Coccodrilli dal cilindro — racconto 19


I nani

Un racconto di Norma Rosso
Illustrazione di Tania Ciurca

«Ciao Ste, ricordati di prendere le medicine. Ci vediamo domani».
Ste è seduto sul divano a fissare la televisione spenta. Io sono già sulla porta, quando mi ricordo dell’appuntamento.
«Ah! Questa sera non chiamarmi se non è più che necessario, ok? Esco con Anna».
Ste si volta al rallentatore, inizia a fissarmi e si mette a limonare l’aria in mia direzione.
Lo mando a fanculo e me ne vado.

Devo ancora passare dai Ferrari prima di andare a casa. Sposto la macchina, anche se abitano a cinquanta metri da Ste.
«Ciao Nico!» sento da dietro mentre sono con la testa dentro al bagagliaio.
«Ciao Michele, come va la bicicletta?».
«È una bomba! Papà mi ha promesso che domani mi toglie le rotelle».
«Magnifico! Senti, ti va di darmi una mano?».
«Certo! Quale prendo?».
«Prendi quello col cappello blu, per favore».
Ci avviamo verso il loro giardino.
«Buona sera Niccolò!» mi saluta la mamma di Michele.
«Buona sera signora Ferrari, come andiamo?».
«Molto bene» fa lei avvicinandosi «volevo parlarti di una cosa. Michi, vai in casa a prendermi le forbici da giardino, per piacere?».
«Si, mamma» sbuffa il bambino.
«È di Ste che volevo parlarti» prosegue la donna mentre sistemiamo per il prato i cinque nani nuovi di zecca.
«Credo stia migliorando, forse sono le nuove medicine, ma sembra più calmo. In una settimana è venuto a rubare solo due nani, era da prima che morisse vostra madre che non ne prendeva così pochi!».

Bene. Grandioso. Sto zitto un attimo.
«Ottimo! Dovrò dire ai Rovere di ridurre l’ordine per la prossima settimana».

Rovere&Figli è il negozio per amanti del giardinaggio più rifornito della zona. Buona parte del suo fatturato lo deve alla malattia di mio fratello e alla sua fissa di rompere in mille pezzi nani da giardino.
Sono 23 anni che compriamo cinque nani a settimana. Prima li comprava mio padre, poi mia madre. Ora io.
Li compro e li metto nel giardino dei Ferrari. Ste li ruba e poi li spacca in mille pezzi sul retro di casa sua. Vive da solo. A parte la storia dei nani, è tranquillo e indipendente. Vado a trovarlo una volta a settimana, per il resto ci sentiamo al telefono.

Saluto Michele e la signora Ferrari e me ne torno a casa. Ho un’ora di tempo prima di uscire e passare a prendere Anna.
È un anno che ci conosciamo. Ci sono buone probabilità che sia la donna della mia vita.
Faccio la doccia, mi vesto. Esco prima del previsto perché ho pensato che sarebbe un gesto carino presentarsi con dei fiori.

Salgo in macchina e squilla il telefono.
Ste. Che cazzo!
«Ste, che c’è?».
«Non si rompe».
«Prova con un martello» e metto giù.
Attacco la radio, mi calmo. Trovo un fioraio sulla strada poco prima di arrivare a casa di Anna.

Sto pagando e Ste mi richiama.
«Non si rompe» fa lui senza nemmeno darmi il tempo di parlare.
«Hai preso le medicine?» gli chiedo.
«Non si rompe» ripete.
«Va bene, arrivo».
Salgo in macchina, chiamo Anna, un contrattempo, ma in un quarto d’ora sono lì.

Mollo la macchina in mezzo al vialetto. Sposto la bici di Michele per entrare dal cancelletto.
La porta è chiusa. Cerco le chiavi e sento la signora Ferrari chiamare suo figlio per la cena.
Entro.
«Ste!» urlo.
Niente.
Prendo il martello dalla cassetta degli attrezzi. Figurati se quello stronzo mi ha dato retta.
Vado verso il retro. Lo sento. Sta gridando.

«Non si rompe» urla sempre più forte «NON SI ROMPE».
Un colpo sordo.
«NON SI ROMPE».
Un altro.
Apro la porta del retro.
Non riesco a trattenermi.
Vomito mentre Ste lo tiene per le caviglie.
Molle.


Norma Rosso è nata nel 1989, vive scrivendo e scrive vivendo, è una fricchettona di prima categoria.

Tania Ciurca è ingegnere del cinema, Web & Graphic designer, Videomaker, illustratrice. Ha 26 anni e vive a Torino. Trovate i suoi lavori qui.


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