E ora liberare Liu Xia

Morto Liu Xiaobo, si moltiplicano gli appelli affinché la Cina liberi la moglie Liu Xia, ai domiciliari da quando il futuro premio Nobel per la Pace 2010 fu arrestato nel 2009. “Siamo tutti preoccupati per lei”, ha raccontato alla stampa Hu Jia, amico di famiglia e attivista per i diritti civili di lunga data. L’attenzione va anche a Liu Hui, il fratello del letterato arrestato e condannato per frode nel 2013. Jared Genser, avvocato statunitense che segue la famiglia Liu ha detto di non riuscire a parlare con la donna da 48 ore. Lo stesso segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha esortato Pechino a concedere a Liu Xia di lasciare la Cina, come da lei chiesto in più occasioni, quando voleva che il marito, ricoverato per un tumore al fegato dopo nove anni di carcere, fosse curato o nel caso morisse fuori dalla Repubblica popolare.

Ma Trump (e Macron) lodano Xi

E’ suonata come una nota stonata la scelta di Donald Trump ed Emmanuel Macron di lodare il presidente cinese Xi Jinping nelle stesse ore in cui il premio Nobel Liu Xiaobo moriva ricoverato in ospedale sotto stretta sorveglianza perché condannato a 11 anni di carcere per sovversione dello Stato per aver chiesto riforme in senso liberaldemocratico della Cina. Entrambi hanno affidato il ricordo del letterato a comunicati successivi. Ma in conferenza stampa dopo l’incontro di ieri entrambi hanno evitato critiche al capo di Stato cinese. “Lo rispetto, è un mio amico”, ha commentato Trump, “si tratta di un grande uomo, una persona di talento che ama la Cina”. Mentre per il presidente francese i primi contatti con il leader cinese sono stati “molto positivi”.

Gli Usa pensano a nuove sanzioni contro la Cina sulla Corea del Nord

L’amministrazione Trump sta valutando l’imposizione di nuove sanzioni contro entità cinesi in relazione ai legami con la Corea de Nord. Per Washington è un modo di fare pressioni su Pechino affinché agisca con maggior vigore per frenare il programma missilistico e nucleare del regime dei Kim. In un primo momento le sanzioni dovrebbero colpire banche minori, ma non è escluso che poi si indirizzino verso aziende più grandi. Proprio ieri i dati sul commercio tra Cina e Corea hanno totalizzato un più 10% nei primi mesi dell’anno. Per Washington è la prova che i cinesi stanno facendo poco per contrastare Pyongyang. Le cosiddette sanzioni secondarie sono destinate a impedire alle imprese sanzionate di fare affari o accedere al sistema finanziario statunitense.

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