In Cina e in Asia: Otto Warmbier è morto

La nostra rassegna quotidiana

Corea del Nord-Usa: Otto Warmbier è morto
Lo studente americano rilasciato la scorsa settimana dopo essere stato tenuto in detenzione per più di 15 mesi in Corea del Nord è morto. L’ha comunicato la sua famiglia.
Otto Warmbier, 22 anni, era tornato negli Stati Uniti martedì scorso, dove era arrivato in coma, condizione i cui si ritiene fosse da circa un anno. La Corea del Nord ha dichiarato che il ragazzo era stato colpito da botulismo, ma medici statunitensi che lo hanno visitato mettono in dubbio questa versione. Warmbier era stato precedentemente condannato a 15 anni di lavori forzati per aver tentato di rubare un poster di propaganda da un hotel di Pyongyang. Quando è stato evacuato il 13 giugno per raggiungere un ospedale nella sua città natale, Cincinnati, aveva già subito gravi danni al cervello. Non è chiaro come sia finito in quelle condizioni. La famiglia aveva precedentemente accusato Pyongyang di tortura.

Cina: Guo Wengui attacca Wang Qishan ed elogia Jiang Zemin
Guo Wengui, il miliardario cinese in esilio volontario negli Usa, ha diffuso un altro webcast. Tutte le quattro ore e dieci minuti di filmato sono su Youtube. Le affermazioni più esplosive di Guo — che è diventato una sorta di accusatore dell’elite politica cinese — sono di nuovo su Wang Qishan, lo zar anticorruzione che si ritiene sia di fatto il numero 2 del potere, e sua moglie Yao Mingshan. Guo ha anche lodato Jiang Zemin — l’“Andreotti cinese” ormai in pensione — e il suo alleato Zeng Qinghong, dando quindi adito a speculazioni secondo cui il vecchio Jiang e Zeng starebbero dietro ad almeno alcune delle sue rivelazioni. Guo è diventato un caso estremamente sensibile in vista del congresso del prossimo novembre in cui ci sarà il rimpasto della leadership. Voci non verificabili dicono anche di funzionari cinesi mandati negli Usa per trattare con il miliardario e bloccati all’immigrazione nonché di un’ipotesi di asilo politico che Washington gli potrebbe concedere
Intanto, in Cina, continuano a piovere cause legali contro il tycoon.

Cina: Le imprese di Stato e il Partito
Tra i 40 milioni di persone che lavorano nei giganti industriali di proprietà dello Stato in Cina, più di 10 milioni sono membri del Partito comunista. Inoltre, secondo l’agenzia che regola il settore statale, all’interno di queste imprese ci sarebbero oltre 800.000 cellule del Pcc.
Da quando il presidente Xi Jinping è salito al potere, il Partito sta ampliando la propria presenza nella vita politica, economica e sociale della Cina. Xi ha più volte sottolineato che è dovere delle maggiori imprese statali della Cina di conformarsi ai dettami e alle richieste del Pcc.
A questo punto, molti si chiedono se questa tendenza verso il rafforzamento del controllo centralizzato sia coerente con la più volte annunciata riforma orientata al mercato del settore statale.

Xinjiang: è islamofobia?
Le autorità dello Xinjiang hanno arrestato circa 10 esponenti della minoranza etnica kazaka per “avere avuto stretti legami” con un gruppo di uiguri. Lo riporta Radio Free Asia, citando fonti locali. I kazaki sono stati arrestati il 10 giugno nel distretto di Dushanzi, nella città di Karamay. Sarebbero stati accusati di avere avuto “stretti legami” con un gruppo di musulmani uiguri durante la preghiera, riportano le fonti. Il governo ha da tempo imposto allo Xinjang un’ampia rete di controllo e strette regole di condotta nei comportamenti religiosi, cosa che ha fatto parlare di islamofobia. Il punto è controverso, perché mentre questo succede nella regione più occidentale della Cina, in quelle circostanti si costruiscono moschee con finanziamenti sauditi e il cibo halal diventa oggetto di business. L’islamofobia appare quindi dispensata selettivamente e con il contagocce.

Myanmar: persecuzione musulmani
La recente chiusura di una scuola religiosa a Yangon si aggiunge agli incidenti che hanno provocato tensioni religiose nella capitale economica del Paese durante le ultime settimane. Un mese fa, nazionalisti buddisti hanno fatto irruzione in una madrassa a Yangon e hanno imposto alle autorità di chiuderla, sostenendo che non avesse il permesso di operare come luogo di culto.
Anche se alcuni dei buddisti coinvolti nella vicenda sono stati arrestati, gli attivisti per i diritti umani affermano che l’incidente solleva perplessità sull’amministrazione di Aung San Suu Kyi e sulla sua capacità di opporsi alla discriminazione nei confronti dei musulmani. La Lega Nazionale per la Democrazia, al potere da 14 mesi, non ha presentato nessun candidato musulmano nelle storiche elezioni del 2015, in cui ha vinto impegnandosi nella modernizzazione e nella democratizzazione di Myanmar.