Cosa fa la ‘Ndrangheta in Slovacchia?

Jan Kuciak, il giornalista giustiziato a Bratislava, indagava le connessioni tra il clan e il governo di Fico

“Affinché non siamo inutili”. Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

L’uccisione di Jan Kuciak e della sua fidanzata, per il popolo slovacco, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il giornalista ventisettenne, trovato morto nel suo appartamento domenica 25 febbraio, stava lavorando ad un articolo riguardo la ‘ndrangheta italiana in Slovacchia e le connessioni con il governo di Robert Fico. Gli investigatori descrivono l’episodio come una vera e propria esecuzione.

La Slovacchia non è nuova a dinamiche mafiose e a giochi di potere, ma l’uccisione di Kuciak ha portato ad un vero e proprio cambiamento di percezione della questione.

Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

Venerdì 9 Marzo circa 50.000 persone si sono radunate a Namestie SNP, a Bratislava, per protestare pacificamente chiedendo le dimissioni del primo ministro Robert Fico e dell’attuale governo, guidato dal partito socialdemocratico SMER (in italiano, “direzione”).
Oltre alla protesta nel centro della capitale, circa 15.000 slovacchi si sono riuniti a Košice (seconda città per numero di abitanti) ed ulteriori manifestazioni sono state organizzate in altre città slovacche e di fronte alle varie ambasciate nel mondo. La stima totale è di circa 90.000 manifestanti.

La protesta è stata seguita sui social con l’hashtag #allforjan. © Michele Sordo

Le contestazioni, volutamente apartitiche e fortemente pacifiche, hanno richiesto un chiaro segno “contro la dilagante corruzione del governo”, quali le dimissioni del premier Fico e il ritorno a nuove elezioni. Qualche giorno precedente alla morte, infatti, Jan Kuciak aveva richiesto risposte alle autorità riguardo le connessioni tra il governo e uomini d’affari italiani apparentemente collegati alla ‘ndrangheta.

Il titolo del manifesto, che tradotto in italiano significa “iene anti-slovacche”, ironizza sulle definizioni date dal primo ministro ai giornalisti. © Michele Sordo

Le indagini del giornalista coinvolgevano specialmente la segretaria del primo ministro Maria Troskova, famosa per aver concorso a Miss Universo ed essere l’ex compagna in amore ed affari di Antonino Vadala (già precedentemente associato al clan Calabrese).

Vadala, arrestato nell’indagine delle autorità ma rilasciato per insufficienza di prove, è stato arrestato nei giorni scorsi dalla procura di Venezia poiché ritenuto corresponsabile di “associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti con l’aggravante, per alcuni, dell’agevolazione mafiosa e del riciclaggio”.
Jan Kuciak stava cercando di ricostruire i collegamenti tra Vadala e il governo slovacco, poiché dalla sua indagine risultava responsabile di un’appropriazione indebita di fondi europei a sostegno dell’agricoltura del paese.

Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

Nei giorni precedenti la protesta correva voce della volontà di spingere i manifestanti a degli scontri violenti, nel tentativo di trasformare la dimostrazione in un “bagno di sangue”. La protesta è invece stata pacifica, popolata da giovani, anziani e famiglie con bambini: persone di ogni ceto ed età, unite a manifestare per il cambiamento e per chiedere la fine di un sistema che tutti vedono come corrotto e clientelare.

La protesta ha riunito persone di tutte le età. Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

Per capire come la ‘ndrangheta si posizioni in questo scenario è interessante ricostruire brevemente la storia di questo paese.

Come nasce l’oligarchia slovacca

Nel 1989 la Cecoslovacchia rovesciò il Regime Comunista grazie alla Rivoluzione di Velluto. Le proteste si svolsero in modo pacifico con studenti e cittadini che si riversarono nelle piazze, agitando i propri mazzi di chiavi come fossero campane.

Quello era il segno dell’ultimo rintocco.

Il regime era finito.

“Suonare” il mazzo di chiavi rimane ancora oggi il simbolo principale delle proteste slovacche.

A seguito della liberazione, la Cecoslovacchia intraprese un processo di “privatizzazione per voucher” delle proprie aziende pubbliche.

Voucher di privatizzazione [Rios, via Wikimedia Commons]

Ogni cittadino aveva diritto di riscuotere un determinato numero di voucher, ossia quote di aziende scelte a propria discrezione. Nello stato comunista pochi erano i cittadini che comprendessero la portata di questo meccanismo. I figli degli alti dirigenti del partito, i pochi ad aver studiato nelle più importanti università dell’Unione Sovietica, poterono approfittare di questa situazione e, in cambio di poco denaro, riuscirono a divenire azionisti di maggioranza e quindi proprietari de facto delle varie imprese.

Come nasce la mafia slovacca

Nel processo di ristabilizzazione post regime, lo Stato doveva affrontare grandi problemi con poche risorse e dovette scegliere quali settori finanziare maggiormente e a quali invece dover tagliare delle sovvenzioni. Lo sport fu uno dei campi a risentirne di più. Durante il regime comunista le attività ed i centri sportivi erano altamente sovvenzionati e, a seguito della riduzione dei fondi, molti professionisti del ramo si ritrovarono senza lavoro.

All’epoca erano presenti numerosi fight clubs -palestre- e i lottatori si ritrovarono senza lavoro e senza competenze per trovarne uno nuovo. La forza come unica vera abilità e la probabile propensione per lo scontro individuale trasformarono molteplici ex sportivi in boss mafiosi, creando così le basi per la nascita dei clan mafiosi slovacchi dei primi anni novanta.

Una fonte interna al Ministero delle Finanze Slovacco che preferisce rimanere anonima (personalmente intervistata), rivela che Vladimír Mečiar, primo ministro slovacco fino al 1998, utilizzò in realtà vari boss mafiosi come informatori criminali (C.I.), ovviamente senza rivelare ad alcuno di loro di non essere l’unico al servizio del governo.

Così, come in una partita di scacchi, pressoché ogni boss morì prima del sorgere del nuovo millennio.

Il sequestro del figlio del presidente Michal Kováč

Correva l’anno 1998.

Michal Kováč era il presidente della Repubblica Slovacca dall’entrata in vigore della Costituzione, avvenuta il 1 Gennaio 1993 a seguito della separazione dalla Repubblica Ceca. Tra il primo ministro Mečiar e il presidente Kováč non correva buon sangue ed il figlio di Kováč era indagato dall’europol riguardo dei crimini finanziari.

Il primo ministro Mečiar diede ordine a Ivan Lexa, all’epoca a capo dei servizi segreti slovacchi, di sequestrare il figlio del presidente e portarlo all’estero, minacciando di consegnarlo alle autorità. Contemporaneamente Mečiar creò una guerra mediatica contro il presidente grazie all’aiuto di Fedor Flašík: oligarca, a capo di media slovacchi, e futuro finanziatore di SMER. La somma della pressione mediatica e del ricatto spinsero Kováč a dimettersi dall’incarico, lasciando spazio a Mečiar come sostituto presidente in attesa di elezioni, che sfruttò la posizione per garantire l’amnistia a Lexa e a quanti coinvolti nella questione.

Sfortunatamente per Mečiar le nuove elezioni indicarono un altro presidente a lui sfavorevole e nel 1998 una nuova coalizione ebbe la maggioranza relegando lui ed il suo partito HZDS all’opposizione. La nuova coalizione, formata da quattro diversi partiti, era coinvolta con il gruppo PENTA Investments, altro soggetto nato grazie alla massiccia compravendita dei voucher di privatizzazione.

L’ingresso nell’Unione Europea

La Repubblica Slovacca divenne Stato Membro dell’Unione Europea nel 2004. Le elezioni parlamentari del 2006 coronarono una nuova maggioranza formata da SMER, HZDS (con Vladimír Mečiar ancora leader) ed SNS (partito nazionalista slovacco). Anche il nuovo mandato non fu privo di scandali: diverse furono le sottrazioni di denaro ma lo sconcerto maggiore si ebbe all’ingresso nella zona euro.

Al momento dell’accesso alla singola valuta, nel 2009, nessuno oltre al governo poteva conoscere il valore del tasso di cambio che la Slovacchia sarebbe riuscita ad ottenere. Accedere in maniera esclusiva a tale informazione avrebbe portato un guadagno certo sui mercati finanziari (e quasi certamente una condanna per insider trading).
La storia comunemente conosciuta narra che l’allora Ministro delle Finanze Ján Počiatek (SMER) incontrò a Dubai, su uno yacht, il gruppo d’investimento slovacco J&T e, non potendo rivelare direttamente il tasso, disse che la temperatura era di 30,126 gradi (il tasso di cambio era stato fissato ad 1€ = 30,126 corone slovacche).
Ján Počiatek ha ammesso di aver presenziato all’incontro ma non ha mai ammesso di aver rivelato il tasso di cambio.

La costruzione dello stadio del ghiaccio

Nel 2011 la Slovacchia ospitò, a Bratislava, il campionato mondiale di hokey su ghiaccio e necessitava di un nuovo stadio degno dell’evento.
La compagnia che vinse l’appalto per la costruzione era vicina all’oligarca slovacco Juraj Široký; il progetto fu successivamente modificato in restauro del precedente stadio e fu finanziato dal governo di Fico con 40,6 milioni di euro. Široký era uno dei maggiori finanziatori di SMER e ricopriva al contempo la carica di manager della squadra nazionale che si presentò alla competizione. Collegato allo stadio sorse anche un hotel privato di proprietà della stessa compagnia: non è ancora chiaro quanto sia costato ma vi è il forte sospetto che il prezzo per la restaurazione dello stadio fosse sopravvalutato e che parte dei finanziamenti pubblici sia stata utilizzata per finanziare la costruzione dell’hotel.
La questione è stata coinvolta anche dai Panama Papers.

La ‘Ndrangheta ed i fondi europei

Compresi i drammatici intrighi politici che hanno contraddistinto la Slovacchia dal giorno della sua fondazione, è semplice capire che la mafia italiana sia necessariamente un ulteriore centro di potere oligarchico, e non rappresenti l’unico problema di corruzione.

SMER è al potere dal 2006, salvo il biennio 2010–2012 dove si è avuto un breve governo di centrodestra, ed è attualmente al terzo mandato (che in Slovacchia dura quattro anni). Robert Fico, durante il secondo mandato, assunse come segretaria personale Maria Troskova (già precedentemente citata) e voci vogliono che la raccomandazione sia avvenuta personalmente da parte di Antonino Vadala. La nomina già allora fu molto criticata, in quanto Maria Troskova aveva lavorato come modella e su internet erano reperibili fotografie che la ritraevano nuda.

Il supervisore dell’agenzia relativa all’agricoltura, assistente di Fico e conoscente di Antonino Vadala, si occupava dell’erogazione delle relative delle sovvenzioni e dei relativi fondi europei. L’indagine di Kuciak era incentrata su finanziamenti che aziende collegate alla ‘ndrangheta avrebbero ricevuto in quanto proprietarie di svariati terreni, senza avere mai coltivato nulla, semplicemente sfruttando le proprie conoscenze (e la corruzione) per evitare i controlli.

I regolamenti dei fondi europei, comunque, prevedono che se i soldi non vengono effettivamente usati per i progetti indicati, essi debbano essere restituiti dal governo. Le indagini proseguiranno da parte delle apposite istituzioni, anche sotto la supervisione del Parlamento Europeo.

Robert Fico ritratto vestito da carcerato, manifesto a Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

Oltre le proteste, quale futuro?

È ormai passata una settimana da quella che è stata la più grande protesta vista in Slovacchia dalla Rivoluzione di Velluto.

Lunedì 12 marzo, dopo più di due settimane dal ritrovamento del corpo di Jan Kuciak e della fidanzata, le pressioni degli alleati hanno avuto la meglio sul ministro dell’interno Robert Kalinak (che aveva precedentemente annunciato di non voler lasciare l’incarico).
Nonostante il governo abbia offerto, prima della manifestazione, una ricompensa da un milione di euro in banconote per chi sia in grado di portare informazioni relative all’esecuzione del giornalista che guidino all’arresto dei responsabili, anche Robert Fico si è sentito obbligato a rassegnare le proprie dimissioni mercoledì 14 marzo.

Dimissioni, però, vincolate alla richiesta rivolta al presidente slovacco di non tornare a elezioni ma di favorire un rimpasto interno all’attuale coalizione.

Bandiere dell’Unione Europea. Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo

Il Parlamento Europeo ha nominato una delegazione di sei membri, che la scorsa settimana hanno visitato la capitale Bratislava. Mercoledì 14 marzo la delegazione ha riferito in assemblea plenaria parlando di “problemi sistemici nel controllo della spesa dei fondi europei, riguardanti stati membri inclusa la Slovacchia”.

Anche nel caso si tornasse a elezioni non è escluso che SMER possa risultare nuovamente il partito di maggioranza, ancora molto forte nella Slovacchia dell’est grazie alla politica “nostalgica” del regime comunista.

Una cosa è sicura: il popolo è convinto che sia a destra che a sinistra la corruzione dilaghi, il centrodestra slovacco è diviso in piccoli partiti in una situazione paragonabile alla sinistra in Italia, e ancora quasi nessuno spera nell’avanzata di un populismo antisistema e quasi certamente euroscettico.

Il popolo slovacco, in ogni caso, si è ritrovato unito, ed ha -fino ad ora- saputo affrontare pacificamente una questione davvero complessa.

Canto finale dell’inno Slovacco. Namestie SNP, Bratislava © Michele Sordo