Coccodrilli dal cilindro
17 Agosto 2015: racconto 17


La Torre Parte 2 — Mansarda

Trovò due neri occhi a palla

Un racconto di Alessandro Lusitani
Illustrazione di Claudia Valla

L’anziana vedova Bottazzini guardò Mario Pinelli imbucare quattro lettere da dietro la tenda di pizzo bianco dell’abbaino. L’ultima posta era arrivata centootto treni prima.

La Bottazzini valutò la lunghezza dell’ombra dei piloni e mentre il postino scampanellava mormorò «Ora». Sferragliamento, e i muri scricchiolarono, il letto e i mobili saltarono a diversi centimetri da terra. Poi l’armadio e l’abat-jour ricaddero a piombo. Come settantuno minuti prima.

Nella stanza galleggiava la polvere rossa e marrone che di solito sporca le stazioni. La vecchia mise le pattine e strisciò a prendere la scopa lasciando due incerte piste di pulito sul pavimento. Cominciò a spazzare.

Uscì sul pianerottolo zincato delle scale esterne, che discese mettendo ciascun piede su tutti i gradini. La ghiaia del cortile crepitò sotto gli zoccoli di legno fino alla cassetta delle lettere. Una prestampata invitava Gualtiero Bottazzini a godersi il meglio dello sport e delle serie tivù in alta definizione. La vedova Bottazzini guardò male il ragazzino del secondo piano che giocava a palla contro il muro e faceva baccano. Risalì le scale, appoggiando il peso sul corrimano.

Anche Gualtiero Bottazzini amava il lustro. Lasciava cadere con cura la cenere del toscano in una tazza sbeccata. Puliva i suoi pennelli chiamandoli per nome. Aspirava la polvere dei pigmenti dal tavolo dove costruiva le cornici e preparava i colori.

Quando lui dipingeva in casa, lei gli sedeva vicino con uno strofinaccio in mano, pronta ad alzarsi e fregare via dalle assi di legno la tempera che sgocciolava.

Gualtiero aveva bisogno del silenzio. Dalla costruzione della sopraelevata aveva sempre dipinto all’aperto. La moglie lo vedeva allontanarsi nei campi zuppi con il cavalletto in spalla e la borsa dei colori sottobraccio; tornava a casa verso sera, tranne la volta che non tornò. Lui le ripeteva sempre che la mancanza non è una questione di tempo, ma di peso specifico.

Un giorno, quando i treni non passavano ancora, il signor Bottazzini non riusciva a finire le montagne per l’insistente gracidare delle rane che avevano colonizzato una pozza d’acqua vicino alla Torre.

Gualtiero aveva preso la tanica da due litri di decolorante per pennelli, tossico e volatile. La sua comparsa alla pozza aveva spaventato le rane, che si erano tuffate in acqua. Inconsapevoli masse suicide. Con la quiete aveva fatto montagne perfette.

La vedova Bottazzini richiuse la porta dietro di sé e prese pentola, padella e asse di legno, decisa a godersi i sessantadue minuti di pulizia rimasti prima del prossimo treno.

Aprì il cassetto delle posate e trovò due neri occhi a palla che la fissavano terrorizzati. Gridò e la rana balzò sul tavolo. La vecchia zoppicò fino al centro della stanza e si gettò sull’animale che le aveva insudiciato il servizio, ma quello attraversò la mansarda con la parabola di un salto e si infilò sotto l’armadio di castagno.

Al gracidare di scherno che veniva dall’armadio, la Bottazzini digrignò i denti. Afferrò pentola e ramazza e, curva, infiammata dall’artrite, cacciò la scopa tra il pavimento e l’armadio. Agitò il manico a destra e a manca, toccò appena la mollezza della rana. Si rimise in piedi, dolorante, prese ai lati l’armadio e provò a scuoterlo con le braccia venose, ma quello non si mosse di un millimetro.

La vecchia andò all’antina del bagno e tornò con un grosso pezzo di fibra di cotone imbevuto in alcol etilico. Gli diede fuoco con l’accendino d’argento di Gualtiero e lo lanciò sotto all’armadio. Rise con risate al catarro.

La stanza si riempì di fumo. La rana sgusciò fuori dal suo nascondiglio a piccoli salti storti, e la Bottazzini la intrappolò con la pentola. Piccole fiamme accarezzavano il castagno. Lei poggiò lo zoccolo sul recipiente e continuò a ridere. L’armadio scoppiettava, e il pizzo bianco dell’abbaino portò il fuoco alle travi.

La mansarda crollò sul secondo piano, che crollò sul primo piano, che crollò sul piano terra. L’incendio della Torre procurò la soppressione di cinque pendolini. Visibile da chilometri e chilometri di distanza nelle paludi, aveva lasciato un forte odore di bruciato in tutta la periferia sud della città.


Alessandro Lusitani è nato nel 1995, viene da Piacenza, ha diciannove anni ma già qualche capello bianco.

Claudia Valla, 34 anni, vive a Piacenza. È l’illustratrice preferita di suo marito. Potete vedere alcune sue illustrazioni qui.


I racconti della Torre:

Parte 1: Niente di memorabile


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