Giuseppe Massafra
Jun 28, 2019 · 3 min read

Antigone, disobbedienza e ONG

Ad Atene, in occasione delle gradi Dionisie del 442 a.C., fu rappresentata per la prima volta quella grandiosa opera che è l' “Antigone” di Sofocle. Mai come oggi si dovrebbe rileggere con attenzione quella potente ed evocativa tragedia, ancora in grado di offrire spunti di riflessione quanto mai attuali. Davanti alla settima porta di Tebe, Eteocle e Polinice si sono dati la morte vicendevolmente. Creonte, nuovo regnante della città, nonché zio dei due ordina di lasciare insepolto il corpo di Polinice: la pena in caso di disobbedienza è la morte. In questo contesto si dipana il dramma umano di Antigone, sorella dei defunti, che decide di contravvenire alla legge degli uomini e di seppellire il fratello Polinice. Con un atto di coraggio non raro nei personaggi femminili presenti nella letteratura greca, Antigone si assume la responsabilità della disobbedienza, perché la sua morale è più solida di qualsiasi deterrente. Esiste la legge degli uomini, ci dice, ed esiste la giustizia, fatta di leggi che “non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove”. Nel drammatico finale della tragedia, è la morte suicida il fio che Antigone sconta per non aver svenduto la propria etica in cambio del quieto vivere, per non aver sottomesso le proprie ragioni alla ragion di Stato.

Antigone di fronte a Creonte, vaso attico a figure rosse (ca. 400 a.C.).

Se da Sofocle ad oggi la dialettica tra diritto naturale e il diritto positivo si è articolata senza posa, con colpi e contraccolpi e senza mai eleggere un vincitore assoluto, risulta chiaro che lo spirito di Antigone non ha mai smesso di vagare in questi luoghi.

Carola Rackete, la trentunenne comandante della Sea Watch, ha deciso di contravvenire all’ordine di non entrare nelle acque territoriali italiani, evocato dal Ministro degli Interni Matteo Salvini. Come Antigone, in un momento in cui la giustizia degli uomini si stava dimostrando troppo lenta, la tedesca, laureata in scienze nautiche, ha sottratto ai giochi diplomatici e alle dinamiche di potere il naturale diritto alla vita dei 42 migranti soccorsi due settimane fa. Strano è il mondo in cui Carola Rackete, che rischierà in prima persona il sequestro dell’imbarcazione, 50.000 euro di multa e l’incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, viene apostrofata come sbruffoncella da quello stesso ministro che si è sottratto al processo per “sequestro di persona aggravato” in merito al caso Diciotti.

Certo, bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza, fino ad un gesto molto più umano che ci dia il senso della violenza”, cantava De André; e di gesti di umana disobbedienza come quello della comandante della Sea Watch si sono riempite le pagine non solo delle tragedie greche, ma anche dei libri di storia: disobbediva Rosa Parks quando ha deciso di non cedere il suo posto sull’autobus, disobbediva Gandhi, disobbediva Manal Al Sharif quando da donna guidava un’auto in Arabia Saudita, disobbediva quel rivoltoso sconosciuto che ha fronteggiato inerme una colonna di carri armati in piazza Tiananmen, disobbediva Nelson Mandela. Tutti sono in grado di contravvenire alla legge, ma la grandezza che contraddistingue questi, come di migliaia di altri disobbedienti risiede nel fatto che, contrariamente al nostro ministro, quando chiamati alla sbarra degli imputati, sono sempre stati disposti a portare il senso di giustizia che li animava fino all’estremo atto: scontare sulla propria pelle il peso delle loro azioni.

Jean-Joseph Benjamin-Constant, Antigone presso il corpo di Polinice, 1868.

La risolutezza di Antigone 2000 anni prima della pubblicazione de “La fenomenologia dello Spirito” ha dimostrato ad Hegel che l’uomo è in grado di rischiare la propria vita non solo per una lotta per il puro prestigio, ma perché a volte trovava in sé stesso un giudice molto più severo di quanti ve ne possano essere in tutti i tribunali del mondo. Sostenendo la propria idea di giustizia Antigone ieri, come Carola oggi, hanno abdicato il più ancestrale degli istinti, l’autoconservazione. Serve disobbedienti alle leggi del branco, con lo scandalo delle loro scelte contro natura e contro ragione ci riscuotono dal torpore della nostra vigliaccheria e ci mostrano folgorante spazio di manovra in cui risiede la nostra morale, e per questo dovremmo essergli tutti grati.

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