Dallas Buyers Club


Un film a cavallo tra L’ultimo buscadero, Philadelphia e Blow

Voto: 7.0

Non so se farmi influenzare;

la visione di quella che sembra una corrida, un torero nella scena iniziale che riproduce gli atti sfrenati di un toro in cerca di sopravvivenza
il respiro affannoso, l’orgasmo e un buscadero morto.
tutta la potenza insomma racchiusa nei suoi ultimi istanti.

si perché dopo le truffe e i cazzotti scopre improvvisamente di essere solo. gli amici si allontanano deridendolo per la sua malattia, una malattia brutta per quegli anni fatti di ignoranza e malainformazione.

l’hiv, anche senza diventare aids, crea una voragine tutt’attorno a Ron, che si ritrova isolato in un mondo ovattato e triste come quello dell’ospedale.

la paura che sia omosessuale nella provincia di Dallas

li incontra la dott.ssa Eve e il dott. Sevard, vita e morte; già perché quest’ultimo ha interesse a sperimentare, con il suo pubblico di sieropositivi, delle cure che è certo siano dannose.

Ron decide — soffrendo — di non avere più rapporti sessuali;
preferisce studiare la malattia, documentarsi, ma sposa nel mentre e ancora la dipendenza da droghe.

il mondo ospedaliero scopriremo essere fatto di bugie e false previsioni, di speranze vendute a gente senza speranze, di cavie e di carriere

così dopo sette anni — trenta i giorni che gli erano stati diagnosticati alla sua morte — il protagonista arriva finalmente ad un dunque

come se tutto quello che è stato fatto prima non sia, in realtà, servito; i titoli di coda ci risparmiano questa sofferenza, anche se vediamo venire a mancare … la sua nuova amica transessuale, la sua unica amica

la dottoressa Eve invece, con una cena congela nel ricordo il suo desiderio più intellettuale che erotico, di vivere insieme a Ron. per poi finire a sposare sì, in quel caso la causa, solo dopo però essere stata bruciata sul lavoro, per non avere adottato le strategie imposte dalle major

si sviluppa molto approfonditamente — forse troppo — il tema dello spaccio, rendendo a tratti il film una farsa, simile a quella inscenata in Blow (2001).

il senso di onnipotenza dei protagonisti, presente in entrambi i film, gli offusca lo sguardo, gli distrae dalle reali esigenze fino a che, nel nostro caso, non viene a mancare Rayon.

da quel momento il business passa in secondo piano, il cerchio delle amicizie si fa molto più largo, fino a diventare il protagonista, perché l’aids è un dramma da affrontare con l’aiuto di altri — non in solitudine.

più che un film di etero, che strizza l’occhio a L’ultimo buscadero (1972), è un film di travestiti e di travestimenti; i primi sono ricostruzioni di donne che il protagonista tiene a debita distanza, ma da cui si sente a tratti conquistato; i secondi sono più che altro dei lasciapassare per nascondere l’uomo malato invece che per trafficare meglio, impersonando stimabili professionisti.

in rapporto tra uomo e animale, forse toccato troppo velocemente non si ripresenta più, o quasi, per il resto del film.