Coccodrilli dal cilindro
racconto 28

Ines

Un racconto di Silvia Jah Cannarsa
Illustrazione di Tania Ciurca

Diceva di ricordarsi la prima cosa che aveva visto appena nata. Era un sole giallo, grandissimo. Poi aveva sentito uno schiaffo sul sedere e da lì più nessun altro ricordo fino ai quattro anni.
Ines Salerno ora di anni ne aveva dieci, ma questa storia la raccontava a tutti quelli che avevano voglia di ascoltarla. Spiegava l’intensità della luce del sole e del calore; riusciva a ricordare ogni singolo raggio che le aveva pizzicato il naso, appena uscita dalla pancia della madre.
E poi che tintarella che avrebbe preso ragazzi, si sarebbe abbronzata sicuramente se solo non fosse stata ancora avvolta nel sacco amniotico.
Gli adulti amavano sentirla raccontare queste storie, ridevano sotto i baffi e parlavano della sua intelligenza, della sua curiosità e della fantasia con cui arricchiva la vicenda.
«Diventerà una scrittrice!».
«Per me sarà poetessa in qualche anno».
«Forse farà la cantautrice».
Queste erano le speranze dei parenti che, a Natale, riuniti intorno al tavolo, parlavano del futuro di una bambina così brillante, mentre masticavano arachidi e la nonna ripuliva dalle bucce.
Ines stava sulla porta a compiacersi nel suo vestito blu cobalto, facendo ruotare la gonna a piegoline.
Non pensava di avere una fantasia particolarmente sviluppata: Mara, la sua migliore amica e vicina di banco, sapeva disegnare bellissimi animali che non esistevano, e fate, e principesse di nazioni sconosciute. Quella era immaginazione, l’unica cosa che Ines faceva era raccontare quello che le era successo davvero.

«Non è possibile ricordare qualcosa prima dei tre anni» le disse una volta la maestra.
Ines aveva spalancato gli occhi «E quindi non mi credi?». In anni di resoconto dettagliato aveva imparato a rispondere a tono quando qualcuno le faceva questa obiezione.
«Ti credo, ma quello che voglio dire è che forse te lo sei immaginato».
«Come un sogno?».
«Esattamente come se fosse un sogno, Ines».
Era rimasta un attimo in silenzio guardando la maestra. «Non penso» le aveva risposto «so distinguere i sogni dalla realtà». E così aveva chiuso il round, per quel momento.
Ma non era solo la maestra a mettere in dubbio la sua vicenda, il macellaio sotto casa della nonna e la nonna stessa a volte discutevano di questo suo aneddoto.
Ines non poteva sopportare che proprio loro, il pubblico che più le aveva dato soddisfazioni all’inizio, ora le si ritorcesse contro e parlasse addirittura di mandarla da uno psicologo.
«E se fosse vero?» disse un giorno il macellaio battendo un pezzo di carne «e se avesse visto il sole?».
La nonna aveva fatto un no con la testa: «Certe cose non possono essere reali».
«Perchè no Teresa, quante volte guardando un film hai pensato: questa storia è ancora più bella perché è vera?».
Lei aveva lasciato i soldi sul bancone ed era rimasta in attesa, guardando il sacchetto che aveva in mano «Sì, ma la maggior parte delle volte dice: ispirato a una storia vera. E poi nella realtà il protagonista non era così bello, non si vestiva così bene e la storia d’amore è finita dopo due anni».
Ines stava sulla porta a guardarli, macellaio e nonna nei loro grembiuli da adulti e lei a giocare con i fili colorati della tenda; un raggio di sole disegnava una mezza luna ridente sul pavimento.


Silvia Cannarsa è nata nel 1991, ama scrivere e mangiare, non necessariamente in quest’ordine.

Tania Ciurca è ingegnere del cinema, Web & Graphic designer, Videomaker, illustratrice. Ha 26 anni e vive a Torino. Trovate i suoi lavori qui.


Iscriviti alla newsletter per ricevere i racconti ogni mattina: http://eepurl.com/btDjbj

Aiutaci ad arrivare a 1000 like su Facebook:
http://fb.com/CoccodrilliDC