Disabilità mentale, interdizione e diritto di voto

Sono passati ormai 40 anni da quando la legge Basaglia ha esteso a interdetti e inabilitati il pieno diritto di voto, tuttavia ancora oggi la questione non può dirsi pienamente risolta anche a causa di una forse troppo frettolosa estensione.

Infatti, il legislatore del 1978 avvertì il bisogno di estendere il diritto di voto anche agli interdetti ed agli inabilitati a causa del largo uso che si faceva ai tempi di questi istituti, anche verso persone che, pur avendo dei problemi nella gestione del proprio patrimonio, non avevano limitazioni delle loro capacità di giudizio tali da dover essere ritenute incapaci di votare, si pensi ad esempio agli schizofrenici o alle persone dipendenti da gioco d’azzardo.

Tuttavia, se da un lato tale iniziativa legislativa aveva uno scopo encomiabile, dall'altro l’estensione indiscriminata del diritto di voto ha portato a riconoscerlo anche a quei soggetti privi della capacità di giudizio necessaria (paradossalmente con la legge Basaglia anche una persona in coma profondo avrebbe diritto di voto), con il possibile rischio che il loro voto non sia libero e personale, come richiesto dall'art. 48 della costituzione. Sull'argomento la Corte Costituzionale ebbe l’opportunità di pronunciarsi nel 1987, tuttavia in tale occasione decise di rigettare il ricorso per sopravvenuta mancanza di interesse alla pronuncia.

Al problema costituzionale si aggiunge il fatto che il sostegno di una persona di fiducia in cabina elettorale è ammesso solo laddove ciò sia espressamente previsto dalla legge, ad esempio per persone non vedenti, per persone con le mani amputate, o ancora per soggetti affetti da paralisi o impedimento di analoga gravità; nulla è previsto invece per le persone affette da disabilità mentale. Il presidente di seggio che si trovi dunque di fronte ad una di queste persone con necessità di assistenza per espletare il proprio diritto di voto si ritroverebbe o a dover violare tale diritto, oppure a dover infrangere la legge che disciplina l’accesso di terzi alla cabina elettorale.

Una possibile soluzione a questo problema viene dalla Commissione di Venezia, un organo consultivo del Consiglio d’Europa che si occupa della diffusione della democrazia tramite il diritto e che nel 2010 scrisse un commento interpretativo al codice di buone pratiche elettorali del 2002, ha affrontato la questione affermando che

“No person with a disability can be excluded from the right to vote or to stand for election on the basis of her/his physical and/or mental disability unless the deprivation of the right to vote and to be elected is imposed by an individual decision of a court of law because of proven mental disability”

(nessuna persona con una disabilità può essere esclusa dal diritto di votare e/o di candidarsi sulla base del suo/a disabilità fisica o mentale, a meno che tale esclusione sia decisa sul caso individuale da una corte).

La stessa commissione si è spinta più in là l’anno successivo, emendando il precedente commento, e sostituendo le parole scritte sopra con le seguenti:

“ Universal suffrage is a fundamental principle of the European Electoral Heritage. People with disabilities may not be discriminated against in this regard, in conformity with Article 29 of the Convention of the United Nations on the Rights of Persons with Disabilities and the caselaw of the European Court of Human Rights.”

(il suffragio universale è un principio fondamentale del sistema elettorale europeo. Le persone con disabilità non possono essere discriminate a questo riguardo, in conformità con l’articolo 29 della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità della Corte Europea dei diritti umani).

Tale emendamento fu proposto al fine di mettere dei paletti precisi alle limitazioni del diritto di voto, al fine di evitare al disabile, ad esempio, un umiliante e discriminatorio esame che verta non sulla capacità di prendere una propria decisione ai fini elettorali, bensì sulla sua conoscenza del panorama politico istituzionali, non richiesta ad un elettore non disabile.

Tuttavia l’interpretazione di tale assunto non può spingersi fino ad essere un via libera per chiunque abbia raggiunto la maggiore età a votare, ciò si evince dai riferimenti fatti nel testo sopra citato all’Art. 29 della convenzione ONU sui diritti dei disabili che recita:

“States Parties shall guarantee to persons with disabilities political rights and the opportunity to enjoy them on an equal basis with others, and shall undertake: (…..) iii) iii. Guaranteeing the free expression of the will of persons with disabilities as electors and to this end, where necessary, at their request, allowing assistance in voting by a person of their own choice.”

(gli stati contraenti garantiscono alle persone con disabilità diritti politici e l’opportunità di goderli su una base egualitaria rispetto agli altri, e devono intraprendere azioni per: (…) iii. garantire la libera espressione delle persone con disabilità come elettori ed a questo dine, dove necessario, permette l’assistenza al voto da persone di loro scelta).

la norma così espressa pone dunque l’accento sull'effettiva capacità di scelta e sulla capacità di designare un eventuale assistente per l’operazione di voto.

Per quanto riguarda la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il caso più importante è Alajos Kiss Vs Hungary, nella quale la corte afferma:

42. The Court cannot accept, however, that an absolute bar on voting by any person under partial guardianship, irrespective of his or her actual faculties, falls within an acceptable margin of appreciation. Indeed, while the Court reiterates that this margin of appreciation is wide, it is not all-embracing. In addition, if a restriction on fundamental rights applies to a particularly vulnerable group in society, who have suffered considerable discrimination in the past, such as the mentally disabled, then the State’s margin of appreciation is substantially narrower and it must have very weighty reasons for the restrictions in question. (…)

44. The Court further considers that the treatment as a single class of those with intellectual or mental disabilities is a questionable classification, and the curtailment of their rights must be subject to strict scrutiny. (…)”

(42. la corte non può accettare, tuttavia, che una proibizione del diritto di voto ad ogni persona sotto totale o parziale tutela, a prescindere dalle sue effettive facoltà, cada in un apprezzabile margine di valutazione, infatti mentre la corte rileva che questo margine di apprezzamento è ampio, non è onnicomprensivo. In aggiunta, se una restrizione dei diritti fondamentali, è applicata ad una minoranza che ha subito pesanti discriminazioni in passato, come quella dei disabili mentali, allora il margine di apprezzamento dello stato è molto più ridotto, e le ragioni della estrizione devono essere molto ben soppesate.

44. La corte aggiunge inoltre che trattare il tema dei disabili mentali come un gruppo unitario è una definizione fallace, e la riduzione dei loro diritti deve essere soggetta ad una rigorosa analisi caso per caso).

Anche qui, come nel caso della convenzione ONU, si può notare come il giudizio individuale rimanga possibile, pur rimanendo dentro a stretti paletti.

La soluzione disegnata dalla Commissione di Venezia si muove nella giusta direzione di garantire ai disabili mentali il diritto di partecipare alle elezioni, evitando allo stesso tempo il rischio di strumentalizzazione di un disabile non in grado di elaborare una propria intenzione di voto. Peraltro, un tale sistema sarebbe di facile implementazione in Italia, grazie alla recente creazione dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, che permette al giudice tutelare di fare una verifica individuale delle effettive e reali capacità della persona. In tale contesto Il giudice potrebbe non solo decidere sulla capacità di votare del disabile, ma anche prescrivere le modalità di voto migliori per il soggetto in questione, sgravando così il presidente di seggio dall'onere di dover dirimere la problematica riguardante l’accesso di disabili mentali non autonomi alla cabina elettorale fuori dai casi già previsti dalla legge.