A chi servono le Fonti Storiche Online?

4 categorie di utenti, tra cui i musei

Dal 29 agosto 2017 è possibile riprodurre liberamente le fonti storiche conservate in archivi e biblioteche.

È bene precisare che nel lessico giuridico “libere” non significa solo e semplicemente “gratuite”, ma anche esenti da qualsiasi richiesta scritta di autorizzazione e senza limitazioni in ordine al numero di scatti consentiti.

Questo apre un grande scenario in termini di divulgazione e condivisione digitale delle fonti storiche.

Mi aspetto che nei prossimi mesi vengano creati interi archivi digitali con collezioni rilasciate in Creative Commons.

Mi aspetto che anche i musei, soprattutto quelli che a parole si sono sempre detti favorevoli alla fruizione libera delle immagini, entrino nel circolo della condivisione libera.

Ma questi archivi storici digitali a cosa servono? Chi può trarre beneficio dalla loro presenza online?

Ecco un brevissimo elenco che può aiutarti a capire meglio a chi servono le Fonti Storiche Online e perché:

1. Studenti e docenti

Servono a chi studia e a chi insegna.

Leggendo l’articolo di Francesco Leonetti ho capito che nelle scuole il digitale non riesce a ritagliarsi uno spazio.

Potrebbe essere utile insegnare agli studenti che anche online si possono trovare fonti storiche autorevoli. Il secondo passo però deve essere quello di insegnare agli studenti come cercare e usare queste fonti nel modo giusto.

Gli archivi storici digitali, che per intenderci sono delle forme autorevoli di Wikipedia, possono diventare strumenti cardine nella formazione degli studenti.

Molti archivi sono di facilissima consultazione e per usarli nel modo corretto basta una connessione e un minimo di pratica. Il problema vero può essere come trovarli nel minor tempo possibile, perché alcuni sono effettivamente ben nascosti.

Lo scopo che mi sono posto con Fonti Storiche Online è proprio quello di far risparmiare tempo a coloro che non sanno dove cercare informazioni storiche autorevoli e affidabili.

Anziché vagare a vuoto, ti fornisco una mappa che puoi consultare in ogni momento per semplificare la ricerca e la consultazione.

Molti studenti tuttavia non sono ancora consapevoli delle sconfinate opportunità del Web, perché continua a essergli propinata la vecchia storia che online si trovano solo informazioni scadenti.

Molti docenti, parlo per esperienza personale, non riescono ad andare oltre l’abbinata “internet=scarso valore”.

Prima gli studenti prenderanno coscienza che sul web possono trovare materiale utile per arricchire il proprio bagaglio culturale; prima gli studenti scopriranno l’esistenza degli archivi digitali; prima gli servirà una mano per trovarli nel minor tempo possibile.

E Fonti Storiche Online sarà lì ad aspettarli.

2. Chi si occupa di comunicazione online

In questi anni sono nate tantissime nuove professioni digitali.

Parlo dei digital editor, digital communication strategist, social media manager e tanti altri.

Altre professioni già esistenti come il copywriter si sono evolute e sono diventate indispensabili per chiunque abbia una presenza e un’immagine online.

Chi come me comunica online per progetti culturali è alla costante ricerca di immagini da poter riutilizzare.

Avere a disposizione piattaforme con immagini di opere d’arte rilasciate con licenze Creative Commons aiuta tantissimo il nostro lavoro.

Naturalmente dall’altra parte ci deve essere massimo rispetto delle licenze e dei termini d’uso.

Foto di Andrei Teodorovici/Local Guide Google

3. Viaggiatori virtuali

Coloro che hanno un desiderio matto di viaggiare, ma che al momento sono impossibilitati a farlo. Oppure coloro che hanno necessità di reperire una fonte storica ma non hanno le possibilità per farlo.

Per alcuni può fare una grande differenza poter esplorare la collezione di una biblioteca, di un museo o di un archivio rimanendo a casa propria.

Qualche giorno fa grazie a Martino Pietropoli ho scoperto l’account Instagram di Agoraphobic Traveller. Una collezione di foto bellissime che, se Google quella volta non avesse deciso di creare Street View, non avrebbero mai visto la luce.

Spesso ci dimentichiamo che non tutti possono permettersi un viaggio a chilometri di distanza. Molte persone non possono per problemi economici, altre per problemi fisici.

Tutti noi però abbiamo diritto alla fruizione libera del patrimonio culturale; tutti noi abbiamo diritto ad ammirare almeno una volta nella vita i capolavori d’arte che il tempo ci ha donato.

Certo esistono i libri, ma negli archivi digitali, provare per credere, le immagini possono essere esplorate e osservate con maggiore profondità.

Grazie a tecniche di AR e VR molti archivi digitali sono diventati luoghi virtuali dove l’esperienza del visitatore e la percezione che ha delle immagini è quasi migliore della visita reale.

E sono certo che nei prossimi anni verrà dato al viaggiatore sempre maggiore margine di personalizzazione.

4. Musei

Anche i musei possono giovare della creazione e pubblicazione degli archivi storici digitali.

All’inizio dovranno investire risorse economiche e umane, ma alla fine avranno un immenso ritorno, se sapranno come gestire il tutto.

Molti musei italiani, che si lamentano dello scarso numero di visite, ancora non hanno capito che il visitatore deve avere una ragione valida per decidere di entrare in auto, viaggiare fino al parcheggio del museo, scendere dall’auto, camminare fino all’ingresso, superare la soglia, acquistare il biglietto (se necessario) e visitare il museo.

Le ragioni che possono trasformare un potenziale visitatore in un visitatore effettivo sono diverse, ma tutte hanno in comune un aspetto cruciale: trovano il loro fondamento online prima della visita.

Come molti consumatori impiegano del tempo prima di decidere di acquistare un prodotto, anche i visitatori hanno bisogno di tempo per rendersi conto che visitare quel preciso museo potrà migliorare la loro vita.

Costruire un archivio digitale e metterlo online può essere un punto di forza nella strategia di comunicazione digitale dei musei, i quali presentano troppo spesso un modello di comunicazione che punta tutto sugli aspetti puramente emozionali, dimenticandosi di quelli formativi.

Dopo aver pubblicato questo articolo ho ricevuto l’email di una responsabile del Museo archeologico di Venezia, che mi ha spiegato le grandi mancanze del museo, sia in termini economici sia in termini di personale.

Servono a poco le giustificazioni, soprattutto se stiamo parlando di uno dei musei più visitati d’Italia che impone un biglietto di 20 euro. Mi aspetto maggiore professionalità sia all’interno del museo sia nella comunicazione online.

Vedo che gli account dei musei sono sempre attivi e pronti a dare il buongiorno e il buonasera ai propri follower.

Benissimo, è giunto il momento di fare un passo avanti e iniziare a incanalare quella stessa comunicazione in un processo più istruttivo, più formativo, più utile alla vita dei visitatori, o potenziali tali.

Se domani la maggioranza dei musei italiani sparisse dal web, non se ne accorgerebbe nessuno. Esclusi gli addetti ai lavori, il resto del mondo non sa che esistono. O per lo meno non ha scoperto la loro esistenza online.

La creazione di un archivio storico digitale potrebbe essere l’occasione per far diventare il museo il punto di riferimento nella vita delle persone. E potrebbe essere la volta buona che anche i musei inizino a capire come funziona il Web.