In Cina e Asia —Corea del Nord: guerra a parole e attivismo russo

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Corea del Nord-Usa: guerra a parole e attivismo russo

Continua la guerra di parole tra Washington e Pyongyang. Domenica Trump aveva twittato che la Corea del Nord “non sarà in giro molto a lungo” e ieri è arrivata la risposta del ministro degli Esteri di Pyongyang, Ri Yong Ho, che all’uscita dal palazzo delle Nazioni Unite ha detto che il suo Paese abbatterà aerei statunitensi anche fuori dal proprio spazio aereo, perché di fatto Trump ha dichiarato guerra alla Corea del Nord. Al che, fonti statunitensi si sono affrettate a specificare che non è vero, dato che solo il congresso può dichiarare guerra, non il presidente.

Se è evidente che la retorica infiammata è in questa fase la strategia privilegiata sia da Kim sia da Trump, è anche vero è che da ieri la massima funzionaria nordaoreana incaricato degli affari americani è a Vladivostok per parlare con la controparte russa su come affrontare le crescenti tensioni tra Washington e Pyongyang. Choe Son Hui, direttrice generale del dipartimento nordamericano del Ministero degli Esteri deve incontrare Oleg Burmistrov, il diplomatico russo incaricato del dossier nucleare nordcoreano. È probabile che Choe spiegherà a Burmistrov che il suo Paese si sente minacciato da Washington e cercherà qualche sponda. Quindi il fronte diplomatico resta aperto con un ruolo sempre maggiore da parte di Mosca che nelle ultime settimane si è mossa molto, parlando sia con Pyongyang sia con Seul, nel tentativo di coinvolgere le due Coree in un processo di integrazione economica. La Cina osserva da posizione defilata, mentre da tutto questo progetto resterebbe ovviamente esclusa Washington.

Cinesi contenti per la Merkel

Ai cinesi piace Angela Merkel. È pro globalizzazione ed è una leader affidabile e forte. Xinhua scrive che dopo essere stata cleader della Germania per 12 anni consecutivi, Merkel è da tempo nota “per il suo sostegno alla globalizzazione e alla cooperazione internazionale”. “Per coloro che si preoccupano del futuro sviluppo delle relazioni Cina-Germania — aggiunge l’agenzia ufficiale cinese — il suo quarto termine è un segnale positivo”. I media cinesi ci tengono a sottolineare che Merkel ha visitato la Cina 10 volte durante il suo cancellierato e Xinhua definisce addirittura “strabiliante” il legame bilaterale, auspicando ulteriori progressi. Degno di manzione anche l’impegno della leader tedesca nel “multilateralismo” e negli accordi sul clima di Parigi. Alternative für Deutschland è perlopiù ignorata, mentre sulla rete cinese si legge perfino un commento secondo cui “dato che è cresciuta in un Paese socialista, Moke’er Dama [“la zia Merkel”] vede e pianifica a lungo termine”.

Record di inchieste cinesi all’Interpol

Oggi si inaugura l’86esima Assemblea Generale dell’Interpol a Pechino e i media di Stato riferiscono che la Cina è coinvolta in circa 3.000 delle inchieste che sta attualmente svolgendo l’agenzia internazionale di cooperazione tra forze di polizia. Da quando Xi Jinping è al potere, la Cina ha emesso una media di 200 ordini d’arresto internazionali l’anno. Il presidente dell’Interpol è proprio cinese anche se si ritiene che il potere reale all’interno dell’agenzia sia detenuto dal segretario, che è tedesco. Le inchieste cinesi riguardano soprattutto casi di corruzione che riguardano compatrioti fuggiti all’estero e le poche certezza sullo stato di diritto in Cina sucitano critiche da parte dei gruppi di tutela dei diritti umani.

Poche donne nei consigli d’amministrazione della maggiori imprese asiatiche

La maggior parte degli uomini più ricchi in Cina, Giappone e Corea del Sud gestiscono compagnie in cui le donne sono escluse o quasi dal consiglio di amministrazione. Nonostante siano sinonimo di futuro, le più grandi aziende tecnologiche sono particolarmente poco propense a inserire la componente feminile tra i propri manager d’alto livello. Nel Cda di Baidu non c’è neanche una donna, mentre l’uomo più ricco della Cina, Jack Ma di Alibaba, ne ha solo una nel proprio board.

Secondo uno studio di Deloitte LLP, l’Asia fa meglio solo dell’America Latina quando si tratta di donne nella stanza dei bottoni, con una media del 7,8 per cento. In Europa, il 22,6 per cento degli amministratori è di sesso femminile.