Fuori dal coro
Paolo Fiammengo
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Tout est pardonné


Cari Paolo e Luca
Non amo cantare fuori dal coro, mi piace programmare le attività e cercare condivisione nei miei progetti. E so bene che voi non siete molto diversi da me. Purtroppo più di una volta nella vita, come voi, mi sono trovato “dalla parte sbagliata” e controcorrente.

Le cose che scrivete nei vostri post (1)(2) sono straordinariamente vere, ma vorrei mettervi in guardia da un pericolo: il desiderio di essere fedele a ciò che sentiamo più vicino alla verità dei fatti non deve mai sconfinare nel desiderio di dover essere a tutti i costi controcorrente.

C’è un equilibrio che bisogna imporsi nella scrittura e cercare di non piegare i fatti sempre e soltanto al proprio schema di lettura della realtà o alla facilità con cui ci schieriamo, per indole, controcorrente.


Ho letto tante voci in questi giorni fuori dal coro del dolore per i fatti di Parigi. Ho ascoltato il dolore delle parole del redattore di Charlie Hebdo (scampato all’attentato per una coincidenza) che ha presentato quella vignetta che raffigurava il dolore del Profeta con queste parole:

tout est pardonné

Mi ha ricordato altre parole, forse più vere, anche se meno politically correct:

è tutto finito

Mi ha ricordato che queste ultime parole le ho pensate (anche se mai pronunciate) tante volte nella vita di fronte a tante tragedie di cui siamo stati testimoni. Mi ha ricordato la violenza di quel prete che obbligava una donna a soffocare altre parole: io non vi perdono

Forse solo fuori dal coro si può dire davvero la verità che sentiamo, ma talvolta accettare tutte le contraddizioni di essere all’interno del coro non è necessariamente il male peggiore, a patto che si rispetti sempre e veramente chi è davvero fuori dal coro. Non sempre però è facile riconoscerlo.
Non tutti riescono a sviluppare questa attitudine e l’errore è sempre in agguato. Personalmente credo di essere stato straordinariamente bravo a sbagliare e solo da qualche anno comincio a distinguere un po’ meglio.


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