Code for America — un remix

Questo post è un remix di vari post di Jennifer Pahlka, CEO e fondatrice di Code for America. Matteo ed io, facendo l’indice del libro, avevamo deciso che senza un minimo contesto internazionale sarebbe stato complicato scrivere un libro sul civic hacking. Dopo un po’ di ricerche, abbiamo capito che, forse, in Italia non sappiamo esattamente come funziona Code for America. Nei prossimi giorni Matteo pubblicherà un post per sfatare alcuni miti (a cui noi per primi credevamo), nel frattempo questa traduzione-remix è utile a fare un po’ di chiarezza sulla filosofia di Code for America. Ho fatto dei tagli e, a volte, riadattato il fraseggio di Jennifer Pahlka, ma il succo è tutto suo.

I blogpost originali sono:

I blogpost originali sono distribuiti con licenza MIT.


Far crescere la cittadinanza con la trasparenza e l’ascolto attivo

Cit-ta-di-nan-za [tʃit:adi’nantsa]
- sostantivo femminile
1. La condizione di essere investito con i diritti, i privilegi e i doveri di un cittadino.
2. La caratteristica di un individuo visto come membro della società; comportamento in termini di doveri, obblighi e funzioni di un cittadino: un premio di buona cittadinanza.

Quando parliamo di governo aperto o di trasparenza, c’è l’assunzione che l’obiettivo sia cambiare il comportamento di vari attori del governo. Questo può essere vero, ma la trasparenza — a livello più quotidiano, terra-terra — ha un aspetto che viene discusso molto meno: l’opportunità di cambiare anche la prospettiva dei cittadini. Il governo aperto è un’occasione per costruire fiducia e per aiutare i cittadini a vedere i loro bisogni individuali come parte di un tutto, come parte di un contesto sociale più grande. Fammi spiegare meglio cosa intendo, partendo da alcune apllicazioni web che vorremmo costruire grazie a Code for America.

Ad oggi, in molte città americane, quando segnali che qualcosa ha bisogno di essere aggiustato (diciamo, ad esempio, una buca nella strada), la tua richiesta, di fatto, si perde tra gli ingranaggi dell’amministrazione della città. Se hai fortuna, quando il problema sarà risolto potresti ricevere un messaggio o una notifica che ti avvisa della risoluzione (o almeno che attesta che la città pensa sia risolto, perché, a volte, la segnalazione che hai fatto non era sufficientemente specifica da permettere alla città di sapere a QUALE buca ti riferivi). Nel frattempo, la tua richiesta è invisibile per te. Gli ingranaggi sono poco chiari e oscurano il percorso della tua segnalazione: viene indirizzata al dipartimento giusto, messa nella lista delle priorità e, finalmente, presa in carico, ma tu non lo puoi vedere. Ecco perché trasparenza: parliamo di vedere all’interno del processo. A Code for America immaginiamo applicazioni che ti permettano di vedere lo stato della tua richiesta in qualsiasi momento, un po’ come il numero di tracciamento online che ti fornisce il corriere quando ordini qualcosa online. Dovresti essere in grado di verificare, non solo dove si trova fisicamente la tua richiesta, ma anche, date le scarse risorse disponibili, quali altre richieste sono in concorrenza con la tua.

Questa trasparenza rende possibile verificare come la città si sta tenendo al passo con le richieste, il rendimento nel tempo, quali quartieri ricevono assistenza per primi, etc. Questa è una buona cosa. Ma quando vedi le altre richieste in coda e ti rendi conto che il tuo problema è uno dei tanti, non è più solo il governo ad essere più controllabile, ma anche tu come cittadino. Se non altro, questa consapevolezza cambierà la tua prospettiva. È facile lamentarsi di una lampadina che non è stata sostituita nella tua strada: se tu potessi vedere una lista di tutte le lampadine che non sono state cambiate e vedere anche che dozzine di persone si sono lamentate dell’aumento del crimine dovuto ad una lampadina rotta in un’altra parte della città e che quelle persone sono davvero in difficoltà, potresti trovarti a pensare “forse è più importante cambiare quelle lampadine, rispetto a quella sulla mia strada!”. Questo è un guizzo di cittadinanza: quando i bisogni di un gruppo più ampio hanno la precedenza rispetto ai bisogni di un singolo. Anche se hai pensato “cavolo, la città dovrebbe sapere che quella luce dovrebbe avere priorità, chissà se posso aiutare a scrivere il software che gestisce le code!”, è un guizzo di cittadinanza. Sia che tu veda il tuo posto in una comunità più ampia, sia che tu voglia aiutare a risolvere il problema, se ti trovi di fronte ad una macchina opaca, il tuo destino è sbattere contro un muro di gomma. I governi (in numero sempre minore, a dire il vero) possono essere timorosi quando si tratta di rendere chiari i loro funzionamenti interni e la lista di “panni sporchi” problematici, ma quando proteggono i loro elettori da quella conoscenza, ne scoraggiano anche la pratica di cittadinanza.

La trasparenza è un problema di politiche, ma la resa dei conti è nel design del software (forse è questo che intendeva Lawrence Lessig con “il codice è legge”). Il modo in cui sono progettate le applicazioni o i siti web che fanno interagire cittadini e governo è importante. Può promuovere o frustrare la trasparenza; può promuovere o frustrare la nozione di cittadinanza. Può anche generare delle sensazioni: essere ascoltati o essere ignorati. Pensa a come ti senti quando esponi un problema e il tuo interlocutore usa l’ascolto attivo per assicurarsi di aver capito bene cosa intendevi. Confrontalo con la risposta “va bene, grazie, abbiamo capito”. Quest’ultima ti chiude la porta in faccia, mentre la prima ti fa capire che il tuo contributo è importante — e che altre segnalazioni sono ben accette. Un software che usa il primo tipo di risposta e poi ti invita a prendere parte al processo per risolvere il tuo problema ti aiuterà a sentirti partecipe: corrisponde alla natura duplice della cittadinanza — hai diritti e privilegi, ma anche doveri.
La trasparenza diventa una forma di ascolto attivo: gli effetti sottili che incoraggiano i momenti di cittadinanza sono decisamente sottostimati nel dialogo sulle responsabilità del governo.


Code for America — CC BY NC

Stiamo ufficialmente cercando “fellows”

Oggi Code for America comincia a cercare persone per un altro tipo di servizi. Ognuno di noi ha qualcosa di unico da offrire, quando si tratta di migliorare il nostro paese: se hai un talento per la tecnologia che attira davvero le persone, questo programma potrebbe essere il modo migliore per te per fare davvero la differenza. Non rischierai la vita, ma sarà comunque una sfida: testerà i tuoi limiti e ti darà nuove competenze. Svilupperai un nuovo punto di vista e sarà decisamente gratificante. Prendendo il detto in prestito dai Corpi di Pace, sarà il lavoro più duro che mai amerai. […]
Chi cerchiamo? Chiunque abbia le competenze e la passione per migliorare le città attraverso la tecnologia. Molti di voi saranno all’inizio della propria carriera, ma altri avranno lavorato nell’IT per anni e cercano solo un’occasione per fare qualcosa di altruistico e importante. Ognuno di voi vorrebbe vedere il proprio lavoro fare la differenza nelle città e cambiare il modo in cui lavora il governo.

Stiamo costruendo piccole squadre di progetto, quindi non stiamo cercando solo sviluppatori. Abbiamo bisogno di designer, product manager e ricercatori. Abbiamo bisogno di persone che portino le nuove tecnologie nei governi delle città per aiutare a far sbocciare il cambiamento. Abbiamo bisogno di persone intelligenti, appassionate e diplomatiche che capiscano come le cose possano migliorare — e siano in grado di convincere gli altri riguardo alla possibilità di provare qualcosa di nuovo.


Code for America — CC BY NC

Cittadini, dateci una mano, non solo le vostre voci.

Code for America è stata ispirata da molte persone, ma da nessuno più di Tim O’Reilly. Ho avuto il piacere di lavorare con Tim per gli scorsi quattro anni, sviluppando il progetto che lui, Dale Dougherty e le persone di TechWeb (che allora era MediaLive) lanciarono nel 2004. Per quanto sia stato affascinante illustrare l’impatto sulle aziende del web come piattoforma, l’applicazione di questi principi al governo è dove le cose hanno davvero preso il volo.

Oggi, sono tra il pubblico della fiera Gov 2.0 Expo e ascolto Tim spiegare la sua visione di un governo come piattaforma. Ha preso in prestito una metafora di Don Kettl sul governo come distributore automatico (ossia dove metti i tuoi soldi e ti esce il servizio che ti serve) e ha chiesto di reimmaginare il governo come piattaforma per azioni collettive. Come risultato, gli impiegati governativi devono pensarsi meno come AOL nei giorni felici, quanto come la Apple che abilita centinaia di applicazioni di terze parti per l’iPhone. Nel modello “distributore automatico”, se i cittadini vogliono cambiare qualcosa (per così dire), tutto ciò che possiamo fare è scuotere la macchinetta. Se il governo costruisse una piattaforma che abilita la partecipazione, i cittadini potrebbero creare il cambiamento che desiderano.

Avendo lavorato con sviluppatori e designer talentuosi dei mondi dei videogiochi e del web per anni, so quanta capacità creativa c’è lì fuori e quanto sia importante per loro avere un impatto. Speriamo che Code for America abiliti, non solo più voci per segnalare i problemi, ma anche più mani per lavorarci.


Code for America — CC BY NC

Sul governo grande e piccolo. E sulle erbacce.

Il governo è un meccanismo per far funzionare la società, per permettere a gruppi di persone di vivere insieme con una certa armonia, per rendere possibile raggiungere risultati migliori di quanto si potrebbe fare come singole persone. I bisogni del gruppo sono i bisogni degli individui resi su scala più grande e le società, come ognuno di noi, hanno sia grandi ambizioni che bisogni quotidiani. Quello che ci dice la conversazione su “open cities”, “gov 2.0” o comunque lo si voglia chiamare, è che, se vogliamo smettere di litigare su governo centrale contro piccole municipalità, spesa o intrusione, dobbiamo cominciare a pensare a governo centrale più piccole municipalità, a grandi ambizioni e necessità quotidiane, ma, soprattutto, al nostro ruolo di cittadini in entrambi i casi. A questo punto dell’evoluzione della nostra società, nè il governo su larga scala, nè quello su scala piccola possono essere un servizio preconfezionato e delegato che paghiamo, per poi dimenticarcene. Non funziona. Punto. Il costo di un governo “distributore automatico”, sia dal punto di vista finanziario che da qualsiasi altro punto di vista, è diventato troppo alto. Tutti dobbiamo imparare a strappare le erbacce mentre camminiamo e dobbiamo puntare ad obiettivi che, a prima vista, sembrano bizzarri — tipo mandare l’uomo sulla luna, sequenziare il genoma umano o lanciare una rete di satelliti che renda possibile localizzarci con uno scarto di pochi metri.