Il Continuare della Brutalità Poliziesca E’ In Realtà Prevedibile

Dopo Ferguson, sarebbe stato facile pensare che i dipartimenti di polizia in tutta l’America sarebbero stati invitati a migliorare radicalmente le prestazioni e ad allineare tutte le loro azioni con lo stato di diritto. Dopo tutto, gli eventi del 2014 sono stati una vergogna nazionale che ha portato a indagini federali, una pioggia di cause legali, e un nuovo movimento sociale che si estende da costa a costa. Invece, abbiamo assistito all’intensificarsi della brutalità della polizia, di una chiusura difensiva anziché di trasparenza, e alla complicità di membri del sistema giudiziario che sembrano fare le cose in modo attivamente peggiore. Anche se ciò sembra contro-intuitivo, assume perfettamente senso quando si prende in considerazione come gli appartenenti di una società gerarchica reagiscono a un potenziale abbassamento del loro status.

La polizia — che vi ricordo è solo un ulteriore servizio civile in una società democratica, insieme agli uffici postali, alla rimozione dei rifiuti, e alla manutenzione delle strade — ha ricevuto una posizione elevata nella società, in particolare a partire dai tumultuosi anni ‘60. In seguito alle agitazioni dei Movimenti per i Diritti Civili e all’inizio della guerra alla droga, c’è stato uno sforzo concentrato, legale e culturale, per collocare la polizia in una posizione sociale preferenziale, particolarmente rispettata. Fino a poco tempo fa, non ero a conoscenza dell’approvazione in vari stati del Law Enforcement Officers’ Bill of Rights, che prende le leggi esistenti riguardanti la brutalità della polizia e fornisce loro ampie eccezioni. Mentre una serie di leggi afferma in modo molto chiaro quando e come viene permesso alla polizia di usare una forza mortale sui cittadini, il LEOBR fornisce una serie di eccezioni, come anche di vincoli in caso di indagini su abusi — strumenti che vanno ben oltre quello che accade quando i normali cittadini sono indagati per aver infranto la legge.

Dal punto di vista culturale, le ultime decadi hanno assistito a una santificazione senza precedenti degli agenti delle forze dell’ordine come eroi, impegnati costantemente a salvare la Vera America dalle forze del male che esistono appena oltre i cancelli della civiltà. Le droghe e le gang di trafficanti e i quartieri poveri, tutti hanno un ruolo di primo piano in questi racconti morali. In quanto figlio dei Settanta, mi sto rendendo conto solo adesso che se si guarda alla cultura del resto del mondo si tratta di un’eccezione, l’avere così tanti programmi centrati sulla polizia che si confronta con la popolazione in generale.

Quando ho scoperto le date relative a quando il LEOBR è stato approvato in giro per il paese, tutto ha acquistato senso. Si trattava di un artificio degli anni ‘70, elaborato subito dopo i peggiori casi di abusi e brutalità poliziesca nel periodo dei Movimenti per i Diritti Civili, e proprio mentre la polizia diventava la punta della lancia nella guerra alla droga che sarebbe stata condotta — per coincidenza? — negli stessi identici quartieri dove c’erano state le proteste.

Avanti veloce al 2015. I crimini violenti sono la metà di quelli che erano nel 1990. La guerra alla droga è stato un fallimento catastrofico, mostruosamente costoso e imperdonabilmente dannoso per la società, e allo stesso tempo assolutamente inutile nel dissuadere gli americani — come tutti — dal desiderio di sballarsi con varie sostanze.

(Una curiosità: quella degli Stati Uniti è il 4% della popolazione mondiale e utilizza il 75% delle ricette per antidolorifici … discutere!)

La disuguaglianza economica è di gran lunga peggiore rispetto agli anni Settanta, quando l’espansione era ancora in atto e il lavoro non era stato scambiato con rimpiazzi cinesi a buon mercato. Il Ferguson DOJ report mostra un microcosmo di come lo stato abbia spennato milioni ai cittadini poveri e ai lavoratori con il ridicolo pretesto del flagello dei biglietti dei parcheggi non pagati. E le storie di illegalità e abusi galleggiano sulla superficie della coscienza nazionale, stese a faccia in su sul petto dei cadaveri.

Il mito dell’eroe che circonda la polizia americano, costruito così attentamente nelle decadi passate, sta collassando sotto il peso della dura realtà. Il numero degli americani in carcere non è compatibile con la nostra fede nell’eccezionalismo, nell’essere “il paese migliore”. Lo sparare nella schiena a cittadini disarmati non è compatibile con le nostre decadi di lezioni impartite alle altre nazioni a proposito dei diritti umani. Le prigioni private non sono compatibili con i valori democratici. E le abbaglianti eccezioni legali e le scappatoie per consentire alla polizia di evitare di essere responsabile per gli errori più gravi possibili non è più compatibile con un sistema giudiziario che ha la pretesa di rappresentare lo stato di diritto.

In breve, la polizia è in procinto di fare un passo indietro nello status sociale. Ha senso, davvero. Ma perché qualcuno accetterebbe una riduzione del suo stato? Se si pensa in termini di gruppi d’appartenenza, la lotta sarà naturalmente intensificata quando ci si trova sotto minaccia. Dal punto di vista psicologico, in termini di dinamiche di gruppo, è prevedibile. Tuttavia, è anche inaccettabile. Al fine di mantenere l’integrità della società, la polizia dovrà ricevere un assaggio dei controlli a cui vengono sottoposti i miei vicini per il fatto di avere una luce di posizione posteriore bruciata sulla loro automobile. Dovranno tornare allo stato di dipendenti pubblici, e non di Eroici Guardiani della Civiltà, e accettare vincoli come i dottori e gli insegnanti e tutte le altre professioni che, come il controllo della legalità, rendono la vita vivibile.

Si dice spesso che l’America è una nazione “adolescente”. Il paragone funziona, nella misura in cui i giovani sono più ben disposti nei confronti della mitologia. Ma questa cultura sta crescendo. E’ il momento di lasciarci i nostri miti alle spalle, di crescere e pensare in modo più chiaro a un mondo complesso.