Il tempo del giardino delle <Balate>

Credit: Plant Flowers for Abu Ward

I lettori di questo Blog conoscono già quello che è successo nei mesi scorsi alle Balate, la biblioteca del quartiere Albergheria a Palermo. Conoscono, almeno in parte, le vicende che si sono susseguite in questi mesi fino alla sospensione dello sciopero della fame di Donatella Natoli e Libera Dolci in attesa dell’incontro con il Sindaco e l’Arcivescovo di Palermo.

Un giorno, quando il loro dolore sarà placato, le protagoniste di questa vicenda vi racconteranno come è finita…

Io invece vorrei parlarvi di tre storie/ricordi/sensazioni che questa vicenda mi ha fatto venire in mente.


La prima è la storia del venditore di fiori di Aleppo. 
Ad Aleppo, in Siria fino al mese di agosto di quest’anno viveva un venditore di fiori che amava il suo giardino costruito proprio nella parte orientale della città, quella cioè che viene quotidianamente bombardata. Abu Ward coltivava le sue piante con l’aiuto del figlio più grande. Parlava dei fiori e del suo giardino come il regno della speranza. Quell’uomo è stato ucciso proprio durante un bombardamento e al figlio Ibrahim non è restato altro da fare se non chiudere per sempre quel giardino. 
Il tempo del giardino di Aleppo è finito.

https://youtu.be/lJGp3g93h6M

La seconda storia parla di una guerra diversa, che non è fatta di sangue e di bombe, ma in fondo dello stesso disinteresse. 
Save The Children ha presentato questa estate (2016), nel silenzio pressoché totale di media e istituzioni, il suo terzo rapporto sull’indice di povertà educativa dei minori (IPE). La Sicilia ancora una volta è la regione con l’indice più alto d’Italia. Questa posizione di classifica l’ha guadagnata per vari rilievi su cui non mi soffermo molto (qui se volete trovate il rapporto completo). Solo qualche numero, tra i tanti:

- Gli alunni che frequentano scuole con infrastrutture inadeguate per l’apprendimento sono il 66%
- I ragazzi di 15 anni che non raggiungono i livelli minimi di competenze in matematica sono il 37%
- I ragazzi di 15 anni che non raggiungono i livelli minimi di competenze in lettura sono il 30%
- La dispersione scolastica è del 24%
- La percentuale di minori tra i 6 e 17 anni che non hanno svolto 4 o più attività ricreative e culturali tra 7 considerate è del 79%.

A me sembrano numeri di un bollettino di guerra, ma forse sono influenzato da quello che mi ha raccontato una signora qualche tempo fa.


La terza storia.
Una signora spagnola si trasferisce a Palermo perché conosce un collega universitario di cui si innamora. Si sposano e cominciano la loro storia d’amore trasferendosi nel centro storico della mia città. 
La nuova coppia decide di far partecipe gli anziani genitori di lei (che non possono muoversi dalla Catalogna per ragioni di salute) della felicità che stanno vivendo e dei luoghi che hanno cominciato a vivere insieme. 
Le fotografie e i video inevitabilmente non possono tacere del panorama che circonda la loro accogliente casa e le splendide piante che hanno cominciato a coltivare nel loro terrazzo. Un panorama cui siamo abituati come palermitani e che i turisti vivono affascinati quando visitano i nostri vicoli. Ma si sa… i genitori hanno un occhio più realista e vivono le aspirazioni dei figli in modo un po’ diverso da quello dei turisti e così scavando nelle foto e nei video non possono vedere nulla di diverso di quello che quelle immagini trasmettono: degrado e abbandono tutt’intorno la casa della loro amata figlia. Un giorno l’anziana madre non resiste e decide di chiamare la figlia chiedendogli finalmente tutta la verità della sua vita:

“Dimmi la verità in che città vivi? In Italia la guerra è finita da tempo, non è possibile che quel disastro sia ancora lì. 
Per caso sei a Beirut e non mi dici nulla?”.

La signora rassicura la mamma, ma comincia a vivere in modo diverso l’atmosfera che circonda la sua casa e quando sta per nascere il primo figlio vuole trasferirsi. E alla fine? Trasferisce davvero il suo giardino in una zona diversa della città? Non lo so. Non ho avuto voglia di chiederlo.


Forse queste tre storie permettono di capire meglio la vicenda delle Balate, la loro origine e la loro fine.

La terza racconta il degrado del centro storico e le piccole isole di ristrutturazione edilizia che in esso da qualche decennio si intravedono qui e là. Le Balate è uno di questi edifici. Tutto intorno degrado e case malmesse ma vissute da bambini e adulti reali. La proprietà legale delle Balate è della Curia. Si tratta infatti di una chiesa abbandonata, rimessa in sesto dal Comune di Palermo e, a restauro ultimato, tornata al patrimonio ecclesiale grazie a una causa civile vinta (per mancata opposizione?) proprio con l’amministrazione comunale. Amministrazione che si era occupata di recuperare quel bene, ma che forse non vedeva l’ora di restituire quelle chiavi. 

Le Balate? Un bene immobile dunque che per essere restituito al legittimo proprietario ha avuto bisogno anche di un tribunale. E che nelle mani della Curia è finita quando già le attività delle operatrici laiche che animavano quel luogo erano già ben avviate da anni.

Le Balate non erano solo quell’edificio ma l’insieme dei progetti culturali che gli operatori che l’hanno animata ha saputo mettere in piedi proprio in uno dei quartieri più difficili del centro storico. Un quartiere in cui i dati di Save The Children sono, a dir poco, imprecisi. Si sa come è fatta la statistica: a volte sprigiona ottimismo.

Le Balate erano innanzitutto una biblioteca per bambini, un ritrovo accogliente di vivaci iniziative culturali che avevano attratto l’interesse di molti esperti, non solo in Italia, ma ben oltre e proprio grazie ai progetti che Donatella Natoli, Libera Dolci e le altre operatrici storiche hanno portato avanti con molti riconoscimenti in questi lunghi anni.

Le Balate erano un giardino di speranza, i fiori di quella storia che vi ho raccontato all’inizio erano, nel caso delle Balate… i libri per bambini che riempivano le pareti, i tavoli e le stanze che con donazioni e amore…

Donatella e Libera questa estate hanno sospeso il loro sciopero della fame fiduciose che un confronto con Sindaco e Arcivescovo potesse chiarire le vicende che avevano portato alla trasformazione dell’associazione, che in questi ultimi anni ha condotto tutte le iniziative, in una semplice estensione della vita parrocchiale.

E invece?

Il tempo del giardino delle Balate è finito per sempre? 
Finito solo per le nostre vite, ma un giorno… i bambini che vi sono cresciuti sapranno far rivivere questa storia. Come i bambini di Aleppo un giorno sapranno far rivivere quel giardino in nome del padre.

Per questo e solo per questo Donatella, Libera e tutte le protagoniste di questa straordinaria avventura laica vi parleranno ancora di quello che è stato il tempo del giardino delle Balate e di chi lo ha temporaneamente distrutto in nome del padre.

Perché?
Perché Ibrahim e quei bambini esistono ancora.
Perché noi esistiamo ancora e un giorno esisterete voi.

Credit: Luca De Fiore — Jonathan Safran Foer è meraviglioso.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated salvo fedele’s story.