Nulla, solo la notte

Nulla, solo la notte e in una notte, perché una notte è la cornice naturale e perfetta per questo libro.

Un libro che in realtà è una sensazione, un’ombra che compare fin dalla prima pagina: comincia a farsi strada da subito, tu sai quello che succederà (o meglio, quello che è successo), lo senti sottopelle, eppure non vuoi crederci. L’ombra alla fine diventa buio, che avvolge tutto e toglie il fiato.
Un capitolo dopo l’altro il protagonista Arthur Maxley prende per mano il lettore e lo accompagna nei suoi incontri nell’arco di una giornata, alternando il presente ai ricordi che man mano scavano dentro un buco nero. Fuori c’è la frenesia di appuntamenti, feste, musica, alcol; dentro una solitudine incolmabile e un incontro con il padre (quasi un estraneo) che incombe, richiamando alla mente i fantasmi dell’infanzia.

Williams scrive con uno stile malinconico, dolce anche nei momenti più duri. Non ci sono spigoli, ma un flusso continuo che scorre lungo tutta la storia a cavallo tra un presente dissociato e un passato che non si può dire. La traduzione (di Stefano Tummolini) risulta particolarmente riuscita a partire dal titolo: il suono di quelle poche parole delinea la musicalità del testo e la virgola scandisce le pause e la lentezza che ne caratterizzeranno il ritmo.
Un ritmo slegato dal normale scorrere del tempo che si fa forsennato sul finire della storia, tanto che arrivata all’ultima pagina mi sono ritrovata a pensare, al pari del protagonista: “Un minuto, datemi solo un minuto” per riprendere fiato, per recuperare le forze, per tornare alla realtà. Ho alzato lo sguardo dalle ultime parole e l’impressione è stata quella di vedere tutto nero e sfocato come quando ci si alza di scatto con la pressione bassa. Ogni pezzo, ogni intuizione trova il suo posto e tutto acquista senso ma la sensazione che rimane è la disperazione degli ultimi gesti.

Questo romanzo lascia storditi e proprio per questo merita di essere letto e vissuto.

Nota personale sulle opere di John Williams.

Ho conosciuto questo autore grazie all’insistente suggerimento di leggere la sua opera più celebre Stoner, ma ci sono libri che devono attendere il momento giusto per essere letti. Così ho cominciato da Butcher’s Crossing credendo che l’ambientazione facesse al caso mio: due cowboy, la natura sconfinata, la solitudine e un giovane in cerca di se stesso lontano da quello che aveva sempre conosciuto. Invece ho trovato solo l’assurdità di una mattanza di massa che ha oscurato tutto il resto della storia e ha relegato in secondo piano la scrittura sublime di Williams.
Sono passati i mesi e finalmente ho ripreso in mano un’altra sua opera: Nulla, solo la notte è un esordio sbalorditivo per un ragazzo all’epoca ventenne e impegnato nella seconda guerra mondiale.

Bisogna infine ricordare, che se in Italia Stoner è diventato un best-seller dobbiamo ringraziare la casa editrice Fazi che dopo circa 50 anni ha riportato alla luce questo autore e tradotto le sue tre opere principali, con la consueta cura nello scegliere copertine bellissime e attinenti alle storie che racchiudono.