Coccodrilli dal cilindro
6
Agosto 2015: Racconto 6


Festa del Santo Patrono

Un racconto di Alessandro Lusitani
Illustrazione di Tania Ciurca

Sull’Autosole scorrevano cascine di argilla e malta, più in là terra piatta fino alla curvatura dell’orizzonte. Alfio guidava verso casa e tutto era così familiare e nauseante.
Prese la prima uscita dopo il casolare abbandonato, che da sempre annunciava l’arrivo al paese. Il muschio e le edere si aggrappavano con gli artigli dal suolo agli spioventi. Un albero dalle spaccature del pavimento si gonfiava fino al primo piano, rompeva una finestra, penetrava nella muratura, ritrovava la luce dopo avere soffocato la cascina dall’interno.

«Come stai, papà?».
«Sto morendo».
Alfio trovò quella risposta piuttosto stupida. Rispose in modo ancora più stupido.
«Lo so».
Com’era strano vederlo a letto con quei tubi, nella camera dei suoi che era diventata una stanza d’ospedale. Suo padre era sempre stato un uomo forte. Ora moriva placidamente, da timorato di Dio.
«Non devi avere paura» aggiunse dopo qualche minuto, cedendo al vecchio che non parlava. Alfio sapeva di essere sotto accusa, lo leggeva in quegli occhi severi e in quel silenzio. Lui e la sua vita ‘dissoluta’ lontano dalla provincia.
«Non ho paura. Chi ha fede non deve averne».
Lo era sempre stato, sotto accusa. Ma ora papà non aveva più tempo per dimenticarsi di odiare suo figlio. Senza grida o gesti plateali. Odiava con la calma e con un grande zelo.
«Ora lasciamo riposare tuo padre» disse la mamma. Alfio la raggiunse in soggiorno.

«Come sta Marta?».
«Lei è… Non stiamo più insieme, mamma».
«Oh, mi dispiace».
Perché aveva bisogno di sentirselo dire se già lo sapeva.
«Non importa» continuò mamma «non andava bene».
Ecco perché ne aveva bisogno.
La voce di sua madre tratteneva a stento l’entusiasmo. Suo marito moriva, ma almeno su qualcosa aveva vinto lei. Lo sapeva dall’inizio che sarebbe stata una relazione fallimentare, così, senza Dio e senza pudore.

Le cene a casa dei suoi: Alfio a capo chino che mangiava tanto velocemente da essere sempre il primo a finire tutte le portate.
Marta che parlava delle grafiche a cui stava lavorando, o commentava le notizie del telegiornale.
Il vecchio che ostentava il suo sdegno da conservatore con parole a mezza bocca. E con le insinuazioni di chi non ha bisogno di infierire, perché è già chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.
Non sarà stato mica un lavoro vero, quello di Marta. Non era più una ragazzina, e cosa aveva combinato?
Mamma che se ne stava zitta tutto il tempo e poi si rivolgeva a Marta con finto garbo, “Ormai è parecchio che siete sposati, cioè, anzi, che vivete assieme. Quanto tempo, anni”.
Non li voleva davvero i nipotini. Bisognava solo mettere in dubbio la sanità della loro relazione. Alfio se ne era andato di casa così giovane, e mica per sposarsi come i cristiani, ma per convivere e fare la vita degli animali.

«E tu come ti senti?».
«Bene». Sembrava stanca e invecchiata.
«Forse sarebbe meglio se facessimo venire qualcuno a prendersi cura di papà, ogni tanto. Per un po’ ci sarò io, ma è meglio che tu, da sola, non…».
«È un peccato che papà non possa uscire a vedere la fiera quest’anno» disse mamma indicando la camera da letto con un cenno del capo.

La fiera: il paese era preso da una inutile e ridicola frenesia. Il corso brulicante di famiglie, i panini con la porchetta, dei tizi con i capelli bianchi che sistemavano i fari alogeni sugli ultimi stand, dei bambini con la granita, una penetrante puzza di fritto, gli striscioni che annunciavano l’evento più importante di inizio estate. Il più importante dell’anno, per tutti coloro che non si erano mai allontanati più di cento chilometri dal paese.
Tanto che anche quelli che dicono il “D.. cane” durante le partite di calcio, e quegli altri che non lesinano sulle “Ma..nnaccia” quando perdono a briscola, salivano con l’abito elegante i gradini della chiesa per la messa solenne del patrono.

«Mamma, ma di che cazzo stai parlando?».


Alessandro Lusitani viene da Piacenza, ha diciannove anni ma già qualche capello bianco.

Tania Ciurca è ingegnere del cinema, Web & Graphic designer, Videomaker, illustratrice. Ha 26 anni e vive a Torino. Trovate i suoi lavori qui.


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