Dragonomics — Caccia ai coccodrilli
In vista del prossimo congresso del Partito comunista, la Cina ordina: nessuna pietà contro i reati finanziari.

La Procura suprema del popolo ha diramato una circolare con la quale esorta le procure di ogni livello a intensificare gli sforzi per perseguire frodi, corruzione e qualunque schema possa mettere a rischio la stabilità finanziaria del Paese. Quest’ultima è diventata una priorità per la seconda economia al mondo. Lo stesso presidente, Xi Jinping, in più occasioni, si è espresso in merito, prendendo parte anche alla conferenza di lavoro in materia, che si svolge ogni cinque anni e cui, di norma, partecipa soltanto il primo ministro.
Il documento può suonare come un campanello d’allarme per i grandi gruppi protagonisti della campagna di acquisizioni all’estero condotta dalla aziende cinesi negli ultimi due anni. Si fa infatti riferimento alla necessità di tenere sott’occhio i coccodrilli finanziari. Con il termine si intendono aziende e figure che con azioni predatorie fanno aumentare i rischi finanziari. Una definizione che in parte ricalca le motivazioni con le quali l’autorità di vigilanza sul sistema bancario ha esortato i principali istituti del Paese a valutare la propria esposizione verso il gruppo Dalian Wanda, la conglomerata Hna, la holding Fosun e l’assicurazione Anbang. Le ripercussioni iniziano a farsi sentire. Ieri l’agenzia di rating Dagong ha declassato di un notch Anbang Life (ramo vita del gruppo) portando il rating ad AA+ per i timori sull’eccessivo indebitamento. Lo scorso giugno il presidente della compagnia, Wu Xiaohui, ha lasciato l’incarico ufficialmente per ragioni personali sebbene si sospetti sia finito implicato in qualche caso di corruzione. Soltanto un mese prima, infatti, l’ex presidente della commissione di regolamentazione delle assicurazioni, Xiang Junbo, e Yang Jiacai, dirigente di primo piano della vigilanza bancaria, erano stati messi sotto inchiesta. La circolare della Procura suprema si concentra inoltre contro i casi di insider trading e contro manipolazioni nel mercato azionario e nell’emissione di titoli e future.
Altro bersaglio contro cui colpire duro è il proliferare di proposte d’investimento basate sullo schema Ponzi o piramidali. Per la dirigenza cinese non si tratta soltanto di tutelare il sistema finanziario e gli investitori. Come dimostrato da recenti manifestazioni, addirittura al centro di Pechino, inscenate da risparmiatori che chiedevano di veder tutelati i propri investimenti, per la Cina si tratta di ragioni di ordine pubblico.
[Scritto per MF-Milano Finanza]
