Perché ”openness” — non solo la tecnologia — deve essere il cuore dell’economia digitale

Questo blogpost è una traduzione di Why openness, not technology alone, must be the heart of the digital economy di Rufus Pollock, presidente di Open Knowledge International (https://okfn.org).

Ho riportato i link originali da lui indicati nel suo pezzo (quindi rimandano a cose in inglese).

La foto nell’articolo è di takomablbelot.


Quando Johannes Gutenberg inventò la stampa nel 1440 fu — esattamente come internet ai giorni nostri — uno sviluppo rivoluzionario. Prima della macchina da stampa, si stima ci fossero solo 30.000 libri in tutta Europa. Cinquant’anni dopo se ne trovavano più di dieci milioni. Nei successivi 500 anni, l’invenzione di Gutenberg ha trasformato il nostro modo di condividere la conoscenza e ha aiutato a creare il mondo come lo conosciamo oggi.

Appena un secolo dopo (il 6 ottobre 1536) un uomo chiamato William Tyndale fu bruciato sul rogo come eretico per aver creato la Bibbia in inglese che portava il suo nome. Ad appena 40 anni, Tyndale era cresciuto in un mondo trasformato dall’invenzione di Gutenberg. Educato a Cambridge, Tyndale divenne uno studioso e un prete. All’epoca era proibito e considerato eretico tradurre la Bibbia dal latino. La ragione era molto semplice: il controllo delle informazioni in essa contenute forniva un potere immenso.

Pochissimi sapevano leggere il latino, perfino tra gli aristocratici. Assicurandosi che la Bibbia restasse solo in latino, il Papa e i prelati della Chiesa Cattolica mantenevano il controllo delle informazioni in essa contenute. Il che permetteva alla Chiesa di esercitare la propria autorità religiosa e, anche, di mantenere il potere temporale, nonché di creare entrate economiche, ad esempio inventando sacramenti “a pagamento” non previsti dalle Scritture (i più vergognosi erano le indulgenze che permettevano l’assoluzione di tutti i peccati di chi le acquistava).

Tyndale era un libero pensatore. Ispirato dall’appello di Martin Lutero alla riforma, diventò un combattente medioevale per la libertà di informazione. Tyndale era deciso a liberare le informazioni grazie alla traduzione della Bibbia in inglese. Tra il 1524 e il 1527, diede vita alla prima traduzione inglese della Bibbia, facendola stampare e inviare in Inghilterra dall’estero in segreto, per evitare le persecuzioni. Nonostante queste copie tradotte fossero pubblicamente bandite e bruciate sul rogo, il lavoro di Tyndale si diffuse velocemente, permettendo alle persone comuni di accedere alla Bibbia e piantando i semi della Riforma inglese.

Facendo un rapido balzo in avanti, oggi stiamo vivendo un’altra rivoluzione informativa, in quanto le tecnologie digitali, come internet, cambiano il modo in cui le informazioni vengono create e diffuse. Il nostro mondo sembra molto diverso da quello di Tyndale e Gutenberg, ma possiamo tuttora imparare molto da loro.

La tecnologia di Gutenberg può aver creato le fondamenta del cambiamento, ma la stampa avrebbe potuto benissimo essere usata per produrre più Bibbie in latino per i preti, non producendo nessun sbilanciamento di potere. Sono stati gli sforzi di traduzione di Tyndale per renderne più democratico l’accesso a creare il vero cambiamento: la macchina a stampa era solo il mezzo per diffondere il messaggio alle masse. Grazie a questa decisione, Tyndale ha permesso alle persone comuni di capire, pensare e decidere per loro stessi. Questa era la veste dell’informazione libera: libertà, responsabilizzazione e cambiamento sociale.

Il potere della conoscenza, nel Sedicesimo secolo, derivava dal controllo della Bibbia. Oggi, nel nostro mondo governato dai dati, questo potere comprende molte più cose: tutto! A partire dalle mappe fino alle medicine, dai sonetti alle statistiche. Quindi, al giorno d’oggi, abbiamo bisogno di aprire i dati e le informazioni di interesse pubblico, rendendoli liberamente disponibili a chiunque per qualsiasi scopo, costruendo insieme una maggiore comprensione ed una conoscenza più chiara a partire da essi.

La tecnologia a cui nessuno può accedere non è più utile di un libro che nessuno può leggere.

A dire il vero, abbiamo già esempi concreti di come si potrebbe fare. Ad esempio, OpenStreetMap è un servizio di cartografia aperto e globale, basato su risorse liberamente accessibili. OpenTrials è un database di esperimenti clinici e studi medici; i software Open Source, come Linux e Android, stanno alla base dell’80% di tutti gli smartphone e, ovviamente, ci sono moltissime ricerche finanziate pubblicamente rese disponibili grazie all’Open Access.

La storia di Tyndale sottolinea il ruolo cruciale dell’openness: troppo spesso ci concentriamo sulla tecnologia, dimenticandoci della cornice di leggi, proprietà e potere in cui la tecnologia opera. Abbaggliati dall’incredibile velocità del cambiamento tecnologico, siamo portati a pensare che la tecnologia dell’informazione sia la soluzione. Dovremmo concentrarci, invece, sullo scopo, sul potere e sulle politiche della tecnologia dell’informazione, senza presupporre che abbiano un goal positivo a prescindere. Facciamola semplice: il mezzo non è il messaggio e l’architettura aperta di internet non garantisce da sola che il mondo sia un posto più democratico o più aperto (come dimostrano gli eventi del 2016).

Se abbiamo bisogno di ricordarci di questo semplice fatto, basta rivolgersi alla radio o alla TV via cavo. Le cose che si dicevano della radio negli Anni Venti suonano stranamente familiari alle prime visioni utopistiche su internet: la radio rivoluzionerà la comunicazione tra umani, creando un mondo di pari in cui tutti possono trasmettere, rendendo possibile una democrazia nuova e migliore. La radio può aver mantenuto il lato tecnologico della sua promessa, ma non il lato sociale. Ben distante da una democrazia comunicativa tra pari, la radio che abbiamo è un mezzo ad una direzione, dominato da emittenti statali e alcune enormi aziende.

Allo stesso modo, guardiamo ad internet nel Ventunesimo secolo ed è chiaro che la gratuità di trasmissione abilita la creazione di imperi e sciacalli dell’informazione, facendo lo stesso per la democrazia digitale e l’informazione egualitaria. La moderna tecnologia dell’informazione offre opportunità senza precedenti per la sorveglianza — come dimostra il Investigatory Powers Act appena promulgato in Inghilterra — e per la manipolazione delle informazioni stesse. La facilità di utilizzo è la stessa, sia che si tratti di sfruttamento che di responsabilizzazione.

Il che ci riporta a Tyndale. Lui ha colto le possibilità offerte dalla stampa e le ha coniugate con l’openness. Così facendo ha creato qualcosa di veramente innovativo: molte versioni moderne della Bibbia includono ampie parti della traduzione di Tyndale. Lo stesso vale per noi: in tutte le aree del sapere — dai database alle formule dei medicinali — dobbiamo unire le possibilità offerte dal digitale e una politica di apertura. Solo mettendo l’openness al centro dell’Era dell’Informazione possiamo realizzarne completamente il potenziale, a prescindere che sia utilizzato per esprimere creatività e collaborazione o libertà e giustizia.