Chayn HQ intervista Chayn Italia: nuovi strumenti contro la violenza domestica

La fondatrice di Chayn HQ, Hera Hussain, intervista Elena Silvestrini, coordinatrice del progetto Chayn Italia. Una conversazione per parlare di prospettive, vuoti da colmare e tecnologia femminista.

Hera Hussein: Elena, come è nato Chayn Italia?

Elena Silvestrini: Quando ti ho conosciuta! Durante l’estate 2015 ad uno degli incontri di Make Sense, un progetto internazionale che utilizza gli strumenti dell’impresa sociale. Dato il mio forte interesse personale e professionale per iniziative femministe e la mia crescente attenzione per progetti di tecnologia con finalità sociali (esempi qui e qui), il modello Chayn mi è sembrato subito potente, innovativo e soprattutto necessario anche in Italia dove le donne che vivono relazioni violente spesso incontrano un vuoto informativo che non aiuta a metterle in contatto con centri di supporto.

Credo anche che sia entusiasmante e simbolico come questa iniziativa così innovativa abbia avuto origine in paesi del Sud del mondo come Pakistan e India ed arrivi in paesi del Sud Europa come l’Italia prima di approdare nel nord del mondo.

HH: Chi fa parte del progetto?

Creare un progetto così ambizioso è stato possibile solamente grazie alla determinazione, alle capacità e alle competenze di un team di oltre 60 volontarie reclutate attraverso passaparola, Twitter e reti femministe esistenti.

Come me, circa il 36% delle volontarie di Chayn Italia sono italiane all’estero, entusiaste di un progetto che permette a tutte noi di applicare al nostro paese di origine le conoscenze accumulate emigrando. Tante altre, la maggioranza, vivono ancora in Italia e lottano per cambiare la narrazione della violenza di genere e dare supporto a chi vive relazioni violente. Il cuore pulsante di Chayn sul terroritorio italiano è il centro antiviolenza Una stanza Tutta per Sè, a Roma. A queste donne si aggiunge poi il supporto internazionale che ci arriva da Chayn HQ, Pakistan e India. La nostra età media è 28 anni. Il progetto è quindi il punto di incontro di una generazione di donne che hanno deciso di collaborare al cambiamento sociale delle questioni di genere in Italia, ovunque si trovino e con tutte le risorse che hanno a disposizione.

HH: In che modo Chayn si inserisce nel contesto italiano? Può funzionare nel vostro Paese?

Credo proprio di sì. Nonostante la diffusione sempre maggiore dell’innovazione sociale in Italia, poche iniziative utilizzano ancora la tcnologia per lavorare su questioni radicate e sistemiche come la violenza di genere e ben poche hanno una prospettiva dichiaratamente femminista.

Chayn Italia invece ha un duplice scopo: fornire strumenti, informazioni e supporto a donne che vivono una relazione violenta, ma anche diventare una piattaforma capace di connettere forze esistenti, dai centri antiviolenza alle reti nazionali, per rafforzare un’azione collettiva contro la violenza di genere.

Credo che il modello di Chayn — lavorando attraverso toolkit ed informazioni organizzate e fornite in modo chiaro — possa rispondere ad un problema tutto italiano: l’estrema difficoltà nel trovare indicazioni, linee guida procedure spiegate in modo preciso e coerente. La dispersione della burocrazia e la mancanza di enti e fondi investiti dallo stato sulla lotta alla violenza di genere lascia un vuoto informativo impressionante.

HH: Che progetti ha Chayn Italia per il prossimo futuro?

Il grande obiettivo dei prossimi mesi sarà testare, migliorare ed ampliare i contenuti del sito. Vogliamo espandere le sezioni su “Cosa posso fare” e come uscire da una relazione violenta; vogliamo creare una sezione sullo stalking e una sulla violenza psicologica; vogliamo creare un gruppo di ricerca che crei risorse da e per donne migranti in diverse lingue e sicuramente vogliamo tradurre ed adattare il toolkit di Chayn HQ “Come essere sicura online ed assicurarti che nessuno ti stia tracciando”.

Ci siamo date un anno a partire dal lancio del sito per rafforzare la rete di contatti tra realtà territoriali e online, il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento digitale per i centri antiviolenza, come per le donne in cerca di soluzioni alla loro situazione: tramite Chayn Italia speriamo di riuscire a utilizzare la tecnologia e un immaginario nuovo per distribuire strumenti pratici ma anche diffondere una narrazione non vittimizzante e un approccio alla violenza domestica plurale e intersezionale.