Macron, libertà, protezione: attenzione

Lorenzo Tronfi
Mar 13, 2019 · 4 min read
E nemmeno io, però… (meme sulla pagina del Comitato Ventotene)

Ho letto con interesse sia la lettera di Macron sia l’articolo di Laura che ne parla. Considero importante che un leader europeo parli a tutti i popoli dell’Unione, un passo verso una politica veramente europea anziché una politica nazionale su scala europea.

Macron, nel suo appello, parla di difendere la nostra libertà, proteggere il continente, ritrovare lo spirito di progresso usando toni e parole che toccano la mia sensibilità in positivo. Ho personalmente apprezzato moltissimo alcune proposte: una Conferenza per l’Europa partecipata, una maggiore cooperazione su temi importanti, un richiamo all’azione e al destino comune dei popoli europei. Mi permetto però di avanzare delle critiche su alcuni dei punti sollevati, in attesa di avere più dettagli. Magari sbaglio a dubitarne, magari non ho capito niente, staremo a vedere nelle prossime settimane.

Parto dal primo punto, la difesa della nostra libertà: il presidente francese propone un’agenzia per difendere la democrazia e il processo elettorale da cyberattacchi, di vietare sovvenzioni straniere ai partiti europei. E questo va benissimo, difendersi non solo è lecito ma è doveroso. Poi va un passo oltre e, cito, “Dovremo bandire da Internet, con regole europee, tutti i discorsi di odio e di violenza, in quanto il rispetto dell’individuo è il fondamento della nostra civiltà di dignità.”. Ovviamente sono d’accordo sul fatto che l’odio sia una roba da stronzi (cit.), ci mancherebbe. La proposta però è abbastanza generica da farmi agitare: cosa si intende per discorsi di odio? Perché va benissimo bandire l’incitazione alla violenza, ma dovremmo anche essere molto chiari nel definire “il discorso d’odio”. Non mi piace la censura e nemmeno penso sia uno strumento utile per affrontare il problema. Chi dovrebbe occuparsene? Con quali limiti? Come minimo servono più dettagli, ma non è un buon inizio.

Quando parla di proteggere il continente, Macron tocca argomenti fondamentali come una maggiore cooperazione nel settore della difesa, una riforma della politica di asilo, polizia di frontiera unica, tutte cose per cui applaudo sinceramente. Poi passa alla parte economica e mi prende lo sconforto. Perché mai dovremmo avere una preferenza europea per tutto quello che non mette a rischio la sicurezza nazionale? Perché lo fanno USA e Cina? Che discorso è? Ci teniamo davvero a far spendere soldi più soldi ai contribuenti? A limitare la concorrenza? Capisco che ci sia una certa voglia di creare grossi gruppi europei, ma non è proteggendo l’inefficienza che si dovrebbe voler raggiungere quell’obiettivo, e neppure ignorando la protezione dei consumatori. La Commissaria alla concorrenza Margarethe Vestager (che si è opposta recentemente a una fusione tra Alstom e Siemens) e il Presidente francese probabilmente sono su sponde opposte, pur essendo entrambi nella stessa famiglia europea. Da una parte si punta alla creazione di gruppi in grado di competere nei grandi mercati cinesi ed americani, dall’altra a garantire la concorrenza e la scelta per i consumatori. Riformare la politica commerciale in un senso più protezionista a livello continentale è sbagliato come a livello nazionale, e per evitare quello che tanto teme il presidente francese (nessuna regola) si fanno appunto i trattati con le altre realtà (come successo con il Canada, il Giappone, etc).

Se possibile peggiora ulteriormente nel paragrafo dedicato a ritrovare lo spirito del progresso. Un salario minimo europeo? Pensiamo seriamente di poterne mettere uno uguale a livello continentale? Perché questo è quel che sembra di capire; il problema è che se fosse calcolato per fare effetto nei paesi che hanno redditi mediamente più elevati degli altri questo sarebbe decisamente eccessivo per quelli che hanno salari mediamente più bassi, se fosse calcolato invece sulla base di questi ultimi non avrebbe praticamente nessuna utilità nei primi; la proposta migliorerebbe se fosse calcolato localmente, ma non abbiamo dettagli e c’è un intenso dibattito sugli effetti (principalmente sull’occupazione, ma anche altri) e scarso consenso tra gli economisti. Se si vuole intervenire istituendo un welfare europeo una proposta che rischia di ampliare la differenza tra gli stati membri se non tutti riuscissero ad adeguarsi al minimo forse non è l’idea più saggia. Se si vuole dotare l’UE di uno strumento che possa essere in grado di attenuare gli shock ciclici dell’economia, perché non puntare a un sussidio di disoccupazione europeo (qui un esempio abbastanza strutturato, ma si può sempre migliorare). Sarebbe un buon modo per proteggere i lavoratori che in tempi di crisi perdono il posto e unire di più i paesi membri. Oppure studiare come adattare e/o migliorare l’EITC che è usato in USA o il WTC in UK.

Funziona anche con Europa al posto di Italia (meme sulla pagina del Comitato Ventotene)

Nel programma che, immagino, seguirà alla lettera spero troveranno posto alcune iniziative necessarie oltre a quelle già citate: unione bancaria, un vero mercato unico delle telecomunicazioni e del lavoro, il perfezionamento del mercato comune, nuove trattative commerciali con il resto del mondo (specialmente paesi africani e sudamericani) e un quadro comune per la tassazione (lasciando però concorrenza fiscale fra stati).

Su una cosa ha ragione completamente: è un momento decisivo, facciamola un’Europa davvero libera e davvero unita.

Europa, Hashish, Laissez-Faire

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Lorenzo Tronfi

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32 anni, sposato, lavoro saltuariamente, penso costantemente.

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