Il «Vento dell’Est» non è anti-russo

Missili nucleari cinesi ai confini con la Russia. Ma sia Pechino sia Mosca smentiscono le voci di tensioni.

La Cina avrebbe installato rampe di lancio per missili Dongfeng 41 nella provincia dell’Heilongjiang, giusto ai confini con la Russia. Secondo la rivista strategica Jane’s Defense Weekly, i Dongfeng — «Vento dell’est» — sono missili balistici in grado di portare fino a 10 testate nucleari che, sganciate dal vettore, seguono traiettorie diverse. I missili avrebbero gittata di 14mila chilometri; dalla loro collocazione nel nord-est cinese sarebbero quindi in grado non solo di raggiungere la vicina Russia, bensì anche gli Stati Uniti o l’Europa.

I media di Taiwan e occidentali hanno enfatizzato il fatto che i Dongfeng siano stati installati al confine russo, ricordando che nonostante il riavvicinamento degli ultimi anni, Mosca e Pechino non sono alleati naturali, perché hanno interessi che si sovrappongono in Asia orientale e centrale. E la mente corre alla guerricciola di confine che si svolse negli anni Sessanta proprio sul corso dell’Amur-Heilongjiang, tra due Paesi formalmente «fratelli» che, però, ai tempi erano ai minimi termini per questioni di egemonia nel blocco socialista e ideologiche.

Si ritiene che con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca e il suo ribaltamento delle strategie nei confronti di Cina e Russia rispetto all’amministrazione Obama, anche gli equilibri tra Mosca e Pechino possano ridefinirsi. Se una farfalla sbatte le ali a Washington, un terremoto (politico) può verificarsi in Siberia orientale. Trump fa l’occhiolino a Putin e provoca i cinesi, quindi la Russia può forse permettersi di allentare l’abbraccio con la Cina, che la vede pur sempre partner svantaggiato. Oppure giocare di sponda sia con Pechino sia con Washington. E così, i cinesi si tutelerebbero piazzando missili al confine russo. Quello delle frizioni tra Cina e Russia sarà probabilmente un leit-motiv dei prossimi mesi, se non anni, almeno sui media occidentali.

In realtà, un articolo del Global Times — spin-off del Quotidiano del Popolo che però spesso si discosta dalla narrativa ufficiale in chiave ancor più nazionalista — spiega la scelta strategica cinese facendo riferimento alla corsa al riarmo statunitense annunciata da Donald Trump e non nomina mai la Russia. Il ministero degli Esteri cinese avrebbe per altro già rassicurato i dirimpettai, secondo Russia Today, e da Mosca, il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov ha già dichiarato che la Russia non interpreta la mossa cinese come una minaccia nei propri confronti, sottolineando che ciò che conta è lo stato delle relazioni tra i due Paesi, al momento ottime: «Alleato strategico» e «partner politico e commerciale», così Peskov ha definito la Cina.

Konstantin Sivkov, un analista militare intervistato da RIA Novosti, ha dichiarato che il presunto dispiegamento dei DF-41 in prossimità del confine non deve essere letto come una minaccia per la Russia. Anzi, se i missili fossero stati messi più in profondità nel territorio cinese sarebbe stato peggio, perché i Dongfeng hanno una ampia «zona morta» (cioè quel raggio d’azione minimo entro il quale sono ineffettivi) e quindi non sarebbero in grado di colpire l’Estremo oriente russo.

Insomma, in questa parte di mondo tutti concorrono a far rientrare l’evento nella normalità.

Rimane un fatto certo: la Cina è alle prese con un grande processo di ammodernamento del proprio esercito, non solo tecnologico, ma anche organizzativo. Tre giorni fa, il presidente Xi Jinping ha fatto visita al 65esimo corpo d’armata che si trova nella provincia dello Hebei, quella che circonda Pechino.

Xi, che in quanto presidente della Commissione Militare Centrale è formalmente anche capo delle forze armate, ha per l’ennesima volta sottolineato la necessità di rendere l’Esercito Popolare di Liberazione pronto al combattimento, ma non solo. I militari dovranno sempre più seguire le indicazioni del Partito e contribuire alla vita civile che, nel caso del 65esimo corpo d’armata, signfica «sostenere lo sviluppo integrato della regione di Pechino-Tianjin-Hebei e gli sforzi di alleviamento della povertà nel Paese». Xi ha aggiunto che «la perniciosa influenza di Guo Boxiong e Xu Caihou — i due vicepresidenti della Commissione Militare Centrale caduti recentemente in disgrazia per corruzione — deve essere purgata».

di Gabriele Battaglia

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