
Nintendo NX e l’attesa del rilancio “mobile”
Dopo il flop di Wii U e il successo di Pokémon Go (sviluppato da Niantic), la grande N prepara lo sbarco mobile con un occhio alla tradizione hardware
Proposta:
Nonostante il successo di Pokémon Go (sviluppato da Niantic, società in cui Nintendo ha una quota di minoranza), i conti della grande N sono ancora in rosso. Il rilancio però, passa da qui: Pokémon Go Plus e Nintendo NX. Il primo è un braccialetto che attraverso bluetooth si collega alla app e aiuta i “cacciatori” avvisandoli con luci e suoni della vicina presenza di un Pokémon. La seconda è la nuova console dello sviluppatore giapponese (di cui sono presenti alcuni disegni fatti dagli utenti in base alle indiscrezioni filtrate finora). In comune hanno un tratto “mobile-friendly”. Una rivoluzione per la Nintendo che da sempre mette l’hardware prima del software (ossia, sviluppo macchina influisce sullo sviluppo titoli che si devono adattare). Ora i giochi mobile sembrano averla vinta.
Articolo:
Prima della sua prematura scomparsa nel 2015 a soli 55 annni, Satoru Iwata aveva già intravisto il futuro di Nintendo. Per il quarto presidente della grande N madre di Mario, Donkey Kong, Zelda e tanti altri personaggi, c’era bisogno di un cambio di paradigma. La Wii aveva venduto bene e aveva tenuto a battesimo la figura del casual gamer. Quello, per intenderci, che la console l’accende qualche ora, ogni tanto, essenzialmente per divertirsi con gli amici. Niente a che vedere con i patiti di Call of Duty o Fifa. Ma i conti, per quella che tutti considerano la produttrice di console e videogiochi più conservatrice al mondo (data la limitata apertura a sviluppatori terzi e la non compatibilità dei giochi per Nintendo con le altre piattaforme), non tornavano. Basta con l’hardware domestico, quindi. Sony (PlayStation) e Microsoft (Xbox) erano già lontane sotto la presidenza Iwata mentre la Wii-U sprofondava nelle vendite. Il futuro? I software mobile attorno cui costruire i giusti device. Pokémon Go ha costituito la prova, quella che mancava e che forse è arrivata un po’ inattesa. L’aggiunta Plus e la console portatile NX potrebbero essere una conferma e rilanciare l’azienda di Kyoto che dagli anni Ottanta in poi ha scritto la storia del videogioco.

D’altro canto, la febbre da Pokémon ha ormai assunto modi e forme che superano di gran lunga gli oltre 100 milioni di persone che hanno scaricato la app sul proprio device. Dai meme ai video parodia, passando per il rinnovo della fatwa saudita sui mostriciattoli tascabili e le app per incontri amorosi, Pokémon Go costituisce il fenomeno dell’estate. Un successo firmato Niantic, però. Sebbene Nintendo sia la sviluppatrice del franchise Pokémon (nato nel 1996 dagli studi di un’altra società affiliata, l’omonima The Pokémon Company, ad oggi conta 26 titoli principali più una svariata serie di spin-off e un cartone animato), detiene solo il 32% di Niantic a cui ha ceduto in licenza il gioco per farne il caposaldo della nuova era videoludica. Il primo passo per Nintendo è entrare direttamente in questa bolla con Pokémon Go Plus: un braccialetto che si collega tramite bluetooth al dispositivo su cui è installata la app di Niantic e che grazie a suoni, vibrazioni e luci colorate avvisa i giocatori della vicina presenza di un Pokémon o di un punto d’interesse. Il dispositivo, inizialmente atteso a fine luglio, arriverà nei negozi a settembre (in tempo per la release delle patch necessarie a fissare i vari bug della app e la compatibilità con le diverse versioni Android e iOS). Il prezzo? Circa 40 euro. Una cifra che, moltiplicata per i 26 milioni di utenti che ogni giorno acquistano contenuti scaricabili in-app (con una media di spesa pari a 0,25 centesimi di dollari) farebbero 1,04 miliardi. Tutti nelle casse di Nintendo che attualmente riceve solo un terzo degli incassi in-app (circa 2 milioni di dollari al giorno).
Un afflusso di denaro necessario per spingere la nuova console di casa Nintendo: la NX. In arrivo nel 2017, la nuova console portatile punta tutto sulla compatibilità dei giochi per smartphone. Non solo, secondo alcune indiscrezioni, la NX avrà un’antenna per una migliore ricezione del segnale Gps e una serie di sensori che permetteranno un maggiore sfruttamento dell’ambiente circostante. I pulsanti, inoltre, saranno posizionati ai lati del dispositivo e all’occorrenza si potranno smontare. Per i supporti di gioco, invece, si dovrebbe tornare nel passato col formato a “cartuccia” che se da un lato punta sull’effetto nostalgia, dall’altro va incontro a un limite strutturale di 32 Gb. Pochi per far girare giochi all’altezza di quelli per l’attuale generazione di console. Pochi anche per sfruttare la connettività della NX con il televisore (ormai sempre più ultrapiatto e HD) attraverso una docking station (essenzialmente una piattaforma che contiene slot per schede di espansione e connettori per periferiche). Un progetto che ha già attirato l’attenzione di alcuni grandi sviluppatori (Ubisoft, Activision, Square Enix, ecc) e che può contare su un crescente interesse per il mercato dei giochi mobile. Come dimostrato dall’azienda nippo-coreana Line che, nata come app di messaggistica, si è evoluta in una piattaforma integrata dove oltre che chattare si possono scaricare stickers a tuto kawaii e soprattutto social game che nel 2015 hanno rappresentato il 40% del guadagno lordo (che in totale si aggira attorno a un miliardo di dollari).

Se Nintendo ce la farà è ancora presto per dirlo. Prima di tutto bisogna fare i conti con un bilancio che si è chiuso quest’anno con una perdita di 45 milioni di euro e un trend di vendite ancora in territorio negativo (-7% per 3DS e -57% per Wii-U). In secondo luogo, diventa necessario sorreggere maggiormente l’app Miitomo, una specie di social network mischiato con The Sims. Messo sul mercato globale il 31 marzo, oltre tre milioni di persone lo aveva già scaricato il primo di aprile. Lo scopo è quello di interagire con gli altri utenti attraverso il proprio avatar virtuale, un Mii (con le stesse fattezze di quelli visti nei titoli per Wii), che può essere migliorato spendendo la valuta di questo mondo virtuale (caramelle e bigliettoni) per comprare accessori, oggetti, abbigliamento. Una giocabilità a rischio noia. Troppo poco se si pensa che questo è stato il primo passo di Nintendo nel mondo della app mobile e che ci sono voluti più di quattro mesi per ricevere il primo aggiornamento (con l’introduzione di Candy Drop, un mini-gioco per rimpinzare il portafoglio digitale senza spendere contante reale). In terzo luogo, la concorrenza. A marzo, Sony aveva dato vita a una nuova divisione di sviluppo la ForwardWorks Corp con lo scopo di portare su smartphone i propri titoli. Stesso pensiero per Microsoft, che in un tweet del ramo inglese dell’azienda ha chiesto ai propri follower quale fra i propri giochi platform sarebbe maggiormente adatto su smartphone. La guerra per il mobile gaming è appena iniziata. Ma quel che è certo è che i giapponesi non molleranno mai.