Primavera di Praga: Un ricordo

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto di 49 anni fa aveva termine l’esperienza della Primavera di Praga. Iniziata nel gennaio 1968 e guidata da Alexander Dubcek, fu il tentativo di introdurre aspetti di democrazia e di libertà personale all’interno del regime comunista: la censura sulla stampa venne quasi interamente rimossa, fu resa possibile la critica alle decisioni dei vertici politici e si proposero forme di economia mista che superassero il modello sovietico pianificato in favore di una minima libertà d’impresa.
Tutte misure che puntavano a creare, con un’espressione che sarebbe rimasta famosa, “un socialismo dal volto umano”.
All’URSS di Brezhnev non importava nulla di tutto questo e nella notte tra il 20 ed il 21 agosto gli uomini del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia. Non ci fu il bagno di sangue del ’56 in Ungheria, ma quella mattina Praga si risvegliò militarmente occupata. Le riforme vennero abrogate e le libertà individuali soppresse, molti cecoslovacchi emigrarono, spesso come rifugiati politici, in Europa Occidentale. Quelli che restarono però non si arresero e le proteste furono all’ordine del giorno.
La più celebre è probabilmente quella di Jan Palach, studente di storia e politica economica presso l’antica e prestigiosa Università Carolina, che si diede fuoco in Piazza Venceslao il 16 gennaio 1969.
Per la fine della presenza sovietica in Repubblica Ceca e della dottrina Brezhnev bisognerà attendere l’arrivo al Cremlino di Michail Gorbachev.
Chi passa da Praga porti dei fiori sul luogo in cui Jan Palach, martire europeo, si immolò in nome della libertà che al suo popolo veniva negata.

