Lo strano caso del Dottor Khashoggi e Mr. Bin Salman

I dettagli della vicenda Khashoggi, tra dichiarazioni, smentite e possibili nuove rivelazioni, sono ancora in parte oscuri, ma di alcune cose siamo sicuri. Innanzitutto, il giornalista è stato assassinato lo scorso 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul, ormai lo hanno ammesso anche i Sauditi, seppur sostenendo che si sia trattato di un incidente o di una decisione non autorizzata di chi lo stava interrogando. Molto probabilmente il noto contributore del Washington Post sarebbe stato torturato prima di essere ucciso e non è detto che la sega che — apparentemente — un membro della task force saudita ha portato appositamente da Riad sia stata usata quando era già morto. Troppi elementi indicano con chiarezza come il sequestro e l’omicidio fossero stati ampiamente premeditati e come la versione ufficiale presentata dall'erede al trono Mohammed bin Salman non sia credibile: impossibile che non fosse al corrente della vicenda (se qualcuno l’ha ordinato, quel qualcuno era proprio lui) ed altrettanto impossibile che sotto la sua guida i servizi segreti di Riad possano condurre un’indagine trasparente dell’intera vicenda.

Bin Salman ha deciso di ricevere la famiglia del giornalista assassinato, in un gesto che ha fatto discutere. Qui l’erede al trono stringe la mano del figlio di Khashoggi. (Saudi Press Agency/AFP-Getty Images)

Chi scrive non può evitare di registrare un certo sconforto al pensiero che le condanne all'Arabia Saudita giungano per l’uccisione di un singolo giornalista, quando prima si era abbondantemente taciuto sulle ben più numerose morti di cui Riad è responsabile in Yemen. In ogni caso, l’efferato omicidio di Khashoggi ha suscitato un notevole clamore e diversi segnali indicano come questa volta l’Arabia Saudita abbia veramente commesso un atto assai grave. Naturalmente Khashoggi non è il primo né sarà purtroppo l’ultimo dissidente politico fatto, letteralmente, a pezzi da Riad, ma le circostanze in cui si è consumata la tragica vicenda le fanno assumere toni di particolare importanza.

Innanzitutto, Khashoggi è stato ucciso in una rappresentanza diplomatica, un atto con rarissimi precedenti nella storia delle relazioni internazionali. Per quanto sia noto come da sempre ambasciate e consolati siano andati a braccetto con spie e servizi segreti non si ricordano casi recenti in cui privati cittadini siano stati attirati con l’inganno in sedi diplomatiche e lì torturati ed uccisi. Si tratta, come sottolineato dall'Alto Rappresentante UE Federica Mogherini, di una gravissima violazione della Convenzione di Vienna che regola le relazioni consolari, in particolare dell’art. 55 che vieta esplicitamente qualunque uso delle sedi incompatibile con il loro scopo. Come se non bastasse, l’omicidio è stato consumato in un Paese terzo, ma indirettamente alleato (tramite la NATO) della stessa Arabia Saudita, contravvenendo al principio per cui i panni sporchi si lavano in casa o quantomeno non si mette in mezzo un alleato.

Le relazioni pericolose: l’atteggiamento accomodante di Trump verso Bin Salman, qui una foto dell’incontro alla Casa Bianca nel marzo 2017, potrebbe rivelarsi dannoso per la sua presidenza e per gli USA. (Mark Wilson/Getty Images)

A colpire però ancora di più è forse la totale noncuranza con cui Riad ha pianificato e gestito l’intera operazione. Procedure dilettantistiche, agenti segreti sorpresi con le mani nella marmellata, versioni della storia cambiate continuamente e prove disseminate quasi ovunque. Le possibilità sono due: o i servizi segreti sauditi hanno un livello di incompetenza tale da non sapersi occupare nemmeno di una simile operazione o a Riad erano talmente sicuri del fatto di potersela cavare senza conseguenze da non essersi neppure preoccupati più di tanto di nascondere la realtà. Il che è ancora più grave, perché offre l’immagine di un Paese che si ritiene al di sopra di qualunque norma di comportamento e che non vede limiti di sorta a ciò che sia lecito fare.

In realtà, nonostante l’importanza regionale ed internazionale dell’Arabia Saudita, pensare che l’evento non abbia davvero conseguenze è sbagliato. Per prima cosa perché anche la Realpolitik ha dei limiti: se da un lato sarebbe naïf pensare che di fronte ad un omicidio si dimentichino i complessi legami economici, strategici e politici che l’Occidente ha con Riad, dall'altra parte non si può neanche pensare che i vari partner dell’Arabia Saudita siano disposti a continuare a tollerarne certi comportamenti.

Come per un’azienda anche per uno stato l’immagine conta. Insieme al cadavere di Khashoggi Riad ha smembrato anche la propria credibilità come Paese riformista e ad aperto al futuro, dimostrando come la gestione del potere e del dissenso non sia in realtà cambiata oltre le apparenze. Allo stesso modo per chi con l’Arabia Saudita fa affari non sarà piacevole essere accostato a quel tipo di comportamenti, specialmente nel caso di democrazie che fanno della libertà di stampa un pilastro costituzionale. Non solo, per gli USA in particolare la vicenda è fonte di grave imbarazzo perché dimostra come Washington, che tra le due sarebbe la superpotenza, non abbia controllo sulle scelte di Riad, una manifestazione grave di debolezza in un momento in cui Trump appare più a suo agio con dittatori ed autocrati vari che con gli alleati storici europei.

L’omicidio di Khashoggi è però solo l’ultimo di una serie di comportamenti che dovrebbero far riflettere sul futuro dei rapporti tra l’Europa e l’Arabia Saudita. Sarebbe stupido pensare che gli importanti legami economici e strategici, anche indiretti, tra Riad e Bruxelles non abbiano di colpo alcun valore, ma sarebbe altrettanto stupido ignorare i tanti fattori di rischio che provengono dal Regno. Dall'arrivo di Bin Salman l’Arabia Saudita si è lanciata in una crociata contro l’Iran per l’egemonia regionale, una crociata che l’UE non ha alcun interesse a sostenere: Teheran non rappresenta certo un pericolo per l’Europa quanto piuttosto un interessante partner commerciale (gli scambi valgono circa 20 miliardi annui, ma con un potenziale di crescita enorme senza le sanzioni USA). Allo stesso modo il ruolo saudita nella guerra in Yemen è una grave fonte di instabilità che, oltre ad una crisi umanitari senza precedenti nella regione, sta contribuendo a creare un ambiente in cui risentimento, fanatismo religioso e mancanza di autorità possono creare un pericolosissimo mix esplosivo. Continuare a chiudere un occhio sui comportamenti di Riad rischia di farci trovare tra qualche anno di fronte ad un Medio Oriente ben più instabile e pericoloso dell’attuale. Inoltre, la posizione di Bin Salman ora è più debole che mai.

Vignetta di Chappatte per DER SPIEGEL sulla vicenda.

Se la guerra in Yemen sta dimostrando le grandi difficoltà ed inefficienze operative dell’esercito saudita (del resto la Casa al-Saud ha sempre preferito un comparto militare ridotto ed a prova di golpe piuttosto che una grande armata in grado di rappresentare un potenziale pericolo per il regime), il caso Khashoggi ha mostrato la pochezza dell’intelligence di Riad. Questo, unito allo scandalo suscitato dall'omicidio, ha reso assai precaria la posizione dell’erede al trono, mostrandone una natura impulsiva e ben poco attenta nel determinare le minacce. Considerando che i tre pilastri su cui si reggeva il potere di MbS erano il successo militare in Yemen (ad oggi assente), le credenziali riformiste (distrutte dall'omicidio di Khashoggi) ed i progetti economici di Vision 2030 si comprende bene come il ritiro dalla conferenza di Riad, la “Davos del deserto”, di diversi importanti relatori stia mandando un campanello d’allarme. Passi il congelamento tedesco della vendita di armi, ma un reale restringimento degli investimenti nel Regno assesterebbe un duro colpo all'unico pilastro rimasto intatto. Bin Salman si trova già tra due fuochi: da un lato la componente più conservatrice della dinastia che non ha apprezzato le riforme (una sorta di contentino alle generazioni più giovani che non hanno lavoro per evitare richieste di condivisione del potere) e dall'altro proprio la parte della società saudita più aperta che non ha mai ritenuto soddisfacenti le timide aperture del regime. Se dovesse entrare in difficoltà anche l’economia saudita a causa del suo comportamento si moltiplicherebbero le voci che chiedono un suo ridimensionamento e potrebbero esserci ulteriori sviluppi all'interno della dinastia. Sarebbe assurdo pensare che si rinunci a contratti miliardari per l’uccisione, per quanto esecrabile, di una sola persona, ma certo è che sul piano del marketing per l’Arabia Saudita l’affaire Khashoggi è stato un clamoroso autogoal.