Penny Dreadful, una poesia e un’estate disconnessa

Pierluigi Ubezio
Aug 25, 2017 · 2 min read

In questa discontinua, sconnessa, afosa e non calcolata estate ho avuto modo di pensare parecchio, fino a chiedermi a cosa serva questo blog. Prima di chiuderlo mi sono interrogato sull’essenza del verbo ‘servire’, e so o giunto alla conclusione che non tutto deve per forza farlo per esistere. Serve a me, so che c’è, è lì e mi aspetta per essere riempito.

Vado avanti, quindi.

Quando non ho pensato/camminato/fotografato/letto, ho guardato Netflix e sono rimasto molto colpito da una serie intitolata ‘Penny Dreadful‘; è una serie horror [sì? Non ne sono così certo] in cui si intrecciano le vicende di Victor Frankenstein, Dorian Gray, Dr. Jekyll, il conte Dracula, licantropi, streghe e vampiri, i quali sono alle prese con la loro alienazione mostruosa nella Londra vittoriana.

Per stomaci forti, sognatori all’indietro [li chiamo così i nostalgici] e cuori romantici; sono tre serie e non ce ne sarà una quarta, il che è molto buono perché c’è un inizio e una fine. E a proposito di fine, ho riguardato tre volte quella che chiude la serie perché raramente ho visto qualcosa di più poetico alla tv.

Viene recitata questa poesia di William Wordsworth:

C’era un tempo in cui prato, bosco, e ruscello,

la terra, e ogni essere comune

a me sembravano

ornati da una luce celestiale,

la gloria e la freschezza di un sogno.

non è più com’era prima; —

mi giro ovunque posso,

di giorno o di notte,

le cose che ho visto ora non posso più vederle.

(…)

–ma c’è un albero, di molti, uno,

un singolo campo che osserva dall’alto,

entrambi parlano di qualcosa che è passato:

la viola del pensiero ai miei piedi

ripete lo stesso racconto:

dov’è scappato il barlume visionario?

dove sono ora, la gloria e il sogno?

Ma c’è un albero, di molti, uno.

La trovo bellissima.

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Lo spazio di CollateralMente su Medium. Sempre tutto molto random [e per palati affini]

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Pierluigi Ubezio

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Giornalista blog munito: [www.collateralmente.it], mi occupo di comunicazione e a 48 anni credo ancora nel punk e nel sense of humor.

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