Tecnologie civiche o business civici? Le tecnologie digitali non aiuteranno la democrazia se non ne adottano i principi fondanti.

Questa è la traduzione di Civic Tech or Civic Business? Digital technology will not help democracy without adopting its foundations, scritto da Regards Citoyen per il blog di Open Knowledge Foundation. Il pezzo originale è stato pubblicato il 15 febbraio 2017 a seguito del summit dell’Open Government Partnership a Parigi.

In calce, c’è una breve descrizione di Regards Citoyens.


Questo blogpost è stato scritto per RegardsCitoyens.org ed è stato tradotto in francese da Pierre Chrzanowski e Samuel Goëta (Open Knowledge Francia).

La società civile non ha aspettato la parola d’ordine “tecnologie civiche” per creare tecnologie digitali utili all’innovazione democratica. Da quando si è diffuso questo termine trendy, però, ci sono state moltissime iniziative che dichiaravano di farne parte, senza però rispettare i principi fondanti della democrazia.

Le tecnologie digitali non sono democratiche di per sé. Limitarsi ad utilizzarle potrebbe non essere abbastanza per affrontare la scommessa democratica, anzi, proprio il contrario. Avere una fede cieca nella tecnologia apre la porta ad una perdita di sovranità e di controllo democratico. C’è una ragione se il movimento globale “Open Government” ha gettato le basi sulle dinamiche dell’Open Data e la gestione collaborativa della Rete, entrambe fortemente connesse ai principi della trasparenza democratica, della deliberazione pubblica e delle comunità Open Source. Non sarebbe accettabile che la trasformazione digitale della vita democratica vada a braccetto con la creazione di monopoli lucrativi, i cui meccanismi siano nascosti alla società stessa. Questa transizione digitale deve, quindi, almeno rispettare scrupolosamente il livello di trasparenza e sovranità del nostro patrimonio democratico.

Il summit globale dell’Open Government Partnership è stato una nuova opportunità per osservare le autorità pubbliche vantarsi, sostenere e annunciare pubblicamente con orgoglio l’uso — o addirittura la promozione — di strumenti di varie startup di “civic business” che rifiutano apertamente di aderire ai principi democratici. Alcune di queste aziende, come Cap Collective (una startup a capo anche di Parlement&Citoyens, che vende il proprio strumento proprietario per le consultazioni pubbliche al Governo francese per la maggior parte delle sue iniziative di partecipazione), hanno affermato per anni, a scopo puramente pubblicitario, di aderire ai principi di trasparenza e di apertura, ma, nella realtà, non li hanno mai applicati. Questa è la ragione per cui oggi diventa particolarmente urgente affermare di nuovo che ogni progetto digitale democratico deve essere basato su codice Open Source, assicurando diversità, trasparenza, partecipazione e collaborazione, che sono i principi base che governano l’Open Government.

Sebbene Regards Citoyens non si dedichi principalmente alla promozione del software libero (molte organizzazioni — tipo April o Framasoft — lo fanno già benissimo a livello nazionale), è comunque un elemento chiave del nostro statuto e di tutti i nostri progetti. Non è una presa di posizione dogmatica, purista o tecnologica. Si tratta più di una scelta etica. Fino ad oggi, la democrazia ha dovuto equipaggiarsi con strumenti quali il conteggio collaborativo dei voti, i giornali ufficiali e deliberazioni pubbliche per garantire un minimo di trasparenza e parità di accesso alla vita pubblica e fornire un livello sufficiente di fiducia ai cittadini. È essenziale che gli stessi principi siano ora applicati agli strumenti digitali che puntano ad accompagnare le istituzioni pubbliche nella nostra democrazia moderna.

Se “il codice è legge (code is law)”, solamente il software libero può assicurare la trasparenza e l’amministrazione collettiva di suddetto codice, entrambe essenziali per creare fiducia in queste nuove “leggi”. Questo è il punto centrale dei problemi legati alla trasparenza degli algoritmi che partecipano al processo decisionale pubblico. Rilasciare i dati che vengono generati in formato Open Data è parimenti necessario, ma come ha detto molto bene Valentin Chaput “in retrospettiva, pubblicare un dataset da una piattaforma non verificabile non è una garanzia sufficiente che il dato non sia stato manipolato”. Su NosDeputes.fr (il sito di monitoraggio parlamentare di Regards Citoyens) e sulle sue visualizzazioni delle attività parlamentari, ad esempio, è cruciale che chiunque possa controllare che il nostro algoritmo non sviluppi alcun trattamento discriminatorio per uno specifico membro del Parlamento o gruppo politico.

Invitare in pompa magna ferventi sostenitori delle licenze e del software libero conosciuti in tutto il mondo, come Lawrence Lessig, Audrey Tang, Pablo Soto, Rufus Pollock o mySociety, mentre si promuovono iniziative che si rifiutano di aderire a quei principi può essere chiamato in modo puro e semplice “open-washing” [gioco di parole tra Open e whitewashing, che significa insabbiamento, N.d.T.]. Il fatto che il Segretario francese responsabile delle questioni digitali possa organizzare e animare una panoramica internazionale sulle tecnologie civiche durante il summit OGP, mentre la Francia è rappresentata solo da un’iniziativa che è l’unica nella discussione a vendere software proprietario, è particolarmente caricaturale e trasmette un’immagine disastrosa della Francia tra questi ambasciatori internazionali della democrazia digitale.

Ciononostante, questo non significa che l’uso di strumenti digitali per sostenere la democrazia sia incompatibile con ogni forma di remunerazione per gli attori delle tecnologie civiche! Come sosteniamo che sia giusto che i funzionari eletti ricevano un equo compenso e riconosciamo che molti decisori pubblici hanno uno stipendio basso, se comparato alle loro responsabilità, allo stesso modo consideriamo che la remunerazione di sviluppatori e animatori degli strumenti legati alle tecnologie civiche sia un problema enorme. Questo dibattito non deve dimenticare, in ogni caso, che la democrazia vive soprattutto grazie ad azioni volontarie. Ad esempio, gli attivisti politici che si impegnano in una campagna sapendo che non saranno eletti, o i cittadini che si mobilitano per mesi per influenzare una decisione politica.

Sfortunatamente, molto spesso i civic business riproducono dogmaticamente i modelli economici noti, dimenticandosi degli spazi e dei problemi in cui operano, esonerandosi dai valori democratici essenziali. Riproponendo modelli autoritari di startup e altri tipi di incubatori, le tecnologie civiche potrebbero produrre nepotismo, conflitti d’interesse e attori che vogliono solamente arricchirsi e avere più potere per sé stessi. Ci sono comunque molte aziende che hanno capito perfettamente che esistono anche modelli di business compatibili con l’Open Government, con la produzione e l’uso di software Open Source e con la trasparenza degli algoritmi.

Chiunque può essere Open! Basta semplicemente applicare gli stessi requisiti di emblematicità e trasparenza alle nostre strutture. Il nostro workshop dedicato alla Trasparenza applicata alle ONG durante il summit OGP era focalizzato su questa questione e includeva molte azioni chiave, semplici ma essenziali, a cui la società civile può partecipare: software libero e Open Data, ovviamente, ma anche adottare un governo aperto più orizzontale, pubblicando, ad esempio, conti dettagliati, dichiarazioni degli interessi dei rappresentanti, verbali delle riunioni oppure anche aprirsi alla supervisione o alla partecipazione di tutti alle riunioni e ai lavori in corso… Tante azioni di apertura che possono diventare utili per le strutture che le adottano e senza le quali (ma non esclusivamente senza queste) la crescente tecnologia civica francese potrebbe purtroppo perdere la sua anima.

La tecnologia digitale non rinnoverà la democrazia alimentando la sfiducia con maggiore trasparenza.


Cos’è Regards Citoyens?

Regards Citoyens è un’organizzazione francese di cittadini che fanno volontariato in tutte le regioni per fornire una comprensione migliore delle istituzioni democratiche della Francia attraverso il riuso delle informazioni pubbliche. Promuoviamo attivamente i principi degli Open Data pubblici in Francia dal 2009 e creiamo progetti web usando dati pubblici per fornire strumenti per facilitare un dialogo migliore tra i cittadini e i loro rappresentanti. La nostra iniziativa più nota è il sito web di monitoraggio: NosDeputes.fr. Scopri di più su RegardsCitoyens.org.


Quello che hai letto ti sembra interessante? Ne parliamo anche nella nostra newsletter: un appuntamento settimanale per riflettere su civic hacking, Open Data e tutto quello che ci sta attorno. Se ti vuoi iscrivere alla newsletter, questo è il link (promettiamo di non rompere le scatole)! Se già segui la newsletter e vuoi farci sapere che la apprezzi, PayPal è un buon modo.