La Guida Fai-da-te sulla sicurezza online

Quante informazioni lasciamo navigando sui social o utilizzando il nostro smartphone? Attraverso una collaborazione internazionale, le attiviste di Chayn hanno messo a punto una guida (in inglese, arabo, farsi e russo) pensata per difendersi da controlli e invadenze indesiderati.

Un ringraziamento particolare a Elisa per le parole che ospitiamo all’interno del presente articolo e che ha scritto pensando al nostro progetto.

Mi sono persa, aspetta che vedo su google maps. Prenotiamo un viaggio? Aspetta che vedo se c’è qualche offerta online. Ha visualizzato, ma non ha risposto, aspetta che vedo da quanto tempo è offline. Voglio iscrivermi ad un corso di autodifesa, aspetta che guardo se lo fanno vicino casa mia. Queste semplici azioni — tra le tante- si trasformano in informazioni riguardanti la nostra vita sociale, culturale, relazionale che sono a disposizione di tutti quelli che sanno come rintracciarci, se lo vogliono. E molte volte lo vogliono tanto. Troppo. In caso di abusi, stalking e violenze domestiche spesso sottovalutiamo l’importanza di una sana segretezza informatica e così molte donne si ritrovano a fare i conti con l’invadenza di chi le vorrebbe sempre “al sicuro” e protette dagli altri, i cosiddetti malintenzionati o peggio ancora chi ignora del tutto il diritto -basilare- di proteggere l’altrui intimità. Per questo le attiviste di Chayn, attraverso una collaborazione internazionale, hanno sentito l’esigenza di realizzare una guida illustrata che raccoglie molti consigli e accorgimenti utili per “impoterarci” e difenderci da chi usa la tecnologia per entrare nella nostra vita o per sbatterla in prima pagina, quando noi non vogliamo affatto. È il caso di una nostra lettrice, che con immenso coraggio ha deciso di condividere con noi queste preziose parole a proposito delle tre recenti tragiche storie balzate agli occhi della cronaca, quelle di Tiziana, Carolina e Alina, che tutte abbiamo vissuto come se fosse accaduto sulla nostra pelle.

Scrive così la nostra amica:

«Tiziana Cantone aveva 31 anni, si è impiccata il 13 settembre 2016; Carolina Picchio di anni ne aveva 14, si è lanciata dal terzo piano il 5 gennaio 2013; Alina, invece, ha deciso di vivere, il suo è un nome di fantasia per proteggerla, e di lei ne parla La Repubblica: una donna sui quarant’anni che è stata umiliata più volte, prima dal marito che pubblicò online un video della loro intimità e, poi, dalla schiera di persone che si nascondono dietro commenti affilati come un coltello. Alina sta cercando di ricostruirsi una vita, quell’esistenza che per diverso tempo non sentiva più valere, ma la sua bambina l’ha “strattonata” e le ha ricordato la sua importanza di donna e di madre.La tragicità di queste storie sta nella violenza generalista che si è scatenata contro queste donne. Siffatta violenza psicologica, si potrebbe definire “violenza di genere online”, ma resta pur sempre un maltrattamento vero e proprio, che lascia dei segni ben precisi sulle donne che la subiscono: vergogna, sensi di colpa, depressione, disturbi psicologici, fino ad arrivare al suicidio. In pochi si sono soffermati — a livello pubblico — sul fatto che le morti di Tiziana e Carolina sono la conseguenza di una violenza psicologica che non ha conosciuto confini, e si tratta della stessa violenza che i media oggi ci notiziano come “femminicidio”, e che nel passato era chiamata “delitto passionale” o peggio ancora “d’onore”. Le loro morti, le loro umiliazioni, sono la conseguenza di una cultura di genere malata, per nulla incline alla parità, che vede la donna sottomessa o da sottomettere a qualsiasi livello, soprattutto sessuale. Se le persone avessero deciso di non commentare, giudicare e condividere -alimentando la gogna- i video in cui apparivano Tiziana e Carolina, oggi le avremmo ancora qui».

È dunque di fondamentale importanza essere consapevoli dei rischi che si affrontano quando si a che fare con la rete ed è per questo che abbiamo sentito l’esigenza di ragionare su un tema così importante come la sicurezza online, in particolare per le donne. Fonte dei nostri consigli è la “Guida Fai-da-te sulla sicurezza on-line” redatta dalle attiviste di Chayn, pensando a chi sta vivendo rapporti violenti e persecutori e rispondono a domande del tipo: come limitare la diffusione dei nostri dati attraverso le impostazioni degli strumenti di uso più comune come smartphone e laptop?

Il primo passo, ovviamente, è quello di non perderli mai di vista o affidarli a persone di cui non ci fidiamo pienamente, usare password complesse e diverse per ciascun account e inserire la minore quantità di dati possibile quando si usano questi dispositivi. Su smartphone e tablet è sempre consigliabile disabilitare Wi-Fi, bluetooth e GPS quando non li stiamo usando. Inoltre è utile prendere consapevolezza delle app che usiamo e dei dati che utilizzano e conservano, ad esempio è buona prassi cancellare le app che non ci sono familiari, perché potrebbero essere malware. E ancora, si consiglia di usare la modalità “in incognito” quando utilizziamo il browser e non loggarsi mai quando si va su Google maps. È fondamentale ricordare che i nostri suggerimenti sono rivolti ad un pubblico ampio e che ciascuno dovrà valutare i rischi a cui è effettivamente soggetto, per esempio considerando le capacità tecnologiche e finanziarie dello stalker, la legislazione in fatto di privacy e stalking del paese in cui vive e anche il grado di corruzione e il contesto culturale della comunità di riferimento. Le precauzioni da prendere utilizzando un computer non sono molto diverse. Importante, ad esempio, è tenere sempre un antivirus aggiornato e assicurarsi che nel computer non ci siano malware o spyware. Coprire la webcam con un pezzo di carta o un adesivo. Criptare l’hard disk in modo che altri non possano accedervi. Infine non si deve sottovalutare la presenza di altri dispositivi elettronici, come le playstation, su cui è sempre consigliabile attivare il parental control, negare l’accesso alla webcam, non usare username identificabili e prestare attenzione alle applicazioni che permettono ad altri giocatori di identificare il proprio indirizzo IP.

Questi sono solo alcuni consigli pratici, ma più in generale, come ci ricorda la nostra lettrice, dovremmo “Impegnarci a costruire una società dove simili storie non possano più esistere”. Pensiamo a educare i nostri bambini al rispetto della donna, integriamo le lezioni di educazione civica a scuola con la pedagogia di genere, perché tutte ci meritiamo di vivere senza paura.

Per scaricare la guida completa -disponibile in inglese, arabo, farsi, russo (e prossimamente in italiano, spagnolo, francese, urdu e pashtu)- clicca qui. Qui invece per la versione pdf.

Se hai voglia di aiutarci a elaborare la versione in italiano della guida e hai competenze informatiche, scrivici a info@chaynitalia.org