CivicHackingIT — Diario di un progetto vol. 3

Rieccoci.

Forse anche tu stai scrivendo un libro, come me, e non sai dove sbattere la testa, sempre come me. Forse, invece, ti incuriosisce l’aspetto artigianale della scrittura, sempre come succede a me. Forse, ti interessa solo questo progetto specifico e stai in ansia perché non vedi l’ora che esca, di nuovo, come me.

In ogni caso, qui ti racconto qualche altra cosa sulla scrittura di un saggio. Come gli strumenti di cui ho già parlato, non ti salveranno in caso di pericolo mortale nella foresta della scrittura, ma camminare con uno zaino buono è sempre meglio di non avere nulla.

Prima di tutto, scarpe comode!

Se scrivere un libro è come dare vita ad una foresta, è chiaro che devi servirti di scarpe comode. Fuor di metafora, le mie scarpe comode hanno un unico nome: Scrivener — un software pensato appositamente per gestire la scrittura. Se stai pensando: “ma non mi basta quello che c’è già nel computer?”, la mia risposta è che, tra Scrivener e qualsiasi altro programma di videoscrittura, c’è la stessa differenza che c’è tra essere dispersi nel bosco a piedi nudi o con un buon paio di scarponi da montagna.

Oltre a permetterti di scrivere, ti permette di raccogliere idee, organizzare capitoli, correggere bozze (senza perdere la versione precedente), di creare caos ordinato, di confrontare due versioni di ciò che hai scritto, di avere una timeline sottomano e molto altro. Non mi pagano per parlarne (anzi, l’ho comprato. Per ben due volte perché “oh, c’è una cosa che ti permette di averlo per Mac e pc… Prendiamo l’altra!”), ma ne sono davvero entusiasta.

Scrivener è praticamente un Word sotto steroidi! Ma andiamo con ordine.

Prima di cominciare, una piccola avvertenza: dato che è uno strumento così complesso, il tempo che ci vuole per imparare ad usarlo bene è parecchio (gli sviluppatori lo sanno e — almeno fino al 2017 — danno un periodo di prova di 30 giorni — in realtà di 30 aperture).

Io lo adoro soprattutto per tre motivi:

  1. tutto è in un unico posto. Non dover aprire 100 cartelle, 50 finestre sul browser e 46 libri mi aiuta moltissimo a restare concentrata. Nel progetto di Scrivener ci va solo quello che mi serve per quello specifico progetto: esporto le pagine web, copio le immagini, importo le citazioni e apro una cosa sola su cui lavoro. Non so se a te capita, ma prima la cosa andava più o meno così: aprivo una cartella, mi rendevo conto che non era ordinata, la sistemavo, era finito il tempo che avevo per scrivere. Aprivo il browser per cercare la cosa che avevo salvato chissà dove — e chissà quando — e “oh, a wild social network appears” e addio pomeriggio. Aprivo il libro per cercare la citazione e mi perdevo a rileggermelo tutto. Insomma, Scrivener è come la guardia nel Panopticon: basta solo l’idea che ci sia per farmi comportare bene :).
  2. Posso dividere lo schermo. Ora, sono più che sicura che ci sia un modo per lavorare a due documenti affiancati anche fuori da Scrivener, ma io sono ignorante e non lo conosco. Lavorare su due testi affiancati mi permette di giocare con le parole, tenere bene in vista le istruzioni (o la guida editoriale), tradurre velocemente. Questa è una di quelle funzioni che uso, ma non quanto
  3. la scrittura a schermo intero. Per Scrivener, lo schermo intero è lo schermo intero. Niente barre (se non una piccola a scomparsa in basso), niente messaggi dal pc, niente di niente. Solo parole. Le tue parole (il mio schermo è 21” in 16:9 quindi un sacco di parole mie): chiare, leggibili, protagoniste. Il mio schermo enorme mi permette anche di essere colpita come da un pugno in faccia dagli errori di battitura che faccio, ma questa è un’altra storia.

Tre cose che, invece, non mi piacciono per niente (giusto per mantenere un po’ di oggettività e di equilibrio).

  1. Non ti permette di lavorare in modalità multiautore, il che si traduce in io che ho il mio progetto, Matteo ha il suo e, una volta alla settimana, facciamo il punto.
  2. Lo uso da anni e ancora non ho capito come sfruttarlo al 100%.
  3. Il “compile” (l’esportazione) è un po’ macchinoso.

Queste cose sono sicuramente mancanze mie: data l’alta percentuale di autori che lo usano, sono certa che da qualche parte c’è un comodo tutorial su come fare agevolmente tutto ciò che me lo fa odiare. Il problema è che il web è grande e io questo tutorial non l’ho ancora trovato (in compenso, ne ho trovato altre centinaia che mi hanno insegnato tutto quello che so, riguardo a questo World sotto steroidi).

Non dimenticarti il kit di primo soccorso

Se non hai un cerotto nel portafoglio (o nella bustina con i trucchi/assorbenti), forse non sei una persona distratta come me (riesco a tagliarmi sfogliando un libro in biblioteca, giusto per farti capire). Per me è impensabile uscire di casa senza un paio di cerotti e un paio di salviettine disinfettanti. Molto spesso, non finiranno sulle mie ferite, ma lo sguardo di pura ammirazione che hanno le persone quando li offro, mi fa sempre sorridere: per una bazzecola, sembra che tu sia l’adulto più responsabile del gruppo (non lo sono). Abbandonando le divagazioni, anche per la scrittura ti serve un piccolo kit di primo soccorso. Mettici:

  • un buon paio di vocabolari (per l’italiano, io uso Treccani e Garzanti, entrambi nella loro versione online);
  • un fidato dizionario dei sinonimi (per i sinonimi italiani mi trovo molto bene con quello del Corriere);
  • l’attitudine a cercare (per esempio, io mi trovo spesso a cercare conferma di come si scrivono le parole. Google aiuta, ma il sito e il forum dell’Accademia della Crusca, aiutano molto di più. Tedioso? Certo, ma non puoi pensare di mandare in stampa cose con errori ortografici. Almeno io arrossisco al solo pensiero di quanto posso sembrare ignorante per un errore lasciato per pigrizia.);
  • un ottimo manuale di redazione (fidati, anche se scrivi da sempre hai bisogno di un ripasso);
  • una guida di stile personalizzata (io ho la mia personale e quella di questo progetto specifico. Se non hai idea di cosa sia una guida di stile, Luisa Carrada ne ha raccolte di meravigliose);
  • pc, carta e stampante (perché niente ti fa vedere gli errori come leggere su carta quello che hai scritto. Noi siamo in due, ognuno col suo stile, è assolutamente impensabile che le osservazioni ce le scambiamo a cena o, peggio, a colazione con il caffè ancora in mano).

Al posto delle salviettine disinfettanti, un consiglio: preparati a “kill your darlings!“. Anche se sei qui per caso e non ci siamo mai parlati, ti garantisco che anche tu ce li hai! I miei sono: verbosità, metafore e parole desuete.

Circondati di bellezza

Non aspettare di essere nella foresta, ma armati di cose carine: le userai più volentieri e, di nuovo, farai crescere la tua produttività.

Io e Matteo abbiamo due scuole di pensiero diverse: io sono per le cose visive, lui meno.

Quindi, le mie cose carine sono visivamente pucciose: un meraviglioso calendario mensile di Frannerd, un’illustratrice cilena che seguo su YouTube (e dovresti anche tu), mappe mentali, post-it, cancelleria, sfondi per il pc e altre facezie. Matteo ha scoperto la grande gioia del rumore bianco (se ti piace quello “naturale” la BBC ha fatto dei lunghissimi video con questo tipo di suoni; se ti piacciono altri tipi di rumore bianco ambient-mixer fa per te, in sottofondo puoi avere Hogwarts o l’appartamento di Sherlock o qualsiasi altra cosa ti piaccia).

Come ho già detto, tutte queste cose sono trucchetti, niente che ti salvi in caso di pericolo mortale, ma, data la mole del progetto, per me, sono più che importanti.


Pubblicato originariamente su www.erikamarconato.it il 5 febbraio 2018.