Oltre i timori: innovare i Comuni nel 2016

Quando abbiamo deciso di scrivere la rubrica “I 5 miti da sfatare per i Comuni che vogliono innovare” lo abbiamo fatto perché siamo convinti che, per quanto riguarda l’innovazione, i Comuni potrebbero fare molto di più.

La nostra esperienza a contatto con la Pubblica Amministrazione è cominciata nel 2011 e oggi, a cinque anni di distanza, gli argomenti di cui sentiamo parlare e le obiezioni che sentiamo fare sono ancora le stesse.

Ma una differenza c’è: il digitale ha cinque anni di esperienza in più, e tanti casi di successo (e insuccesso) a cui possiamo attingere per muoverci con più agilità e sicurezza nel portare l’innovazione nella Pubblica Amministrazione. Qualcosa lo si è imparato, in questi anni.

Ecco quindi il nostro tentativo di far comprendere a chi ancora guarda all’innovazione, alla partecipazione e alla trasparenza con diffidenza che i tempi sono maturi, e non perché “la gente usa Facebook” ma perché tanti Comuni, simili a loro, in questi anni hanno portato avanti con successo progetti digitali, anche ambiziosi.

Lo abbiamo fatto selezionando i timori in cui ci imbattiamo più di frequente e, uno dopo l’altro, abbiamo dato loro risposta.

Il fatto che, nella maggior parte dei casi, i timori siano più ipotetici che reali, non deve ingannare: sono proprio gli ostacoli inesistenti, i più difficili da aggirare. Quando un problema è chiaro, definito, netto, trovare una soluzione è più semplice. Quando invece l’ostacolo è presunto, immaginato o temuto, tracciare un percorso di innovazione che lo superi è infinitamente più complesso. Con il nostro piccolo contribuito speriamo di aver risolto qualche dubbio e di aver permesso di far emergere timori latenti. Far uscire allo scoperto gli ostacoli, vederli, è il primo passo per potervi andare oltre.

I 5 articoli sui miti da sfatare

Nel primo post abbiamo spiegato l’importanza di valutare un investimento prevedendo tanto i costi quanto i benefici e i risparmi che porterà. Un progetto non si esaurisce nel momento del suo acquisto, e saperne valutarne l’impatto nel tempo è una competenza fondamentale per poter prendere buone decisioni.

Il secondo post parlava invece del come portare avanti percorsi di innovazione. Non è un caso se il cambiamento è solitamente mal visto nelle Pubbliche Amministrazioni: progetti e decisioni calate dall’alto sviluppano un’allergia al nuovo nelle organizzazioni, e non senza ragioni. Fare innovazione significa anche immaginarsi una nuova modalità di progettazione, condivisa e mirata al miglioramento della qualità del lavoro delle persone coinvolte.

Il terzo post era invece una risposta, corredata da numeri, esempi e testimonianze, a chi dice che cambiare è troppo rischioso. A volte parole e suggestioni non bastano, e in quei casi è sempre bene avere il supporto di casi concreti e analisi. Argomentazioni solide.

Il quarto post era invece focalizzato sulla tendenza delle organizzazioni di considerarsi uniche. È normale e fisiologico, ed è uno dei motivi per cui a volte è meglio affidarsi a consulenti esterni: avendo visto tante realtà, hanno sviluppato la capacità di riconoscere situazioni e pattern. E, una volta che si è “catalogata” una situazione, la si può affrontare sfruttando l’esperienza maturata in situazioni simili. Reinventare da soli la ruota, oltre ad essere costoso, è anche sbagliato.

Infine nel quinto post abbiamo celebrato l’importanza di far un piccolo passo alla volta, senza strappi, ma di non rimanere mai fermi. Cambiare, evolvere e migliorare, non stravolgere, è quello di cui hanno bisogno i Comuni per percorrere con successo il percorso dell’innovazione.

E ora?

Dopo aver parlato di timori, elencando e spiegando uno dopo l’altro i cinque miti da sfatare per portare l’innovazione nei Comuni italiani, siamo convinti che sia giusto concentrarsi sull’altro lato della medaglia: le buone abitudini.

La prossima rubrica sarà quindi dedicata all’analisi di quelle che sono le competenze, le buone pratiche e gli atteggiamenti che possono facilitare, alimentare e promuovere l’innovazione nella Pubblica Amministrazione.


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