Il mio omaggio a Klimt. Guazzo su cartoncino. Photo by Nadia Camandona

La mamma che si affidava alla scienza e la mamma che si affidava alla Natura

C’era una volta una mamma che voleva tutto il meglio per suo figlio. Era appena nato e già lo pensava grande e forte. Per questo motivo si affidava alla scienza e alla medicina che avevano sempre una risposta pronta a ogni domanda.

E lei se ne faceva tante di domande. Una di queste era: “produco abbastanza latte da sfamarlo?” Il bimbo sembrava sempre affamato, sempre desideroso di succhiare dal suo seno. Non è che forse non ne aveva a sufficienza e cercava disperatamente di comunicarle qualcosa?

Siccome i neonati, si sa, non sono in grado di comunicare con le parole, come i grandi, il suo attaccamento al seno della mamma fu interpretato come lo interpreterebbe un adulto: con le risposte fornite dalla scienza.

La scienza è una gran cosa. Non saremmo qui a raccontarlo se non ci fossero persone che si occupano di curare le malattie degli umani.

E così un giorno, non si sa bene, quando, la maternità divenne una malattia. O, perlomeno, venne affrontata come tale: vennero fornite medicine per dare forze alla mamma, vennero fatti esami per controllare che il bambino nella pancia stesse sempre bene, fino alla nascita in ospedali attrezzatissimi con tutti gli strumenti all’avanguardia per far sentire più sicura la mamma.

Eppure, anche con il bimbo ormai tra le sue braccia, la mamma aveva ancora paura. Di non essere all’altezza del compito.

La domanda che dunque si poneva era: “sarò in grado di farlo crescere sano e forte con il mio latte?”

La scienza venne subito in suo soccorso. “Certo che, sì!” Le dissero. “La Natura ci ha progettati per questo”. Ma proprio perché la scienza non vuole lasciare nulla al caso, le insinuò anche un dubbio: “Se però non hai abbastanza latte, puoi stare tranquilla: te lo fornisce la medicina!”

Ora, la mamma, che non aveva studiato medicina, si pose nuovamente la domanda: “Avrò abbastanza latte? Se lo dicono anche i dottori che potrei non averne a sufficienza, sarà proprio così” E, nel dubbio, si affidò alla scienza.

Cominciò a sostituire il suo latte con quello finto. Il bimbo cresceva ben pasciuto, dormiva molto di più. Il suo latte diminuiva sempre di più e il bimbo non la cercava più affamato. “Allora era la scelta giusta!” disse tutta soddisfatta. Nessun medico, però, che aveva studiato tanti anni e che sapeva perfettamente che il latte si produce quando il bimbo succhia, le aveva detto niente. Se smette di succhiare, smette anche la produzione di latte. Lo sanno anche gli animali! Pensate un po’!

“Ma noi non siamo animali!” dissero un giorno i dottori. E si distinsero da essi inventando la scienza. Dimenticarono, però, che le regole della Natura sono sempre le stesse e che una mamma è sempre la stessa.

Un giorno la mamma andò a trovare un’altra mamma che aveva appena avuto un bambino. Stava allattando mentre il suo bimbo più grande beveva una tazza di cioccolata fumante. “Che bontà dev’essere!” disse osservando la gioia dipinta negli occhi del bambino. “Ne vuoi un po’?” Le offrì la sua amica che, tutta contenta, le disse: “L’ho fatta col mio latte che ho prodotto in più e che ho raccolto per non sprecarlo!”. La mamma, inorridita, non accettò! “Ma come? Non usi il latte di mucca per fare la cioccolata calda al tuo bambino?” “Beh, ma anche una mucca è un animale come noi. Però non ti disgusta bere il suo latte!”

La mamma non seppe di preciso cosa risponderle… ma in quel momento fu tanto felice che esistesse la scienza.