stretto
e i palermitani li guardano allontanarsi
fino a che l’ego loro diventa piccolo piccolo e poi spariscono‿oltre l’orizzonte‿c’è ancora‿munnizza

oppure con l’ego ci fanno il cemento armato e tipo lego costruiscono il ponte
e sullo stretto giocano alle costruzioni egotiche
così invece di fare arte fanno cose utili o inutili
ma può darsi brutte e guariscono dal male amen

che Palermo non è abbastanza che noi siamo tutti scemi e loro invece.
ma invece io credo che per questa città facciamo tutti sacrifici
ma non sacrifici cattolici tristi col vestito buono della domenica

facciamo sacrifici etimologicamente giusti
facciamo fragranti sacrifici di fiori freschi alla nostra amata facciamo azioni sacre facciamo ciò che è sacro celebriamo il sacro
allora
la poesia è sacrificio
la bellezza è sacrificio
vincere le olimpiadi è sacrificio
partorire mia figlia è sacrificio
perché è onorare la vita sacra e immensa di amore immenso per lei che arriva e ama e io mi faccio nuova terra inesplorata che lei può abitare e le chiedo dammi un nome e lei mi dice mamma tu sei mamma.

Che fb e Instagram sono pieni di donne che dicono ad altre donne
che sono belle anche rotte e perse
che sono belle anche vecchie stanche e madri e sole
che siamo belle anche maschie o flaccide o infelici o pornostar
che siamo belle perché siamo femmine e outsider e gay
appena disintossicate affaticate normali artiste impiegate
con nei in posti sbagliati -non come Cindy Crawford -
belle over sessanta casalinghe già seducenti business woman fallite
affascinanti arrabbiate sotto chemio belle nonostante malate umiliate
ma sempre belle povere ma belle con il velo e senza velo infertili frocie e anacronistiche non depilate frivole sporche sexy trasandate menomate bellissime come la figlia della Magnani
e la fragilità è la nostra forza yeah!
e la tua forza è la tua bellezza go baby go!
dipendenti ignoranti partorienti licenziate bellissime in sedia a rotelle mischinazze traditrici suore pentite MILF cougar GILF chubby BBW
che siamo belle sempre.

e vasetti rotti giapponesi riparati con l’oro che diventano più belli di prima + influencer tredicenni che ti insegnano come truccarti per non fare vedere che sei truccata e così sei bellissima fake al naturale e ci rilassiamo tutti

che allora penso che abbiamo il desiderio bisogno
siamo scalpitanti pronte a riconoscerci persone femmine fuori dalle categorie macistiche ci vogliamo liberare da tutte le catene dei padri della fica
ma lo facciamo ingabbiate dentro l’ideologia della bellezza ma io vi dico:
S T A M I N C H I A
L i b e r i a m o c i p i ù t o t a l e
io vi dico che possiamo essere brutte e cattive
senza paura di finire a letto senza cena
che se non riconosciamo e nominiamo l’ideologia che da i nomi alle cose
e le muove e ci muove
non ci possiamo ri-bellare e nemmeno ri-nominare e ri-muovere
e invece di liberarci e fare erotica pace del mondo e risolvere la matassa facciamo altri nodi agli auricolari e fuck allora ci stufiamo
e stanchissime di tentativi
ci facciamo arrotolare a cazzo
in fondo al cazzo di taschino stretto dei jeans.


Valentina scrive a Vincent e lui ogni tanto le risponde.
la loro corrispondenza è intima e pubblica e compone una raccolta epistolare in fieri. Potete leggere tutte le lettere ( o soltanto una) su
Centritavola.

CENTRITAVOLA

Una raccolta di lettere trans

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